Viterbo – (g.f.) – “Assurdo spostare le opere di Sebastiano Del Piombo”. Alfonso Antoniozzi (Viterbo 2020) non ha fatto passare tempo per replicare, bocciandola, alla proposta dell’assessore Marco De Carolis (Turismo e Cultura) di portare i dipinti dal museo civico ai locali sotto i portici di palazzo dei Priori.
Nulla di nuovo sotto il sole del comune, idea della precedente amministrazione, appaltata e affidata. Solo che fino a poco tempo fa, il centrodestra sembrava intenzionato a rivederla. Salvo, probabilmente, rendersi conto che a procedure ormai concluse, tornare indietro era complicato.
Eppure, per Antoniozzi, la retromarcia andava e va ingranata. “La decisione dell’assessore De Carolis di spostare le due opere di Sebastiano del Piombo prelevandole dal museo e depositandole in un nuovo spazio espositivo – spiega il consigliere Viterbo 2020 – è completamente illogica, dunque aderisce come un guanto alla presente gestione culturale della città”.
Non si possono spostare e non perché dove si trovano ora sia il luogo ideale, anzi. “È evidente a chiunque che i locali del museo civico non sono la sistemazione ideale per i due dipinti, sigillati in due teche protettive e illuminati malamente, come è altrettanto evidente che il museo brancola nel buio a livello gestionale, non avendo al momento alcun appeal sul turista, realizzando incassi irrisori rispetto alle spese ed essendo praticamente abbandonato a se stesso, senza programmazione, senza uno straccio di direttore e senza un futuro concreto, se non la remota prospettiva di trasferirlo a palazzo Bugiotti”.
In questa situazione, l’amministrazione Arena sceglie di dargli il colpo di grazia. “L’assessore – prosegue Antoniozzi – invece di mettere organicamente mano al problema, cosa s’inventa? Prende gli unici pezzi famosi, smembra la collezione e li trasferisce sotto la loggia del comune, il che è perfettamente in linea con una gestione della vita culturale incentrata sugli eventi, ma completamente priva di una qualsivoglia visione globale su come far crescere veramente la città”.
Un esempio per meglio chiarire il concetto: “Immaginiamo per assurdo, perché è un’assurdità, che il museo del Louvre, constatata la popolarità della Gioconda, la trasferisse e immaginiamo che flessione avrebbe la decisione sul flusso dei visitatori. Ebbene, a Viterbo l’assurdo diventa reale, e con un museo che certo non è il Louvre, al quale resterebbero almeno, per dirne tre, la Nike di Samotracia, la Venere di Milo e la Vergine delle Rocce di Leonardo”.
Le due opere di Sebastiano Del Piombo non sarebbero le uniche a occupare gli spazi un tempo destinati all’anagrafe. “Dice l’assessore che resta perplesso riguardo allo spostamento dei soli due dipinti, e vorrei vedere, dopo il polverone che si sollevò quando se ne discusse in commissione. Quindi affiancherà alle due opere, altri dipinti del museo, quindi depauperando ulteriormente la collezione di quest’ultimo e smembrando ancora di più una pinacoteca che non è, come alcuni immaginano, una collezione di opere d’arte, ma un corpus unico che narra la storia artistica della città, posto che si sia in grado di capirlo e di saperla raccontare al turista e al cittadino.
Ricordo inoltre che il patrimonio artistico del museo non è proprietà del comune e nemmeno dell’assessore ma della collettività, quindi di tutti i cittadini, e sarebbe dunque imperativo che certe decisioni fossero prese dopo un dialogo approfondito e non scaturissero unicamente da un’intuizione dell’assessorato o dalla mancanza di destinazione finale di un luogo recentemente restaurato”.
Fatte le premesse, Antoniozzi auspica un finale diverso. “Mi auguro che si rifletta molto bene prima di prendere questa nefasta decisione in maniera definitiva – conclude Antoniozzi – magari considerando l’idea d’usare i fondi per l’operazione per dare l’avvio a una sacrosanta e sempre tardiva operazione di recupero e valorizzazione del museo civico, dei suoi spazi e dei percorsi espositivi”.
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