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Viterbo - Giulio Cuore di Ospita duro sul decreto Salvini: "Nella Tuscia e in tutta Italia non esiste un vero programma per risolvere il problema"

“I centri d’accoglienza sono vuoti e i migranti in mezzo alla strada”

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Un gruppo di stranieri

Un gruppo di stranieri

Viterbo – Con 402 posti assegnati dalla determina del prefetto e strutture sparse in 9 comuni diversi, è l’operatore nel settore dell’accoglienza migranti più grande della provincia di Viterbo. Ma la Ospita, per bocca del ceo Giulio Cuore, non nasconde le difficoltà provocate dal “sistema fallace introdotto dal decreto Salvini”.

“Ci sono circa 50mila persone in tutta Italia che vengono escluse dal sistema dell’accoglienza e che finiscono direttamente in mezzo a una strada – denuncia Cuore -. Senza un programma di rimpatrio, senza possibilità d’integrazione, queste persone rischiano solo di finire nelle mani della criminalità”. 

Cuore conferma che il trend nazionale dello svuotamento dei centri d’accoglienza esiste anche in provincia di Viterbo. “Noi in questo momento abbiamo circa 250 posti occupati sui 402 assegnati dalla prefettura – dichiara -. E le altre strutture assegnatarie nel nostro lotto di gara, quello per le strutture fino a 50 ospiti, al momento mi risultano tutte vuote, perché c’è grande fatica a garantire il servizio”.

Per quale motivo?
“Per i tagli del decreto Salvini. Col nuovo capitolato non c’è più l’obbligo di garantire servizi come l’insegnamento della lingua, la presenza del sociologo, sostituito per pochissime ore dall’assistente sociale, il controllo h24 della struttura e l’assistenza medica presente sul posto. La mancanza di un programma di formazione, di fatto, impedisce ai ragazzi d’integrarsi e provare a inserirsi nel mondo del lavoro”.

Come vi siete organizzati di fronte a queste problematiche?
“Noi abbiamo aumentato a nostre spese il servizio minimo, perché non ritenevamo sufficiente quello previsto da capitolato. I servizi indispensabili sono garantiti in tutte le strutture, mentre le attività collaterali vengono garantite in rete in base alle necessità”. 

Tra i 9 comuni in cui siete presenti, c’è qualche realtà in cui avete incontrato più difficoltà?
“Noi siamo sul territorio da più di 3 anni e, dopo un’iniziale diffidenza, abbiamo sviluppato ovunque rapporti ottimi con sindaci e popolazione. Per esempio a Grotte di Castro l’anno scorso gli agricoltori locali ci hanno chiesto la disponibilità di alcuni ragazzi da assumere come manodopera, e la cosa è andata così bene che quest’anno tante persone hanno coltivato molto più terreno, sapendo che potevano contare sul lavoro di questi ragazzi”.

Che ne è dei migranti che non potete accogliere?
“Non ne ho idea. Quello che so è che anche i sindaci delle principali città italiane hanno espresso contrarietà a questo modo di fare accoglienza imposto dal decreto Salvini, perché nei fatti non risolve il problema. Adesso per i migranti è più facile uscire dal sistema dei Cas, ma dopo non hanno un percorso stabilito. Manca l’ultima parte del puzzle”.


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19 luglio, 2019

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