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Mammagialla - Via al podcast del consigliere regionale Alessandro Capriccioli - Online i primi due contributi - Ogni martedì una puntata dedicata al penitenziario

“Che succede nel carcere di Viterbo?”

di Stefania Moretti

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Alessandro Capriccioli, consigliere regionale di +Europa

Alessandro Capriccioli, consigliere regionale di +Europa al consiglio comunale sul carcere Mammagialla

Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – La scelta della voce non è casuale. 

Alessandro Capriccioli, consigliere regionale, poteva usare mille modi per parlare del carcere di Viterbo. Lo ha fatto con un podcast: un file audio a puntate sulle sue quattro visite a Mammagialla. “Un racconto a voce per chi non ha voce”, dichiara con la convinzione di chi ha nel cuore i diritti anche di chi sta scontando una pena. Dna radicale: nel 2018 è stato eletto alla Pisana nella lista di +Europa. 

Per ora due contributi sulla piattaforma Spreaker dal titolo”Che succede nel carcere di Viterbo?”. Ma saranno di più: Capriccioli vuole pubblicare una puntata a settimana, ogni martedì. 

“Viterbo è un inizio – spiega -. Non escludo di potermi concentrare anche su altri penitenziari. Tra i compiti del mio mandato di consigliere rientrano le visite periodiche nelle carceri del Lazio. La legge mi consente di entrare in questi luoghi per vederli e anche raccontarli: la gente non sa cosa succede qui dentro. E su certi episodi avvenuti a Mammagialla si deve accendere un faro“. 

Capriccioli è partito dai casi di Andrea Di Nino e Hassan Sharaf, 36 e 21 anni. Entrambi detenuti a Mammagialla. Entrambi morti per impiccagione l’anno scorso, a due mesi di distanza l’uno dall’altro: Di Nino a maggio, Sharaf a luglio. A livello nazionale è un’ecatombe: “67 suicidi nelle carceri italiane nel 2018 – riepiloga il consigliere nel podcast -. 52 nel 2017. 45 nel 2016 e via a ritroso”. Una cinquantina ogni dodici mesi, 1053 dal 2000 a oggi. “Numeri spaventosi se si aggiungono le morti per altre cause, come l’overdose o i decessi per motivi non chiari – continua la prima puntata del podcast -. Si arriva a 2884 morti negli ultimi 19 anni, 152 l’anno. Rispetto alle persone libere la frequenza dei suicidi di detenuti è 19 volte superiore. In genere si verificano nelle strutture dalle condizioni di vita peggiori”.  

A Mammagialla Capriccioli entra da consigliere regionale per la prima volta il 18 ottobre 2018. “Impressione complessivamente negativa – dice -. I disagi sono tanti, anche a livello strutturale. Ho visto sale hobby dove c’erano solo sedie. Almeno un paio di detenuti che dovevano stare nella sezione ‘nuovi giunti’ erano in isolamento perché il loro reparto ospitava persone con problemi psichiatrici”. 

La seconda puntata racconta il colloquio con il direttore Pierpaolo D’Andria. “A Viterbo si svolge come al solito – spiega nel podcast – con la differenza che è più lungo della norma e viene sollevata una questione particolare. ‘Mammagialla è considerato un carcere punitivo’, il direttore lo dice lamentandosene, per questo affluiscono a Viterbo detenuti problematici, che arrivano con i cosiddetti ‘trasferimenti per ordine e sicurezza’. Perché? La domanda rimane appesa ma a me resta in testa“.

È di pochi giorni fa l’aggressione denunciata da un’infermiera e raccontata da Tusciaweb: un detenuto l’avrebbe sbattuta a terra e ferita, dopo essere uscito chissà come dalla cella in piena notte. “Io ho percepito un’atmosfera di tensione – afferma Capriccioli -. Molti detenuti mi hanno detto di avere paura. Mi hanno parlato di percosse e metodi non ortodossi della polizia penitenziaria: ‘qua menano ed è meglio non ribellarsi’, dicono. Parlano di gente presa da parte, portata in posti dove non ci sono telecamere e picchiata. In questa legislatura non mi è mai successo di raccogliere testimonianze di questo tipo in altre carceri del Lazio. Non dico che siano vere: la presunzione di innocenza esiste per tutti. Dico che bisogna approfondire”.

Il clima a Mammagialla, sottolinea Capriccioli, è pesante anche per chi ci lavora. “La nomea di ‘carcere punitivo’ si ripercuote inevitabilmente anche sul personale, che ha ovvie difficoltà a gestire detenuti problematici, specie quando sono tanti. Sono due narrazioni compatibili e in linea con il clima di tensione di cui sopra. Ovviamente io raccolgo i racconti di una parte e dell’altra. Poi vanno verificati e per questo c’è la procura. Penso però che si debbano ascoltare sempre tutti. Detenuti compresi. Tenendo conto che hanno una particolarità – conclude -: le loro voci sono rinchiuse in un carcere. E fanno più fatica a uscire”. 

Stefania Moretti


Ascolta “Uno: Preludio” su Spreaker

Ascolta “Due: Fuori dal carcere” su Spreaker


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21 ottobre, 2019

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