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Viterbo - Il segretario della Fai Cisl Lazio Claudio Tomarelli lancia dieci proposte per valorizzare l'agricoltura e sconfiggere lo sfruttamento - Questa mattina il convegno del sindacato all'Unitus

“Il caporalato è una piaga storica che richiede l’intervento di tutti…”

di Daniele Camilli

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Viterbo - Il convegno della Fai Cisl

Viterbo – Il convegno della Fai Cisl

Viterbo - Claudio Tomarelli

Viterbo – Claudio Tomarelli

Viterbo - Il convegno della Fai Cisl

Viterbo – Il convegno della Fai Cisl

Viterbo - Enrica Onorati

Viterbo – Enrica Onorati

Viterbo - Fortunato Mannino

Viterbo – Fortunato Mannino

Viterbo - Alessandro Ruggieri

Viterbo – Alessandro Ruggieri

Viterbo - Onofrio Rota

Viterbo – Onofrio Rota

Viterbo - Sara De Luca

Viterbo – Sara De Luca

Viterbo – Dieci proposte per rilanciare e valorizzare l’agricoltura del Lazio e della Tuscia. Dieci iniziative da prendere per renderla più competitiva nel segno della legalità. Con un ‘no’ secco al caporalato, agli impianti fotovoltaici non integrati, alle monocolture e ai fitofarmaci illegali.

La posizione della Fai Cisl è chiara, ed è stata detta con forza questa mattina all’auditorium dell’università degli studi della Tuscia, complesso di Santa Maria in Gradi a Viterbo, dove il sindacato di categoria della Cisl ha organizzato un convegno. “Agricoltura laziale. Sviluppo, futuro e buona occupazione”. Seduti al tavolo, assieme al segretario generale nazionale e regionale della Fai, rispettivamente Onofrio Rota e Claudio Tomarelli, anche l’assessora regionale all’agricoltura, Enrica Onorati. Con loro, il segretario generale della Cisl Viterbo, Fortunato Mannino, la segretaria Fai Cisl Viterbo, Sara De Luca, il rettore dell’università della Tuscia, Alessandro Ruggieri, Enrico Coppotelli, segretario generale Usr Cisl Lazio, Andrea Vergati, presidente della cooperativa zootecnica viterbese, e Gioacchino Filippi Balestra, presidente dell’associazione allevatori di Viterbo. Tra il pubblico, l’assessora all’agricoltura di Viterbo, Ludovica Salcini, e il consigliere comunale Valter Rinaldo Merli, così come i sindacalisti della Cgil Marco Nati e Massimiliano Venanzi.

“Dieci proposte – ha detto Tomarelli – con cui chiediamo al governo e alla Regione Lazio 1) procedure più veloci e più semplici per l’accesso ai fondi europei, 2) costruire nuove case dell’agricoltura accanto alle aziende e rafforzare gli sportelli di informazione tecnica alle imprese, 3) più accesso al credito per le startup innovative, 4) costruire un marchio made in Lazio, 5) attivare biodistretti per valorizzare l’economia e le tradizioni locali, filiera corta e biologico, 6) consegnare le terre pubbliche ai giovani per sviluppare un’agricoltura più giovane e più giusta, 7) la difesa del suolo. Non è più giustificabile sottrarre terra fertile per impianti fotovoltaici non integrati, come sta avvenendo nel Lazio e nella Tuscia. 250 ettari occupati da pannelli in terreni fertili, avrebbe un impatto disastroso, sia da un punto di vista naturalistico e ambientale, sia dal punto di vista turistico ed economico. Inoltre, e siamo al punto 8, è sbagliato coltivare in maniera intensiva. Quindi, stop alle monocolture. Basta (9) poi utilizzare fitofarmaci e pesticidi illegali per coltivare i prodotti agricoli in maniera ‘sconsiderata’, perché questo sporca la filiera Lazio. Si fa ancora uso di erbicida, di prodotti regolatori della crescita e di sostanze che anticipano i tempi di maturazione della frutta e degli ortaggi, già revocati dal ministero della salute da anni, con grande danno per l’ambiente e per i lavoratori. Infine (10) bisogna trasformare dove si produce, perché, purtroppo, stiamo osservando da tempo aziende che se ne vanno. Dalla Granarolo al pomodorificio di Tarquinia”.

