Viterbo – (ma.ma.) – ‘L’Italia che resiste’ arriva anche a Viterbo. Ieri pomeriggio Arci, Rifondazione comunista, Usb, L’altro circolo e Lavoro e beni comuni hanno portato in piazza del Comune la loro testimonianza in risposta alla mobilitazione nazionale, lanciata soltanto qualche giorno fa, da alcuni volontari torinesi. Accogliendo la proposta si sono riuniti vicino al proprio municipio per protestare contro il decreto sicurezza e in generale per contrastare le politiche di razzismo e xenofobia.
Una piazza quella del Comune dove, nonostante il maltempo e la pioggia battente, si sono riunite almeno una cinquantina di persone con l’idea di dare voce a quanti non si sentono rappresentati dalle politiche di questo governo nei confronti dei migranti.
“Il governo con il decreto sicurezza non dà la possibilità alle amministrazioni comunali di operare nell’accoglienza. Quello che sta succedendo è che lo stato italiano sta praticamente chiudendo ogni possibilità di accoglienza attraverso la chiusura dei porti e quindi praticamente privilegia l’abbandono, contro ogni principio di salvaguardia, delle vite umane – affermano Arci Viterbo e Rifondazione comunista -. Questo governo ha creato una campagna basata sulla paura e noi vogliamo dire la nostra partendo dal fatto che le leggi non si fanno sulla scia delle paure o su una base di campagne dell’odio. Le leggi andrebbero fatte sulla base di una serie di valori che sono anche quella di solidarietà e di comunanza tra i popoli”.
Tra i manifestanti c’è chi tiene in mano un cartello “Viterbo t’hanno fregato, la colpa è della mafia e non dell’immigrato”. E ancora chi ne mostra un altro con scritto che “migrare, accogliere, povertà, solidarietà, dissenso non sono reati”.
A prendere il megafono poi Peppe Sini del centro di Ricerca per la pace. Il suo è un appello non solo a riflettere, ma a mobilitarsi per protestare contro il decreto sicurezza e i suoi effetti. “Il decreto sicurezza è un mostro giuridico che introduce l’apartheid nel nostro paese negando l’uguaglianza dei diritti delle persone che si trovano in Italia – afferma –. E’ un negare il diritto fondamentale ad avere un luogo in cui risiedere. Negare quel diritto significa negare a cascata tutto il resto: il diritto alla salute, alla cultura, all’assitenza. In questo modo il governo sta violando la stessa costituzione della repubblica italiana sulla quale ogni ministro deve giurare fedeltà all’atto di assumere il proprio incarico. E’ un attacco alla democrazia di questo paese”.
A margine dell’evento Peppe Sini chiarisce il perché di questa iniziativa e la sua importanza. “Questo evento credo che sia molto utile a Viterbo come altrove perché intendiamo riaffermare una basilare verità, ossia che ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità e alla solidarietà. Affinché questo diritto alla vita e alla soldarietà si realizzi, occorre che gli altri esseri umani esercitino un dovere di salvare le vite, soccorrere, accogliere e assistere le persone che hanno bisogno di aiuto – ha affermato -. Viterbo ha una popolazione generosa, come del resto l’Italia, è paradossale che in un paese di così antica cultura oggi ci sia un governo di così folle barbarie da perseverare nell’omissione di soccorso di persone in pericolo di morte. E nel sabotare i volontari che salvano vite nel mediterraneo. Siamo qui per riaffermare l’umanità, nostra e di tutti”.
Nel corso della manifestazione è stata letta anche la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Sono 280 le piazze italiane che si sono mobilitate a sostegno dell’ ‘L’Italia che resiste’. All’incirca 300 comuni da nord a sud dell’Italia sono scesi in piazza. Addirittura l’iniziativa è stata accolta anche a Londra e Bruxelles. Anche Viterbo non è voluta essere da meno. In strada per affermare la propria testimonianza.
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