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Agricoltura - Inchiesta di Rai 3 sulla monocoltura di nocciolo della Tuscia: "I fertilizzanti causano nel lago di Vico il proliferarsi dell'alga rossa, che produce una microcistina cancerogena"

“Tutti i giorni si sollevano tonnellate di glifosato e diserbante…”

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L'inchiesta di Rai 3 sulla monocoltura di nocciolo della Tuscia

L’inchiesta di Rai 3 sulla monocoltura di nocciolo della Tuscia

Inchiesta Rai 3 su monocoltura nocciolo della Tuscia - Ovidio Profili

Inchiesta Rai 3 su monocoltura nocciolo della Tuscia – Ovidio Profili

Inchiesta Rai 3 su monocoltura nocciolo della Tuscia - Famiano Crucianelli

Inchiesta Rai 3 su monocoltura nocciolo della Tuscia – Famiano Crucianelli

L'inchiesta di Rai 3 sulla monocoltura di nocciolo della Tuscia

L’inchiesta di Rai 3 sulla monocoltura di nocciolo della Tuscia

Viterbo – “In provincia di Viterbo si trova la monocoltura di nocciolo più estesa d’Italia. Soltanto vedendo il processo di raccolta, si capisce l’impatto che ha sull’ambiente: la nuova di polvere che per giorni si solleva diffondendo anche le molecole di erbicida che viene sparso sotto le piante, persino prima della raccolta. Tonnellate di glifosato e diserbante, largamente impiegato dai proprietari dei noccioleti”.

Servizio della trasmissione di Rai 3 Indovina chi viene a cena sulla monocoltura di nocciolo nella Tuscia. La giornalista d’inchiesta Sabrina Giannini ha intervistato il presidente del biodistretto della via Amerina, Famiano Crucianelli, e Ovidio Profili, un imprenditore che ha scelto l’agricoltura biologica. “La nostra polvere – ha spiegato Profili – è terra e basta. Le altre sono nuvole di chimica: l’erbicida resta, anche sulle piante, e va a finire nei polmoni delle persone che lavorano la terra e che abitano vicino”.

La conduttrice Giannini ha poi ricordato che “la gran parte di queste nocciole finisce nella universalmente nota crema spalmabile. Chi oggi ha il potere di chiedere la conversione in un’agricoltura più sostenibile – ha sottolineato – è proprio l’acquirente principale, che garantisce un guadagno anche consistente. Qui ormai metterebbero noccioli anche sui tetti”.

Crucianelli ha invece sottolineato che “ci sono noccioleti non biologici anche nella riserva Lago di Vico. Credo – ha detto il presidente del biodistretto della via Amerina – che siano la grandissima maggioranza. Lì l’utilizzo della chimica si riflette anche nell’aumento spropositato dell’alga rossa. Ultimamente – ha concluso Crucianelli – solo 5, 6 sindaci sui 13 dei comuni sul lago hanno vietato esplicitamente l’uso dei glifosati”.

La giornalista ha infine citato il monitoraggio del lago di Vico dell’ecologo Giuseppe Nascetti dell’università della Tuscia. “L’impatto dei fertilizzanti – ha concluso Giannini – è una delle cause del progressivo peggioramento dello stato del lago e del proliferarsi dell’alga rossa, che produce una microcistina cancerogena”.


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16 ottobre, 2019

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