Viterbo – “Il 90% delle acque superficiali presenta pesticidi”. Il dato è da prendere con cautela, non ancora pubblicato. Lo diffonde Pietro Paris dell’Ispra e riguarda lo studio che sarà diffuso entro l’anno e anticipato nella seduta di consiglio comunale straordinario di oggi sui principali fattori di rischio sull’incidenza dei tumori nella provincia di Viterbo.
La seduta si è aperta con un minuto di silenzio in ricordo di Joshua Chibueze Anyanwu, il ragazzo morto nel lago di Bolsena, su richiesta di Luisa Ciambella (Pd).
In sala studiosi, docenti universitari a esporre studi effettuati. Non sempre aggiornati, ma comunque sufficienti a offrire una panoramica esauriente. In sala, sindaci e amministratori locali. Allestita per gli ospiti anche la sala della Bandiere.
“Lo studio è riferito al 2017 – spiega Paris – i punti di campionamento sono 20 per le acque superficiali e 29 per quelle sotterranee, una rete non estesa, ma più ampia rispetto agli anni precedenti.
Su 20 punti, 18 per le acque superficiali presentano pesticidi. Due punti hanno superamenti per concentrazioni di sostanze insetticide non più utilizzate per uso agricolo. Un punto al lago di Bolsena e l’altro sul Fiora a Ischia”.
Poco rilevante il dato sulle acque sotterranee: “La conoscenza è scadente, si tratta di dati relativi a sette sostanze, tutte fuori commercio, alcune fin dagli anni Ottanta”.
La Tuscia, per Nicola Lacetera, docente Unitus, non è il Far West. “Su questo fronte – sostiene Lacetera – siamo impegnati da anni. Esistono margini di miglioramento ma le sollecitazioni che arrivano c’incoraggiano a procedere in questa direzione. L’Unitus su questi temi è molto attiva, per esempio selezionando varietà di vegetali maggiormente resistenti a questa o quella malattia”.
Umberto Moscato, docente Università Cattolica punta sull’impatto dei fitofarmaci sulla salute, in base anche al tempo d’esposizione: “Se non ci sono certezze, avere un atteggiamento prudente è la soluzione migliore”.
Alla Asl, il compito di presentare dello studio sui tumori.
Nella Tuscia, le malattie prevalenti sono ipertensione arteriosa (64.691 casi), diabete (21.293), ipotiroidismo (16.900), malattie croniche dell’apparato respiratorio (13.933), Alzheimer e altre demenze (1.819), sclerosi multipla (479). L’incidenza è inferiore rispetto alla media nazionale, come spiega Angelita Brustolin, responsabile registro tumori.
“Per i tumori nella provincia di Viterbo – spiega Brustolin – si registrano duemila nuovi casi, al 2017”. Il tasso d’incidenza è inferiore rispetto al dato regionale, mentre la mortalità ha un tasso lievemente superiore. “Quelli più frequenti che si manifestano – osserva Brustolin – sono degli stessi tipi rispetto al resto del paese. Nei maschi prostata, retto, polmone e nella donna a mammella, colon retto, polmone”. Per la mortalità, l’andamento tra il 2012 e il 2016 è in diminuzione, 234,7 per centomila abitanti.
I dati derivano dal dipartimento epidemiologia, mentre quelli del rapporto registro tumori 2019, che saranno presentati a settembre, confermano i 2mila casi annui (1104 uomini e 915 donne). I più frequenti per l’uomo sono tumori alla prostata (17%), polmone (15%), colon retto (14%), vescica (11%), stomaco (5%).
Per la donna, mammella (28%), colon retto (15%), polmone (7%), utero (6%), tiroide (5%). I tassi d’incidenza dei tumori in provincia di Viterbo sono in riduzione, nell’arco di tempo che va dal 2006 al 2014, con -2,3% negli uomini e -1,3% nelle donne, mentre l’incidenza dei tumori maligni nella Tuscia è in linea con la media nazionale e non ci sono differenze rilevanti da una parte all’altra della Tuscia.
Fino al 2015, la sopravvivenza a cinque anni, nei maschi è minore per tumori colon rettali, mentre nelle femmine ci sono possibilità più alte di sopravvivenza nel melanoma cutaneo o alla mammella. Si può supporre che la contrazione sia riferibile all’effetto di efficaci strategie di screening.
“I fattori di rischio – precisa Brustolin – sono legati alla sedentarietà, alimentazione non corretta, fumo e fattori ambientali tipici del territori, agenti quali radon, arsenico nelle acque e prodotti dell’attività dell’uomo, come sostanze chimiche e gas di scarico”.
Tra una pausa e l’altra, il sindaco Giovanni Arena, con un passato da insegnante d’educazione fisica, dà un buon consiglio: “Prevenzione si fa con un giusto stile di vita e buone pratiche”.
Gli stili di vita sono correlati all’incidenza della malattia anche per il direttore sanitario Asl Donetti, ma conta pure il controllo degli agenti inquinanti naturali e quelli determinati dall’uomo.
Daniela D’Ippoliti si è concentrata sulla presenza d’arsenico nelle acque, la Tuscia.
Non siamo messi così male, sottolinea il consigliere Francesco Serra. “Per i tumori, visto l’argomento – sottolinea Serra – si va male a prescindere, ma negli anni la situazione può essere vista con un minimo di serenità.
Sull’uso di sostanze ci sono regole e vanno rispettate e poi i controlli. Evitiamo allarme su tutto, non serve a risolvere il problema. Ringrazio la collega Luisa Ciambella per avere proposto la seduta di consiglio, è stata interessante. Anche per come è stata posta rispetto alla proposta iniziale. Ho ringraziato due volte oggi Ciambella. Penso che non succederà più a breve…”.
Si avvicendano i consiglieri, Minchella, Barelli, Frontini, Buzzi, Caporossi. Chiude Ciambella. “Una comunità matura non si limita a fare un dibattito fra noi, ma a fare fronte comune con i sindaci – spiega Ciambella – il loro ruolo è importante. Stasera non è stato possibile affrontarlo. Non hanno strumenti, da soli non andranno da nessuna parte. Su un punto siamo tutti d’accordo. Limitiamo l’utilizzo dei fitofarmaci.
Propongo un’unione di comuni. Con l’aiuto del prefetto, programmare monitoraggi, valutando i modi. Mi impegno a portare un documento in cui tutti i sindaci siano d’accordo, da approvare e di cui Viterbo si faccia promotore, in quanto capoluogo della Tuscia”.
Giuseppe Ferlicca
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY