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Viterbo - Mario Adinolfi (Popolo della famiglia) al teatro Murialdo lancia il reddito di maternità: "Anche per limitare il non diritto di uccidere un bambino nel grembo materno"

“Non facciamo più figli e l’Italia affonda”

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Lino Fumagalli e Mario Adinolfi

Lino Fumagalli e Mario Adinolfi

Mario Adinolfi

Mario Adinolfi

Viterbo - Popolo della famiglia - L'incontro al teatro Murialdo

Viterbo – Popolo della famiglia – L’incontro al teatro Murialdo

Viterbo - Popolo della famiglia - L'incontro al teatro Murialdo

Viterbo – Popolo della famiglia – L’incontro al teatro Murialdo

Viterbo - Popolo della famiglia - L'incontro al teatro Murialdo

Viterbo – Popolo della famiglia – L’incontro al teatro Murialdo

Viterbo – (g.f.) – “Non facciamo più figli e l’Italia affonda”. Mario Adinolfi del Popolo della Famiglia individua: “la prima emergenza nazionale” e offre la soluzione, il reddito di maternità.

Mille euro al mese per otto anni alle madri italiane che si occupano in via esclusiva dei loro figli. Totale, 96mila euro.

L’ex parlamentare, a capo del movimento, fa partire da Viterbo il rush finale per la raccolta firme sulla proposta di legge da presentare in parlamento. Arrivati a trentamila, il traguardo è cinquantamila entro il 27 maggio.

Al teatro della parrocchia al Murialdo, con Adinolfi c’è il vescovo Lino Fumagalli. Ha sposato la proposta. “Che non è partitica – osserva Fumagalli – la chiesa è al di sopra delle parti, sostiene le idee buone di ciascuno, ma non si schiera con nessuno”.

Il reddito è realizzabile anche subito. “Basta un decreto legge – spiega Adinolfi – e non costa niente. Con la finanziaria da 30 miliardi hanno dato soldi a tutti, oltre il ragionevole. In fila per il reddito di cittadinanza abbiamo visto ex terroristi, ex camorristi e componenti di clan.

I soldi alla famiglia, invece, sono un investimento. Mille euro per riconoscere alla mamma il suo ruolo”.

Una questione di diritti per Adinolfi. “Quali devono essere i nuovi diritti – si domanda Adinolfi – l’unica legge d’iniziativa popolare all’attenzione del parlamento è quella per il diritto a uccidere le persone, l’eutanasia. Sono questi i nuovi diritti?

Noi diciamo a una donna che lavora guadagnando 700 euro al mese e non può permettersi di fare un figlio, sei libera e tuo figlio è una ricchezza, non un peso”.

In un paese dove l’unico indice in crescita costante è quello della denatalità. “Questo è il primo vero dramma. Se non vediamo le culle piene il paese affonda. Come cattolici, è una grande arma anche contro l’aborto, si salverebbero decine di migliaia di bambini.

Un modo di limitare un diritto che non è un diritto, di uccidere un bambino nel grembo materno. Senza crociate e senza additare nessuno”.

Il primo anno costerebbe un miliardo di euro: “E una volta a regime, tre”. Ad ascoltare sono arrivati cittadini e diversi politici, l’assessora comunale Antonella Sberna e figlia, con la collega Alessia Mancini, il deputato Mauro Rotelli e i consiglieri Patrizia Notaristefano, Matteo Achilli e Gianmaria Santucci.

“La scelta di avere un figlio – osserva il vescovo Fumagalli – è legata a fattori esterni, già ci si sposa tardi per mancanza di lavoro. Oggi a Viterbo, il 60% delle famiglie sono composte da due persone, il 6% da una sola. Siamo una città di anziani. Con tutti i problemi che questo comporta, solitudine, assistenza domiciliare, cure”.

L’invito ai credenti, ai laici è a rialzare la testa. “Siamo insignificanti, pur essendo numericamente consistenti”.


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9 marzo, 2019

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