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Viterbo - Sono i migranti che vanno a lavorare in bicicletta, spesso senza fari o altro che possa identificarla, nelle campagne di Castello d'Asso lungo una strada dove passano trattori e camion - FOTO

“Rischiamo di essere investiti tutti i giorni…”

di Daniele Camilli

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Viterbo – Vanno a lavorare e lo fanno in bicicletta. Sono i migranti delle campagne di Castel d’Asso. Ragazzi tra i 20 e i 30 anni. Lavori stagionali, soprattutto d’estate. Agricoltura. Raccolta di pomodori, meloni e tutto ciò che offre la campagna di Viterbo che da Valle Faul arriva a ridosso della maremma.

Ragazzi schivi, non amano e non intendono parlare, chiedono perché fai foto. Temono i giornali. Sentono ancora il peso della tempesta razzista che ha caratterizzato il paese e che ancora lo caratterizza.


Viterbo - Lavoratori in bicicletta a Castel d'Asso

Viterbo – Lavoratori in bicicletta a Castel d’Asso


Il punto è che al ritorno dal lavoro oppure all’alba quando ci vanno rischiano la vita. In sella alle biciclette, soprattutto mountain bike di seconda mano. Senza alcun segnale luminoso, senza qualcosa che possa dire alla macchina che passa o al camion che trasporta i prodotti, spesso belli grossi, “attenzione, non mi prendere sotto”.


Viterbo - Lavoratori in bicicletta a Castel d'Asso

Viterbo – Lavoratori in bicicletta a Castel d’Asso


“Ci alziamo la mattina all’alba – racconta un ragazzo che vuole restare anonimo -, partiamo da Viterbo e poi prendiamo la strada che dalle terme ci porta in campagna a Castel d’Asso. Poi la sera, attorno alle 7, torniamo a casa, facendo lo stesso percorso a ritroso. Un’ora ad andare e un’ora a tornare”. Spesso in gruppi di più persone. “Perché farci tutta quella strada da soli è stressante, faticoso e se stai con qualcuno il tempo passa e la fatica si sente di meno”. Una fatica che si aggiunge a quella dei campi dove lavorano, tra una cosa e l’altra, dalle 8 alle 10 ore al giorno.


Viterbo - Lavoratori in bicicletta a Castel d'Asso

Viterbo – Lavoratori in bicicletta a Castel d’Asso


“E lo facciamo – aggiunge il ragazzo – per sopravvivere, per avere un minimo di lavoro, pagare l’affitto e comprare qualcosa da mangiare. Quello che avanza lo mandiamo ai nostri familiari. E quando non c’è lavoro in campagna, qualcuno di noi fa l’ambulante e qualcun altro torna a chiedere l’elemosina per strada. Il lavoro in campagna è quasi l’unico lavoro che ci permette di andare avanti. E, purtroppo, il rischio di essere investiti tutti i giorni c’è, perché le strade sono strette, macchine e camion ci passano accanto, la fatica al ritorno è tanta e le ore di riposo poche…“.


Viterbo - Lavoratori in bicicletta a Castel d'Asso

Viterbo – Lavoratori in bicicletta a Castel d’Asso


Sono ragazzi che lavorano tutto il giorno. Anche col rischio di essere investiti. Basterebbe dotare questi ragazzi di giubbotti catarifrangenti, almeno, oppure organizzare, se possibile da parte dei datori di lavoro, navette che li portino al lavoro e a casa quando hanno finito di lavorare.

Daniele Camilli


Fotocronaca: I ragazzi che vanno a lavorare in bicicletta a Castel d’Asso


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29 settembre, 2019

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