“La nostra provincia è la terza del Lazio per estensione e tradizione agricola – ha spiegato De Luca -. Ed è la settima a livello nazionale. Questi numeri premiano il nostro territorio e dimostrano che il comparto agricolo nella Tuscia offre prodotti di qualità. In un settore molto competitivo come l’agroalimentare è necessario distinguersi per avere successo sul mercato. La realtà viterbese vanta numerose aziende agricole che si stanno distinguendo, proprio come made in Tuscia, offrendo prodotti di qualità come una spiccata identità del territorio. Una sfida ambiziosa che vede coinvolte 13 mila imprese in tutta la provincia e circa 6 mila lavoratori in prevalenza a tempo indeterminato”.

“Bisogna stare assieme e fare squadra per affrontare lo sviluppo agricolo con un’ottica nuova – ha risposto l’assessora regionale Onorati durante il suo intervento -. Nuovi modelli di aggregazione e un cambiamento culturale che va tradotto sul territorio. Questo sarà l’obiettivo della nuova programmazione. Eccellenza e qualità non esiste dove non c’è qualità del lavoro. Bisogna mettere al centro l’uomo e le sue peculiarità. Ma non dobbiamo percorrere la strada della genericità. Dobbiamo darci una carta delle identità. Perché nessuno si senta lasciato indietro. Perché la questione vera non è la quantità, ma come stiamo assieme. Il racconto di ognuno di noi, dentro il settore agricolo. Per trovarci pronti alla nuova politica agricola”.

Il nuovo Programma di sviluppo rurale (Psr) prenderà infatti forma e avvio con il nuovo decennio che si sta affacciando. Il precedente, partito nel 2014, si concluderà il prossimo anno. In campo ci sono ancora 21 miliardi fino al 2020 sulla sostenibilità delle produzioni, sul biologico, sull’agricoltura sociale e sull’innovazione. Per il Lazio, le scorse settimane, la commissione europea ha inoltre riconosciuto al Psr il raggiungimento dei target intermedi previsti ai fini dell’attribuzione della riserva di efficacia, per un totale di 21 milioni di euro. 

Altro tema forte del convegno organizzato dalla Cisl è stato il caporalato. “Mentre poi celebriamo le nostre eccellenze, le nostre produzioni – ha sottolineato il segretario Tomarelli – purtroppo nei nostri campi c’è ancora chi continua a sfruttare le persone. Le ultime notizie di caporalato a Viterbo, con tre imprenditori arrestati, secondo gli inquirenti, per aver sequestrato e malmenato dei braccianti per una paga di un euro e mezzo all’ora e la vergognosa vicenda di Terracina dove un altro imprenditore, per obbligare alcuni braccianti indiani a lavorare di più, gli sparava con un fucile e li minacciava con un coltello, stanno lì a dimostrarlo. Questi episodi rovinano la nostra agricoltura e le nostre imprese sane. Non si può fare buon cibo sfruttando i lavoratori. Il caporalato è una piaga storica, sedimentata, radicata, che richiede l’intervento di tutti. Un grande sforzo di sensibilizzazioneper allontanare gli aguzzini senza scrupoli che attuano un sistema di intermediazione tenuto in piedi anche dal controllo delle agromafie, il cui giro di affari tocca i 20 miliardi di euro l’anno”.

Sullo stesso tema è intervenuto anche Fortunato Mannino. “Anche la nostra provincia non è immune dal caporalato – ha aggiunto il segretario generale -. La qualità parte anche dalla qualità del lavoro e delle condizioni di lavoro. Bisogna fare una rete seria per combattere il caporalato e gli infortuni sul lavoro. Una rete con gli enti bilaterali che in tal senso possono sicuramente dare un grande contributo”.

Infine, a conclusione dei lavori, l’intervento del segretario nazionale Fai. Con un’ultima proposta. “Chiediamo al governo e alla Regione – ha detto Rota – che si esprimano su una legge consumo di suolo zero. Non c’è cibo senza terra. Va fatta solo la riqualificazione di quello che già esiste ed è stato costruito”. Per quanto riguarda poi il caporalato, per Rota “dobbiamo andare alla radice del problema. Dobbiamo trovare gli strumenti per riconoscere forme di tutela al lavoratore sfruttato che da solo non viene a denunciare”.

Daniele Camilli


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21 ottobre, 2019

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