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Viterbo - Le ultime parole di Joshua Chibueze Anyanwu, il ragazzo affogato nel lago di Bolsena martedì scorso - Il drammatico e terribile racconto di Ale-Eddine Larafa, l'amico che ha fatto di tutto per salvarlo, rischiando anche lui la vita

“Questa sarà la più grande cazzata della mia vita…”

di Daniele Camilli
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Joshua Anyanwu

Joshua Anyanwu

Viterbo - Ale-Eddine Larafa

Viterbo – Ale-Eddine Larafa

Capodimonte - Zona Scoglione

Capodimonte – Zona Scoglione

Capodimonte - Ragazzo annega al lago

Capodimonte – Ragazzo annega al lago

Joshua Anyanwu

Joshua Anyanwu

Marta - Il lago di Bolsena

Il lago di Bolsena

Viterbo – Ha fatto di tutto per salvarlo. Immergendosi in apnea fino a sette metri di profondità. Lo ha afferrato per il bacino e riportato in superficie. Respirava ancora. Ale-Eddine Larafa ha 19 anni. Anche lui ha rischiato la vita. Per salvare il suo migliore amico. Lui e altre 4 persone stavano sul pedalò assieme a Joshua Chibueze Anyanwu, il ragazzo affogato nel lago di Bolsena martedì scorso. A Capodimonte. Diretti allo scoglione. Per festeggiare la fine degli esami di maturità di Ale-Eddine. Amici che volevano passare una bella giornata insieme.

Come stai Ale-Eddine?
“Sto cercando di riprendermi. E’ una tragedia fortissima, che tira in ballo tanti sentimenti. Per me Joshua era più di un amico. Era il mio migliore amico, avevamo un rapporto molto stretto”.

Come vi siete conosciuti?
“Ci siamo conosciuti sull’autobus che ci portava a scuola. Lì ci siamo messi a parlare e abbiamo stretto amicizia. Poi l’ho invitato a giocare a calcio a Bagnaia e da quel momento abbiamo stretto un rapporto fortissimo”.

Perché siete andati al lago di Bolsena?
“Avevo finito la maturità il giorno prima. Avevo fatto l’esame orale e volevamo festeggiare, passando una bella giornata al lago”.

Quanti eravate?
“Eravamo io, Joshua, la mia ragazza, mio fratello, la ragazza di mio fratello, un altro ragazzo di Bagnaia. Eravamo sei persone in tutto. Volevamo solo passare una bella giornata insieme. Alcuni di noi si sono dati appuntamento a Bagnaia. Altri invece ci hanno raggiunto direttamente a Capodimonte. Io e Joshua abitiamo a venti metri di distanza”.

Una volta arrivati a Capodimonte avete preso un pedalò?
“Sì, una volta volta arrivati a Capodimonte abbiamo deciso di affittare un pedalò con la carta di identità. Per stare insieme. Appena preso il pedalò, abbiamo caricato gli zaini con le cose da mangiare e ci siamo diretti verso lo scoglione. Lì volevamo visitare la zona e fare un bagno”.

Quando siete arrivati allo scoglione cosa avete fatto?
“Prima, durante il viaggio verso lo scoglione, Joshua ha mangiato un panino. Poi, appena arrivati allo scoglione, io sono salito in cima allo scoglione e mi sono tuffato. Poi quando stavo in acqua ho visto salire Joshua. Tutti quanti gli abbiamo detto ‘Joshua, non ti buttare. Non ti buttare, per favore. Sappiamo tutti che non sai nuotare. Non ti buttare’. Invece lui si è buttato. E prima di farlo ha detto…’questa sarà la più grande cazzata della mia vita’. Poi si è buttato in acqua facendo anche una piccola capriola. Una volta che è piombato in acqua è andato subito in difficoltà. Batteva le mani sull’acqua, come se stesse affogando”.

A quel punto cosa è successo?
“Mi sono subito buttato in acqua per soccorrerlo. Appena l’ho raggiunto, Joshua si è aggrappato a me, preso dal panico. Io ho cercato in tutti i modi di tenerlo in superficie. Ma era difficilissimo. Allora si è buttata in acqua anche la mia ragazza con il salvagente. Nel frattempo però Joshua stava perdendo i sensi. La mia ragazza è riuscita ad afferarlo, ma non ce l’ha fatta, gli è sfuggito di mano. Ha fatto di tutto, tutto quanto il possibile. A quel punto Joshua è andato affondo. Saranno stati almeno sette metri di profondità. Appena ho visto Joshua sprofondare, ho preso tutta l’aria che potevo prendere e mi sono immerso. Joshua era già sul fondale. L’ho raggiunto, l’ho afferrato per il bacino e l’ho portato in superficie chiedendo immediatamente aiuto agli altri, dicendogli… ‘raga’, aiutatemi subito’. E tutti quanti insieme lo abbiamo messo sul pedalò. Non avevo più le forze”. 

Una volta sul pedalò cosa avete fatto?
“Lo abbiamo messo a pancia in su e abbiamo fatto immediatamente il massaggio cardiaco. Nel frattempo abbiamo anche chiamato i soccorsi. Joshua sputava acqua e faceva dei respiri profondi, ma non ci riusciva. Cercava di respirare, buttando fuori dalla bocca acqua. Non ci riusciva. Alla fine ha smesso di respirare, mentre noi stavamo tornando a tutta forza verso il molo. A un certo punto abbiamo incontrato un altro pedalò e abbiamo subito chiesto aiuto. Le persone che stavano su questo pedalò ci hanno immediatamente dato aiuto. Uno di loro è salito con noi mettendosi a pedalare il più velocemente possibile. L’altro pedalò ci spingeva da dietro. Volevamo andare il più velocemente possibile. Volevamo arrivare subito a riva. Arrivati vicino al molo abbiamo visto un ragazzino che avrà avuto dieci anni. Abbiamo cominciato a urlare… ‘aiuto, aiuto!’. Il bambino prima non ha capito, poi, appena si è reso conto, è andato subito a chiamare anche lui i soccorsi”. 

Sul molo c’erano persone che vi hanno aiutato?
“Sì, sul molo sono arrivate altre persone. Anche loro hanno fatto il massaggio cardiaco a Joshua. Più di una volta, facendo a cambio. In quel momento sono arrivati i soccorsi. Anche l’elicottero. Ma non c’era più nulla da fare. Non c’era già più né battito del cuore né respiro”.

Daniele Camilli


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4 luglio, 2019

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