Viterbo – Il ministero per i beni culturali ha approvato il decreto che vincola 1600 ettari di terreno fuori le mura di Viterbo. Per l’esattezza, da Valle Faul e Riello fino alle masse di San Sisto. Il decreto è stato pubblicato il 3 agosto sulla gazzetta ufficiale della Repubblica italiana. In questa zona non si potrà più costruire. Anche se il comune ha deciso diversamente.
Una decisione storica, che pone tutta una serie di vincoli in un’area molto vasta del territorio comunale, occupandosi anche delle attività legate allo sfruttamento delle risorse termali, andando infine a integrare alcune norme già contenute nel Piano territoriale paesistico della regione Lazio.
Viterbo – La zona fuori le mura di Valle Faul
Il motivo? Si tratta di un’area che “conserva ancora – sta scritto nel decreto – un insieme particolarmente armonico di elementi agricoli e naturali, scarsamente antropizzati se non dalla realizzazione, nel corso del tempo, di interessanti esempi di insediamenti agricoli tipici, inscindibilmente coniugati con numerose preesistenze architettoniche e archeologiche, così come riscontrabili nelle carte archeologiche storiche e recenti, che testimoniano l’antica vocazione agricola dell’area a cui si aggiunge l’importante presenza di sorgenti e stabilimenti termali”.
Viterbo – La zona sottoposta a vincolo da parte del ministero dei beni culturali
Quali saranno le conseguenze? Le spiega il decreto stesso. Innanzitutto il “divieto – stabilisce il provvedimento del ministero – di realizzare ulteriori manufatti a destinazione d’uso produttivo, commerciale e terziario anche se previsti dagli strumenti urbanistici comunali”. Non si potranno poi “realizzare ulteriori nuove strade carrabili asfaltate a scorrimento veloce, eliminare i filari che costeggiano le strade interpoderali e i tracciati viari secondari”. Sarà inoltre vietato togliere “le tradizionali recinzioni dei fondi, quali muri in blocco di tufo e la realizzazione di nuove recinzioni che interferiscano con la continuità visiva del paesaggio”.
Campagna viterbese
Il decreto del ministero va inoltre a integrare alcune norme già contenute nel Ptpr, ossia il Piano territoriale paesistico della regione Lazio.
Per quanto riguarda le architetture rurali, queste “devono conservare – specifica il decreto – l’originaria destinazione d’uso, salvaguardare le aree circostanti, i tipi e i metodi di coltivazione tradizionali e le attività compatibili con le tradizioni culturali tipiche”.
Le tradizionali attività di gestione vanno poi “perseguite – ha stabilito il ministero – attraverso la minima occupazione del suolo e la massima naturalità dei luoghi quali sorgenti, pozze ecc., l’avvicendamento delle colture, le protezioni dei pascoli, la gestione delle stoppie e la pulizia della vegetazione indesiderata sui terreni agricoli e la manutenzione degli oliveti e dei vigneti”. Il decreto raccomanda anche di “salvaguardare gli elementi fisici che contribuiscono alla formazione del valore paesaggistico del territorio”, vale a dire siepi, fossi, alberi in filari, in gruppi oppure isolati a quelli ai margini dei campi.
Viterbo – Terme – Le masse di San Sisto
Non solo, ma nella zona sottoposta a vincolo “l’aratura profonda – sottolinea il decreto – i movimenti di terra e ogni intervento teso a modificare l’aspetto esteriore e interno di ambienti ipogei, cunicoli e vie cave (tagliate) su aree sottoposte a tutela sono soggetti alla preventiva autorizzazione della soprintendenza”.
Viterbo – La necropoli etrusca di Castel d’Asso
Il decreto approvato dal ministero per le attività culturali interviene infine sulle attività legate allo sfruttamento delle risorse termali.
Quest’ultime “devono essere necessariamente – precisa il dicastero dei beni culturali – localizzate nelle immediate vicinanze delle sorgenti termominerali. Sono consentite nuove realizzazioni di modesta entità per garantire lo svolgimento delle attività strettamente connesse al termalismo. E’ consentito il recupero delle strutture termali esistenti. L’autorizzazione è subordinata a Sip e ad azioni di valorizzazione e recupero ambientale”.
Sempre per quanto riguarda le attività termali deve poi essere garantita “la qualità architettonica, la valorizzazione di eventuali preesistenze storico-archeologiche presenti sul sito e la continuità visiva del paesaggio”.
Daniele Camilli
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