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Farnese - Le operazioni vedono impegnati, carabinieri, polizia, finanza ed esercito - L'opera da abbattere appartiene all'allevatore Antonio Pira rinviato a giudizio per atti intimidatori contro l’ex sindaco Dario Pomarè - FOTOCRONACA E VIDEO

Al via la demolizione del capannone abusivo a Poggio del Cerro

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Farnese - Al via le operazioni di demolizione del capannone abusivo a Poggio del Cerro - Antonio Pira

Farnese – Al via le operazioni di demolizione del capannone abusivo a Poggio del Cerro – Antonio Pira

Farnese - Al via la demolizione del capannone abusivo a Poggio del Cerro

Farnese – Al via la demolizione del capannone abusivo a Poggio del Cerro

Farnese - Al via la demolizione del capannone abusivo a Poggio del Cerro

Farnese – Al via la demolizione del capannone abusivo a Poggio del Cerro

Farnese - Al via le operazioni di demolizione del capannone abusivo a Poggio del Cerro - Antonio Pira

Farnese – Al via le operazioni di demolizione del capannone abusivo a Poggio del Cerro – Antonio Pira

Farnese - Al via la demolizione del capannone abusivo a Poggio del Cerro

Farnese – Al via la demolizione del capannone abusivo a Poggio del Cerro

Farnese –  Al via davanti a uno schieramenro di forze dell’ordine la demolizione in località Poggio del Cerro, tra i comuni di Latera e Farnese, di in capannone abusivo che si estende su un’area di 400 metri quadri.

L’inizio operazioni di demolizione vera e propria, in esecuzione di ordinanze del 2016 e del 2018 del comune di Farnese, è previsto alle 14 e la fine alle 18,30, per poi riprendere domani con inizio alle 8 e termine alle 15.

Intanto sul posto sono già mezzi dell’esercito, vigili del fuoco e carabinieri.

Vista la delicatezza dell’intervento sul posto sono presenti una trentina di uomini delle forze dell’ordine, vigili del fuoco, polizia locale di Farnese e Croce rossa Italiana.

La zona è sorvolata anche da elicotteri dei carabinieri.

Sovrintendono le operazioni il prefetto, il questore, il comandante dei carabinieri e della guardia di finanza.

L’opera da demolire appartiene all’allevatore sardo Antonio Pira, oggi 76enne, rinviato a giudizio nel 2017 con due figli per atti intimidatori contro l’ex sindaco Dario Pomarè, che si è costituito parte civile

Gli imputati, difesi dagli avvocati Giuseppe Picchiarelli e Angelo Di Silvio, furono  arrestati il 28 luglio 2015 dai carabinieri nell’ambito dell’operazione Terra Madre.

Accusati di atti persecutori, furti aggravati, abigeato, detenzione e porto abusivo di armi clandestine, il precedente mese di febbraio all’ex sindaco Dario Pomarè avrebbero abbattuto 160 olivi e massacrato a bastonate i cani.

Quello di Pomarè, secondo l’accusa, sarebbe stato solo il primo di una lunga lista di nomi, tra amministratori e cittadini, “colpevoli”, per i tre, di aver firmato la riforma, poi approvata, per la regolamentazione dei terreni a uso civico. Un provvedimento che li avrebbe costretti a perdere circa 60 ettari di fondi agricoli a uso pascolo, di cui si erano appropriati nel tempo.

Il primo avvertimento è arrivato il 19 febbraio 2015, quando all’ex sindaco è stato raso al suolo un intero uliveto, 160 piante abbattute e non solo. Gli è stato incendiato un casale agricolo, un trattore e un rimessaggio. Poi sono stati uccisi animali da cortile e due cani da caccia.

Dopo Pomarè, avrebbero potuto esserci altre vittime, ma l’intervento dei carabinieri lo ha impedito. I tre. sempre secondo l’accusa, avrebbero voluto compiere altri atti intimidatori nei confronti del resto dei firmatari della lista, una quarantina di persone in tutto da punire una per una.

Un atto intimidatorio che non ha avuto precedenti in tutta la provincia. Le indagini sono state portate avanti grazie a intercettazioni ambientali che hanno permesso di orientare le indagini verso i tre pastori.

Durante le perquisizioni sono stato trovati scanner, circa 500 cartucce a palla singola, quattro passamontagna, tre cartuccere, diversi pugnali del genere proibito, un puntatore laser notturno.

Al termine dell’inchiesta furono denunciate a piede libero altre tre persone, due per detenzione abusiva di armi e un’altra perché, secondo le investigazioni, avrebbe fiancheggiato i tre componenti in diverse occasioni legate agli atti intimidatori.


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8 aprile, 2019

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