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Viterbo - I comitati danno appuntamento il 21 alle 17 in provincia - Protesta e proposta per superare l'attuale gestione idrica: "Gli strumenti ci sono e vanno applicati"

“No a Talete, sì all’acqua pubblica”

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Bengasi Battisti, Paola Celletti, Carlo Mezzetti e Massimo Erbetti

Bengasi Battisti, Paola Celletti, Carlo Mezzetti e Massimo Erbetti

Bengasi Battisti, Paola Celletti e Carlo Mezzetti

Bengasi Battisti, Paola Celletti e Carlo Mezzetti

Bengasi Battisti, Paola Celletti, Carlo Mezzetti e Massimo Erbetti

Bengasi Battisti, Paola Celletti, Carlo Mezzetti e Massimo Erbetti

Viterbo – (g.f.) – “No a Talete, sì all’acqua pubblica”. Il comitato Non ce la beviamo fa sul serio e insieme ad altre organizzazioni e singoli cittadini, per venerdì 21 ha in programma un’iniziativa per cambiare il corso, se non dell’acqua, della gestione nella Tuscia.

Gli strumenti ci sono. Si parte da una legge regionale approvata ma che galleggia, senza che sia stata attuata. “Dal 2014 – spiega Carlo Mezzetti, avvocato – è in vigore la legge 5, ma non è mai stata attuata. Prevede la non mercificazione delle risorse idriche, il pareggio di bilancio per l’uso animale o agricolo dell’acqua ma non per quello umano”.

L’applicazione, secondo i promotori, taglierebbe già fuori Talete. “Per la gestione – continua Mezzetti – si parla di consorzi e non di società per azioni”. Basterebbe poco. Rendere operativo un provvedimento che il consiglio regionale ha approvato all’unanimità.

“Talete – spiega Paola Celletti del comitato Non ce la beviamo – è una società di diritto privato e non pubblica. Una società sotto il controllo dei partiti che si spartono le poltrone nel consiglio d’amministrazione. Come l’ultima nomina, frutto dell’accordo fra Pd, FdI e FI.

Adesso la Lega chiede d’azzerare il cda, ma solo per rivendicare propri uomini al suo interno”. L’iniziativa di venerdì 21 giugno si muove sotto il cappello del Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Alle 17, nella sala convegni di via Saffi, tutti i dettagli.

“Faremo la nostra proposta – anticipa Celletti – per sottrarre il servizio idrico da logiche privatistiche e partitiche. Un’alternativa esiste e gli strumenti ci sono”. Sarà una proposta in due parti.

“Un atto politico – prosegue Celletti – concreto, da far passare nei consigli comunali per portare a galla le contraddizioni, ma coordineremo pure una mobilitazione che non è escluso potremo portare anche sotto la regione”.

Talete, attuale gestore, attraversa un momento non facile. “La nostra solidarietà ai lavoratori”. Non è con loro che i comitati ce l’hanno.

Lo sbocco per il superamento della società idrica passa per la legge 5. “La sua attuazione – osserva Mezzetti – sarebbe già molto. Venerdì entreremo nel dettaglio”.

L’incontro metterà insieme chi non si riconosce in questa gestione. “Dicendo no al profitto – prosegue Bengasi Battisti – e a una società per azioni, che come ogni società di questi tipo legittimamente persegue l’obiettivo del profitto.

Invece la gestione va effettuata, lo dice la legge, attraverso forme diverse come i consorzi. Ribadendo che l’acqua è un bene primario inalienabile, per supportare i costi c’è l’intervento della fiscalità generale”.

Finora la legge è rimasta lettera morta perché manca la suddivisione in ambiti territoriali. Per Massimo Erbetti (M5s), Talete è partita fin dall’inizio con il piede sbagliato.

“In modo errato – osserva Erbetti – non tenendo conto dei bacini idrografici ottimali. Non c’è una gestione ottimale del servizio, ha 50 milioni di debiti, è gestita dalla politica e i comuni non hanno apportato sufficienti risorse nel capitale. Va superata”.

In sala altri rappresentanti, fra cui Raimondo Chiricozzi del Comitato acqua potabile e Franco Marinelli di Solidarietà cittadina. Altri se ne aggiungeranno venerdì.


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18 giugno, 2019

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