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Viterbo - Santa Rosa - Massimo Mecarini, candidato alla presidenza del Sodalizio, illustra il suo progetto per i prossimi tre anni

“Più spazio ai giovani e lavoro di rete per far conoscere a tutti il trasporto”

di Paola Pierdomenico
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Trasporto macchina di Santa Rosa - Il presidente Massimo Mecarini

Trasporto macchina di Santa Rosa – Il presidente Massimo Mecarini

Viterbo – “Più spazio ai giovani e lavoro di rete per aprirci e far conoscere a tutti il trasporto della macchina di Santa Rosa”. Al Sodalizio dei facchini di Santa Rosa Massimo Mecarini dice di aver dedicato tutto. Anima e cuore. Da 12 anni presidente si ripresenta insieme al capofacchino Sandro Rossi con cui dice di costituire un “binomio inscindibile”. A sfidarli nei rispettivi ruoli, Paolo Moneti e Romolo Tredici.

Mecarini è pronto a portare avanti il lavoro svolto finora e a dare spazio ai giovani per una nuova classe dirigente che tra tre anni continui a portare in alto quella che per tutti è un’istituzione.

Dopo 4 mandati si ripresenta, cosa l’ha spinta a farlo?
“La mia candidatura – dice Mecarini – è tutta mirata a proseguire il lavoro fatto in questi anni con un Sodalizio sempre più lanciato verso sfide, non solo territoriali ma anche di carattere nazionale e internazionale per far conoscere a molti la macchina di Santa Rosa e il suo trasporto, visto che è patrimonio immateriale dell’Umanità”.

Proprio durante la sua presidenza, nel 2013, è arrivato l’importante riconoscimento Unesco col trasporto che ha superato i confini locali e nazionali. Solo qualche giorno fa, poi, nel tempio romano d’arte contemporanea all’Eur, sono stati presentati due film tra cui “Un patrimonio sulle spalle” prodotto dall’Istituto centrale per la demoetnoantropologia in collaborazione con la Rete delle grandi macchine a spalla italiane patrimonio Unesco.
“Un obiettivo importante quello del riconoscimento Unesco, frutto di un percorso iniziato nel 2008 per poi arrivare al 2010 con la presentazione del progetto e infine il raggiungimento del traguardo nel 2013. Un lavoro di gruppo che mi ha visto impegnato in prima persona perché tutto questo avvenisse. Le comunità firmatarie – quindi il Sodalizio -, che sono al centro del progetto, col supporto dalle istituzioni, si fanno promotrici e divulgatrici delle realtà festive e hanno l’onere e l’onore di condividere con il mondo intero la tradizione che Unesco ha riconosciuto patrimonio immateriale dell’umanità. Risultati molto significativi, di cui come Facchini non possiamo che essere soddisfatti, consapevoli di aver contribuito ad assicurare alla nostra festa la dimensione sociale, storico-scientifica e di comunità che meritava, in Italia e all’estero”.

C’è chi dice che nel Sodalizio c’è un clima teso, è così?
“Ci sono alcune tensioni, ma è del tutto fisiologico in una associazione grande sia numericamente che per l’importanza che ha. Credo però che, con le elezioni, comunque vadano, si risolverà tutto e tornerà un clima di serenità. E’ l’auspicio che abbiamo tutti”.

Con il capofacchino Rossi siete ormai una coppia collaudata.
“Con Sandro, siamo un binomio inscindibile. E’ veramente un grande uomo, un grande capofacchino, un condottiero e un leader. E’ molto scrupoloso nel trasporto e non trascura i particolari… Non si può fare a meno di lui in questo momento”.

Cosa vuole fare nei prossimi tre anni?
“Proseguire il lavoro fatto finora e dare molto spazio ai giovani che se lo meritano, sia sotto la macchina sia come lavoro da fare nel Sodalizio che da tutti è percepito come un’istituzione e da tutti viene trattata così. Con loro deve crescere e dunque cercheremo di costruire una nuova governance e poi farci da parte, perché a un certo punto bisogna farlo”.

Il Sodalizio è cresciuto moltissimo…
“E’ evidente… Non certo solo per merito mio, ma perché c’è stato un lavoro di gruppo molto forte e l’impegno di ognuno. C’ho messo veramente l’anima e il corpo. Tutto. Ho sottratto tempo a me stesso e alla famiglia, dedicandomi con tutto il cuore al Sodalizio per raggiungere i risultati che sono sotto gli occhi di tutti”.

Anche le cene in piazza sono diventate un appuntamento ormai imperdibile per i viterbesi.
“Sono un evento irrinunciabile e atteso per tutto l’anno. La gente viene tranquilla ed è contenta di partecipare visto che rappresentano l’apertura dei festeggiamenti per santa Rosa. Un momento di convivialità per stare insieme e fare solidarietà, oltre che di autofinaziamento per il Sodalizio. Una delle tante cose fatte, ma ce ne sono altre come la partecipazione a eventi di beneficenza e l’apertura ad altre realtà territoriali. Non bisogna chiuderci, ma aprirci sempre di più perché lavorare in rete è il modo ideale per raggiungere i risultati”.

I prossimi anni su cosa vorrebbe concentrarsi?
“Vorrei portare avanti progetti non solo nell’ambito del Sodalizio, ma anche per i piani di comunicazione della rete della macchine a spalla che è stata costituita. Allargarsi, dare spazio a tutti e conquistare insieme nuovi obiettivi, senza trascurare mai la tradizione e l’aspetto religioso o Santa Rosa che è sempre in cima ai nostri pensieri visto che – conclude Mecarini – senza di lei non ci sarebbe stato tutto questo”.

Paola Pierdomenico


 – Mecarini e Rossi vs Moneti e Tredici


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23 gennaio, 2019

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