Viterbo – “Questo decreto crea una vera apartheid perché tu non riconosci determinate persone. E’ il non riconoscere l’altro e il non accogliere l’altro che diventa qualcosa di grave”. Padre Alex Zanotelli, missionario comboniano e attivista, parla del decreto sicurezza, di immigrazione e di accoglienza.
Dal 1965 al 1978 vive in Sudan, nel 1988 è in Kenya e dal 1990 al 2002 vive a Korogocho, baraccopoli di Nairobi. Dall’aprile del 2002 risiede stabilmente a Napoli, nel rione Sanità. Zanotelli sarà oggi, venerdì 1 marzo, dalle 17,30 al teatro San Leonardo Murialdo per parlare di sicurezza.
Il decreto sicurezza è una legge che può essere efficace per contenere il fenomeno migratorio?
“Per me il decreto sicurezza non solo non è efficace, ma aggraverà anche la situazione. Almeno 100mila persone vivranno come clandestini in questo paese. Questo può fare comodo al caporalato sia per i lavori al nord nell’edilizia che per quelli al sud nell’agricoltura. Inoltre fa il gioco delle mafie perché queste persone verranno utilizzate per portare a compimento molti dei lavori sporchi. Un po’ tutto questo decreto aggrava la situazione dei deboli della nostra società. Quelli che sono considerati gli elementi deboli della nostra società, dai rom ai senza fissa dimora.
È un decreto che inoltre definirei anche poliziesco perché dà alla polizia sempre più forza. Per esempio sul fatto che la legge toglie la possibilità del blocco delle strade, così i cittadini non possono esprimersi perché rischiano di essere incriminati. Questo decreto crea inoltre due categorie di cittadini: crea una vera apartheid perché tu non riconosci determinate persone. E’ il non riconoscere l’altro e il non accogliere l’altro che diventa qualcosa di grave. Noi dobbiamo tenere a mente che anche la nostra costituzione parla di asilo politico e insiste due volte su questo tema proprio perché è stata scritta da esuli politici scappati sotto il fascismo e poi rientrati. La nostra costituzione parla anche di solidarietà, di condividere tra tutti i beni che ci sono. Non è concepibile un passo indietro come stiamo facendo in questo momento.
Per lei quindi questo decreto è incostituzionale?
“Certamente e mi auguro che la corte lo dichiari non costituzionale e che si torni in parlamento per una legge che legiferi sul fenomeno dell’immigrazione, ma che lo faccia con un dibattito. Bisogna discutere per cercare di capire quale sia la strada migliore da prendere. Questa legge invece è stata approvata senza un dibattito parlamentare. Inoltre il fatto stesso che sia un decreto vuol dire che è stato fatto perché c’è un’emergenza, ma io credo che le emergenze per noi in questo tempo siano altre. Far passare i migranti come un problema di emergenza nazionale non rispecchia la realtà”.
Quali sono le vere emergenze?
“La prima grandissima emergenza è quella ecologica. Gli scienziati dell’Onu ci dicono che abbiamo un massimo di 12 anni per salvarci e salvare il pianeta. Rischiamo tantissimo in questo momento. La paura degli scienziati è che si inneschino dei meccanismi da cui è impossibile tornare indietro. Passeremo da una tempesta all’altra, per non parlare poi degli innalzamenti climatici. Rischiamo metri e metri di innalzamento dei mari a livello globale. Passeremo da un disastro all’altro. Questa è la vera emergenza e non i migranti. I migranti sono una conseguenza di questi disastri. Fra l’altro l’Onu si aspetta entro il 2050 circa 250 milioni di rifugiati climatici. I migranti sono una conseguenza di un cattivo ordine del mondo. Per questo ci ritroveremo a Roma in piazza il prossimo 23 marzo. Dobbiamo renderci conto che è necessario difendere il pianeta da un punto di vista climatico”.
C’è però effettivamente un fenomeno dell’immigrazione da affrontare?
“Innanzitutto bisogna dire che ci sono dei problemi grossi in Europa perché l’Europa non ha fatto il suo dovere. L’Europa ha fatto il trattato con Erdogan bloccando la rotta balcanica e pagando 6 miliardi di euro a un dittatore. L’Europa ha responsabilità enormi in questo e poi ha spinto l’Italia, prima con Minniti e poi con Salvini, a fare un accordo criminale con la Libia. Abbiamo lasciato in mano ai libici 700mila migranti che sono torturati e violentati. Questo sarà uno dei crimini per cui anche noi verremo giudicati nella storia. Quello che noi oggi diciamo dei nazisti, un giorno i nostri nipoti lo diranno di noi.
La differenza che vedo è però che al tempo dei nazisti forse tanta gente non sapeva molte cose, mentre oggi sappiamo tutto. Qui la domanda allora è ‘che cosa si può fare per i migranti?’. Io direi che innanzitutto noi italiani dobbiamo iniziare a sentire cosa ci dice la Confindustria: che l’Italia d’ora in avanti ha bisogno di 250mila nuovi operai all’anno e questo anche perché non facciamo più figli. Dobbiamo imparare a gestire in positivo le migrazioni. Non riesco a capire l’ostinazione del vedere nei migranti una minaccia. Il vero problema, secondo la mia analisi, è che la tribù bianca, come la chiamo io, che ha governato il mondo per 500 anni si sente ora minacciata. Dobbiamo imparare a capire che il nostro benessere va condiviso altrimenti non ci sarà futuro per nessuno. Anche perché siamo solo all’inizio delle migrazioni. Aumenteranno anche per i problemi climatici”.
Come è possibile invece sostenere l’integrazione?
“Nel piccolo ci sono tanti esempi belli. Negli Sprar ci sono tante esperienze positive, ma il decreto Salvini per loro è una minaccia. Un ottimo modello di integrazione è quello di Riace, dove si ripopolano i piccoli paesini. È un modo per far rinascere questi paesi. È come se ci trovassimo nello stesso periodo dell’impero romano che veniva invaso dai barbari, come li chiamavano i romani. Questi sono movimenti di popoli in realtà.
L’impero si sentiva minacciato dai barbari e i romani li avevano combattuti, ma poi l’impero romano è crollato. Noi e l’Europa siamo il risultato di una convivenza di quei popoli diversi. Bisogna iniziare a capire davvero che siamo un’unica umanità e dobbiamo trovare una maniera di venirci incontro e trovare il modo di condividere la ricchezza. La ricchezza che mai come oggi è mal distribuita. Poi dobbiamo chiederci: ‘Perché i politici hanno oggi così tanta paura di fare qualcosa?’ ‘Perché non riescono a risolvere il problema sostanziale della spartizione dei beni?’ Io credo che la risposta sia: ‘Perché il potere non lo hanno loro. Dietro ci sono le banche e allora loro puntano il dito sulla parte debole, ossia i migranti’. Il problema invece è un altro e loro così sviano solo l’attenzione.”
Maurizia Marcoaldi
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