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Lettere - Tarquinia - Scrive Silvia Melchionna

“Parte di gambero nella gola di mio figlio, al pronto soccorso ci hanno detto: “Non sappiamo che fare””

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Tarquinia - L'ospedale

Tarquinia – L’ospedale

Tarquinia – Riceviamo e pubblichiamo – Con dispiacere vi racconto questa storia di una sera di fine estate che rimarrà per noi solo un triste e sconcertante ricordo, ma che poteva finire in un dramma.

Durante la cena a mio figlio di 12 anni il filamento di un gamberetto si infilza in gola, all’altezza della tonsilla destra. Gli facciamo subito aprire la bocca, c’è del sangue e il filamento di gamberetto si vede benissimo. Decidiamo di portarlo al pronto soccorso: il più vicino è quello di Tarquinia.

Ore 21,28 l’accettazione. L’infermiera del triage gli chiede come si sente, gli assegna “codice verde con sofferenza gialla” e senza mai fargli aprire la bocca, ridendo, gli dice in perfetto romano: “Aho ragazzi’, speriamo di averceli gli strumenti pe’ levatte ‘sta spina” e fa una risata. Pensavo fosse una battuta. Dopo due ore di attesa e diversi codici gialli, mio figlio sente gonfiarsi la gola, gliela faccio aprire e vedo che il punto dove si era infilato il filamento di gamberetto era gonfio, a tal punto da non fare più vedere il corpo estraneo. Avviso prontamente l’infermiera, che mi aggredisce dicendo che se gli faccio continuamente aprire la bocca sicuramente la gola si infiamma. E neanche in questa occasione gli guarda la gola.

Perplessa, chiedo insistentemente di farlo visitare da un medico. Dopo circa mezz’ora, a mezzanotte, l’unico medico di turno al pronto soccorso finalmente gli guarda la gola. Ed ecco una scena che sembra più di uno sketch comico che di un pronto soccorso. Il medico, perplessa, comincia a guardare dentro un armadio e poi, sconcertata, ci dice in italiano con un fortissimo accento straniero che non sa proprio come togliere la spina dalla gola: “Non so dove mettere le mani”. Mi dice che secondo lei era meglio che andassi in un ospedale pediatrico, le rispondo che mi sembra assurdo, non stiamo parlando di un infante ma di un ragazzo di 12 anni e mezzo, alto un metro e settanta. Mi sembra assurdo che in un pronto soccorso di una cittadina di mare l’unico medico di turno non sia in grado di togliere una spina dalla gola.

Il medico a quel punto alza le spalle e mi dice che non sa che fare. Sconcertata, cerco su internet il pronto soccorso pediatrico più vicino e ci dirigiamo al Bambino Gesù di Palidoro. Durante il percorso in auto, la gola si gonfia ancora di più. Per fortuna ho un Bentelan in borsa, essendo io un soggetto allergico. Glielo faccio sciogliere sotto la lingua. Arriviamo a Palidoro all’una di notte, dopo un’attesa di soli 3 minuti, mio figlio viene visitato da un medico, un vero professionista che con garbo e autorevolezza in 5 minuti gli estrae il filamento di gambero dalla gola e nel confermarmi di aver fatto bene a dare il Bentelan arrestando il gonfiore, mi dice che in qualunque pronto soccorso hanno le pinzette che lui ha usato.

La vicenda si è conclusa per il meglio, mio figlio oggi mangerà solo gelato e ci ricorderemo di questa solo come una brutta storia. Mi chiedo solo come sia possibile che in una località di mare piena di turisti nella settimana successiva a Ferragosto al pronto soccorso di un ospedale ci sia un solo medico che non sia in grado di togliere una spina di pesce dalla gola un ragazzo di 12 anni alto un metro e settanta. Ed è ancora più assurdo che in 2 ore e mezza di attesa nessuno si sia preso la briga di guardare la gola di mio figlio, verificando la natura del corpo estraneo ed eventuali sanguinamenti, e di dirci che forse era meglio recarsi in un altro pronto soccorso.

Ci saremmo recati a Palidoro 2 ore e mezzo prima, la gola non si sarebbe gonfiata, ci saremmo evitati il cortisone e l’ estrazione sarebbe stata più semplice. Si parla tanto delle condizioni difficili dei pronto soccorsi e della sanità italiana in genere. Penso che in questo caso più che un difetto di risorse finanziarie ci sia stato un difetto di buon senso e buona volontà. Non posso credere che un medico di pronto soccorso non sia in grado di togliere una spina dalla tonsilla. Decisamente un brutto ricordo e anche un brutto segnale per una nuova generazione.

Silvia Melchionna


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21 agosto, 2019

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