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Tribunale - Fabrica di Roma - A processo per stalking e lesioni un settantenne - Imputato anche il figlio - Ascoltato in aula l'uomo preso a bottigliate

Barista perseguitata, l’avventore “faceva il provolone al bancone”

di Maurizia Marcoaldi
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Viterbo - Tribunale

Viterbo – Tribunale

Fabrica di Roma –  L’ex compagno della barista perseguitata da avventore: “Faceva il provolone al bancone”.

E’ ripreso il processo al cliente settantenne di un bar che in più occasioni avrebbe perseguitato una dipendente del locale, cercandola ripetutamente sul luogo del lavoro e facendole anche perdere il posto. 

Vittima non solo la barista, ma anche il suo compagno. Quest’ultimo sarebbe stato picchiato dall’anziano con una bottiglia solo perché aveva preso le difese della donna.

Davanti al giudice Elisabetta Massini è finito anche il figlio del cliente ossessivo per aver minacciato la barista in un’occasione.

Il settantenne è accusato di stalking alla donna e lesioni personali aggravate nei confronti del compagno. Il figlio dell’imputato invece deve rispondere di minacce aggravate nei confronti della barista.

Entrambi, d’origine calabrese anche se residenti a Fabrica di Roma, sono difesi dall’avvocato Mario Borrani. Parti civili la barista e il suo compagno, con il quale ad oggi la relazione sentimentale è terminata. 


– Barista perseguitata da avventore: “Ha picchiato il mio compagno…” – Barista perseguitata da un settantenne che le fa perdere il lavoro… 


In aula ieri è stato ascoltato l’ex compagno della barista che ha ricevuto la bottigliata dall’imputato settantenne. Bottigliata che lo avrebbe fatto finire in ospedale con una prognosi di venti giorni.

L’episodio, per cui l’uomo aggredito ha sporto querela, risale al 15 novembre 2016. “L’imputato dava fastidio alla mia ex compagna. Faceva il provolone davanti al bancone – ha detto l’uomo in aula-. Io gli ho detto di smetterla e lui a un certo punto mi ha aggredito. Mi ha dato una bottigliata e poi non ricordo più nulla. So solo che sono finito in ospedale”.

Da quel giorno, stando al racconto, sarebbe iniziato un periodo da incubo dove per 8 mesi il cliente avrebbe pedinato la barista e il suo compagno. 

“Si nascondeva dietro le piante. Ci pedinava – ha aggiunto la vittima dell’aggressione –. Spesso lo ritrovavamo sotto casa, che accelerava con la macchina per fare rumore e farsi sentire”. Il teste ha anche specificato che spesso l’imputato si sarebbe recato al bar per importunare la donna e che in più occasioni le avrebbe anche dato dei passaggi in macchina alla fine del turno di lavoro.

L’ex compagno della barista avrebbe poi riferito di un secondo episodio, avvenuto il 25 novembre 2016, in cui il figlio del settantenne si sarebbe recato al bar e avrebbe minacciato la donna. Episodio che avrebbe portato il titolare del bar a licenziare la dipendente. 

In aula sono stati ascoltati anche altri due testi, entrambi per riferire in merito all’aggressione con la bottiglia. 

I due testimoni hanno specificato che l’ex compagno della barista era a terra e che aveva delle ferite sanguinanti. 

Al termine delle testimonianze il giudice Elisabetta Massini ha rinviato il processo al 27 maggio. 

Maurizia Marcoaldi

 


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26 marzo, 2019

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