Catania – Ricatto a luci rosse, a 24 ore dalla scarcerazione è stato nuovamente arrestato per estorsione Gianfranco Pappalardo Fiumara.
È il pianista di fama internazionale, ex vicesindaco di Riposto, in Sicilia, che era sovrintendente della stagione lirica dell’Unione e si era anche esibito nel teatro viterbese.
E’ stato nuovamente arrestato a un giorno dalla sua liberazione su ordine del tribunale del riesame di Catania che aveva annullato la prima ordinanza del gip per carenza di motivazione.
Il pianista è stato posto ai domiciliari con l’accusa di estorsione ai danni del parroco della chiesa di San Matteo di Trepunti di Giarre, la stessa per cui il 6 giugno scorso era finito ai domiciliari.
Il sacerdote, nel frattempo, proprio ieri si è dimesso, abbandonando la guida delle parrocchie di San Leonardello e di Trepunti, di cui è stato parroco per dieci anni.
I due si sarebbero conosciuti in chat frequentata soprattutto da gay e, secondo il prelato, che si sarebbe presentato come professore, il pianista, scoperto chi era veramente, lo avrebbe ricattato per non rivelare le sue tendenze sessuali ai vertici della diocesi.
Secondo quanto si è appreso la nuova ordinanza trae origine dalle nuove rivelazioni del parroco Luigi Privitera in sede di interrogatorio, avvenuto il 18 giugno scorso.
Proprio ieri il pianista aveva respinto tutte le accuse e fornito la sua ricostruzione della vicenda.
È stata sempre la pm Magda Guarnaccia della procura della repubblica di Catania a chiedere nei suoi confronti una nuova misura cautelare, firmata dal gip Carlo Cannella del tribunale di Catania.
Il provvedimento è stato notificato al pianista dai carabinieri di Giarre nella sua abitazione di Mascali.
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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