Viterbo – “Assistenza domiciliare a caro prezzo, molti utenti rinunciano”. Costretti a fare a meno di un servizio essenziale, come segnala Patrizia Notaristefano (Viterbo 2020).
Effetto secondario e sgradito del nuovo regolamento comunale che rivede tutti i parametri. A cominciare dalla suddivisione in fasce di reddito, in base alle quali si passa da un’esenzione totale al pagamento pieno della tariffa oraria. Dal primo luglio, quando il regolamento è entrato in vigore, sono arrivate diverse segnalazioni a Viterbo 2020.
“Molti utenti che avevano accesso alle prestazioni di assistenza domiciliare – spiega Patrizia Notaristefano – oggi non possono accedervi, dal momento che parametri e scaglioni di reddito previsti hanno fatto aumentare a dismisura le tariffe, con la conseguenza che diversi hanno dovuto rinunciare a un’assistenza diventata troppo onerosa”. Succede a Viterbo, ma non altrove.
“Controllando i regolamenti d’altri distretti del Lazio ma anche della nostra provincia, è emerso come molti comuni siano riusciti, con un intervento economico comunale in aggiunta a quello della regione, a offrire un’assistenza adeguata e tariffe sostenibili”.
Modulando anche in modo diverso gli scaglioni di reddito, ad esempio. “Alcune amministrazioni – continua Notaristefano – hanno previsto un primo scaglione d’esenzione minima a cinquemila euro e non duemila, come previsto a Viterbo”. La fascia, cioè, in cui l’esenzione è totale.
Duemila euro come limite per Notaristefano è troppo basso, pochi gli utenti che ne possono beneficiare. Stessa storia sul fronte opposto.
“I ventimila euro oltre i quali si paga per intero la tariffa è improponibile come importo. Sono cifre nettamente maggiorate rispetto al passato”.
L’assistenza domiciliare interessa fasce di persone vulnerabili, anziani, portatori d’handicap e a novembre 2018, negli otto comuni del distretto sanitario Vt3 sono 185 i nuclei familiari in carico ai servizi sociali.
Le scelte sancite dal regolamento nel capoluogo hanno avuto conseguenze: “Le persone più in difficoltà sono costrette a rinunciare a un servizio essenziale, per colpa di una politica poco accorta alle esigenze dei più deboli. È inaccettabile”.
Occorre cambiare rotta. “Chiediamo di rivedere le norme contenute nel regolamento, ripristinando i livelli essenziali delle prestazioni, riparametrando gli scaglioni di reddito, riducendo le tariffe e modulandole differenziando gli importi, ad esempio prevedendo una tariffa per le prime 3-4 ore d’assistenza e una leggermente superiore per le successive.
Il regolamento va migliorato. In appena cinque pagine contiene norme di un servizio che dovrebbe tenere in maggior conto il principio della centralità della persona nella comunità”.
Per questo, Viterbo 2020 ha chiesto un’audizione all’assessora Antonella Sberna (Servizi sociali) in quarta commissione, da convocare al più presto: “Senza aspettare il classico dopo Santa Rosa”.
Giuseppe Ferlicca
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