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Viterbo - Aggressione al centro commerciale - Il tunisino arrestato per aver massacrato di botte la moglie lo ha rivelato ai poliziotti - L'identikit fatto dagli inquirenti: marito padrone e rigido musulmano, le violenze andavano avanti da anni - L'uomo era pronto a imbarcarsi coi figli dal porto di Civitavecchia per il Nordafrica

“L’ho sposata solo per la cittadinanza italiana…”

di Raffaele Strocchia
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Polizia

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Viterbo – L’avrebbe picchiata per anni, e ogni scusa sarebbe stata buona per metterle le mani addosso. Schiaffi se tornava a casa con uno stipendio troppo misero, mentre lui trascorreva le giornate senza far nulla. Schiaffi se non accettava rapporti sessuali, a cui spesso sarebbe stata costretta.

Per gli inquirenti il 39enne tunisino arrestato venerdì per aver massacrato e rapinato la moglie sotto gli occhi dei figli e nel centro commerciale Tuscia, sarebbe stato un marito-padrone. Rigido musulmano, per almeno sei anni avrebbe perpetrato violenze fisiche e psicologiche sulla moglie. Botte, ma anche urla e offese. Una sottomissione costante quanto violenta, che ha impedito alla donna di ribellarsi e di chiedere aiuto per troppo tempo.

Con i poliziotti della questura di Viterbo lei si è confidata solo dopo l’arresto del marito, avvenuto al culmine dell’ennesima aggressione. La coppia, insieme ai due figli e a un’amica, stava trascorrendo il pomeriggio del 4 gennaio al centro commerciale Tuscia. Ma un sms, che la donna avrebbe ricevuto da un amico in comune che le chiedeva semplicemente dove si trovassero, ha mandato su tutte le furie il 39enne. Lei, una donna, che si era presa la libertà di rispondere all’amico. Inaccettabile per l’uomo. E giù testate, calci e pugni in faccia. Nei pressi del centro commerciale, ma anche nel parcheggio interrato.

Un pestaggio agghiacciante, durato interminabili minuti e finito con una raffica di cazzotti. La donna non avrebbe reagito nemmeno stavolta. Sarebbe rimasta immobile, e per gli inquirenti è “sintomo del duraturo assoggettamento fisico e psicologico al marito”. Anche chi ha assistito all’aggressione sarebbe rimasto pietrificato, forse perché terrorizzato dalla furia dell’uomo. Solo un 20enne avrebbe provato a salvare la donna, ma il tunisino ne avrebbe avute pure per lui costringendolo a scappare.

Lasciata la moglie a terra, singhiozzante e con il volto sanguinante, l’ha rapinata della borsa, del portafoglio, del cellulare e degli occhiali da vista. Ha caricato in auto i figli, che hanno assistito alla violenza attoniti e impauriti, ed è scappato. Sarebbe stata l’amica della vittima, anche lei sotto shock, a chiedere aiuto. I sanitari del 118 hanno soccorso la donna e l’hanno trasportata all’ospedale di Belcolle, dove le sono state riscontrate fratture al volto e al naso e numerose contusioni (ne avrà per almeno venticinque giorni), mentre i poliziotti della squadra volante si sono messi sulle tracce del 39enne.

L’uomo è stato fermato nell’alta Tuscia, nel comune in provincia di Viterbo in cui viveva. Era con i figli piccoli, che gli agenti hanno subito assicurato a tutela. Nemmeno con le manette ai polsi avrebbe rinunciato a offendere la moglie, e ai poliziotti avrebbe detto di averla “sposata solo per ottenere la cittadinanza italiana”.

I due si conoscono a fine 2010. Lei, che allora aveva 22 anni, era una giovane viterbese in vacanza in Tunisia. Lui, che in Tunisia era nato, cresciuto e viveva, era uno dei camerieri dell’albergo in cui la ragazza stava trascorrendo la sua villeggiatura. Un colpo di fulmine, e l’inizio di una storia d’amore che assomiglia a quelle raccontate nei film romantici e nei romanzi rosa. I due convolano a nozze, sempre in Nordafrica, e il matrimonio consente all’uomo di ottenere la cittadinanza italiana. Il trasferimento nel Viterbese e la nascita dei due figli: il primo, un maschietto, oggi ha sei anni, il secondo, una femminuccia, di anni ne ha cinque. Ma l’incantesimo sarebbe presto stato rotto da urla, offese e schiaffi. E per la donna la relazione si sarebbe trasformata in un incubo.

Sembrerebbe che da un paio di anni il 39enne stesse chiedendo alla moglie la firma per il rilascio del passaporto per i figli. “Li voglio portare in Tunisia a conoscere i nonni”, le avrebbe ripetuto. Una richiesta assillante ed estenuante, a cui la donna avrebbe ceduto venerdì mattina, poche ore prima dell’aggressione. Per gli inquirenti, “il 39enne aveva ideato un piano: quello di portare i bambini nel suo paese d’origine”. E secondo loro l’avrebbe fatto. L’uomo, stando alle indagini, una volta ottenuti i passaporti si sarebbe imbarcato con i figli dal porto di Civitavecchia per raggiungere il Nordafrica. Ma i poliziotti della squadra volante lo hanno fermato prima, e lo hanno rinchiuso nel carcere di Mammagialla per maltrattamenti contro familiari, lesioni personali aggravate e rapina.

Il 39enne, prima d’ora sconosciuto alle forze dell’ordine, comparirà presto davanti al giudice per le indagini preliminari. Difeso d’ufficio dall’avvocato Guido Conticelli, gli sarebbe già stato revocato il passaporto. Mentre il pubblico ministero Eliana Dolce, titolare del fascicolo d’indagine, sarebbe pronta a chiedere la convalida dell’arresto.

Raffaele Strocchia


Tusciaweb ha deciso di non rendere pubbliche le generalità e il luogo di residenza dell’uomo arrestato, a tutela della moglie e dei figli minorenni. Ulteriori particolari sull’uomo arrestato renderebbero, inevitabilmente, riconoscibili anche la moglie e i figli minorenni, già vittime di fatti assolutamente gravi. 


Articoli: Lei a terra in lacrime col volto sanguinante, i passanti pietrificati e terrorizzati – Pesta e rapina la moglie, poi scappa con i figli


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7 gennaio, 2019

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