Viterbo – “Un’offerta formativa adeguata al mondo del lavoro, ricerca e internazionalizzazione”. Stefano Ubertini, il nuovo rettore dell’Università della Tuscia, delinea la strategia del suo mandato. È stato eletto con 240 voti e succede ad Alessandro Ruggieri.
“L’emozione di quell’applauso la porterò dietro tutta la vita”, ha detto ripensando al momento dell’elezione. Dal primo novembre, prenderà servizio, pronto ad attuare quel programma che ha elaborato con chi in questo periodo lo ha sostenuto e che dice “diventerà il programma di tutti” con l’unico obiettivo di portare in alto l’ateneo.
Quali saranno le principali linee di azione del suo mandato?
“Saranno – dice il neo rettore – quelle che ho delineato nel programma che ho scritto condividendolo con tanti colleghi, il personale tecnico-amministrativo e gli studenti. E’ articolato, proprio perché vogliamo usarlo come traccia per il futuro. Speriamo di fare di più e sostanzialmente di agire su un’offerta formativa che sia sempre attuale e adeguata al mondo del lavoro, di migliorare l’attratività nei confronti degli studenti stranieri e quindi la dimensione internazionale dell’ateneo. Questo poi passa attraverso un’ulteriore passo in avanti nell’integrazione con il territorio, consolidando i buoni rapporti che abbiamo con le istituzioni e cercando di migliorare la percezione che ha la popolazione della qualità del nostro ateneo”.
Poi c’è la ricerca…
“Nella ricerca, dobbiamo sicuramente migliorare l’attrattività di fondi e cercare di rendere più efficiente l’amministrazione, perché negli ultimi dieci anni abbiamo avuto un aumento del carico burocratico, dovuto alle normative che si sono succedute, e dobbiamo organizzarci”.
Quale sarà la differenza col passato?
“Preferisco non parlare mai di differenze, noi dobbiamo sempre lavorare in continuità e non solo rispetto al mandato di Alessandro Ruggieri con cui ho condiviso tante iniziative e tanti momenti, ma anche con quello che è stato fatto dai rettori precedenti. Del resto, se l’università della Tuscia ha raggiunto questi risultati è grazie a chi l’ha guidata negli anni passati, dalla sua fondazione a oggi. Tante cose buone sono state fatte da Ruggieri, che ha dedicato anima e corpo a questa università, tante altre cose non siamo riusciti a farle e speriamo di occuparcene nel prossimo mandato. Poi, tutti commettiamo degli errori e se ne sono stati fatti, cercheremo di rimediare. Io ero membro del senato accademico, per cui già facevo parte di questa amministrazione”.
Proprio per quanto riguarda il rapporto col territorio, come intende rafforzarlo? Si è fatta sentire la presenza delle istituzioni?
“Negli ultimi anni, abbiamo attivato o consolidato diverse collaborazioni, per esempio, con il tribunale, la Asl, la Procura della Repubblica, gli ordini professionali e le associazioni delle imprese. Dobbiamo sicuramente proseguire su questa strada e migliorare soprattutto il rapporto con la popolazione attraverso iniziative culturali per le scuole medie ed elementari, poi aprire ai cittadini le nostre strutture, anche quelle di Civitavecchia e Rieti, che intendiamo curare nei prossimi sei anni”.
Secondo lei, in città, come viene percepita l’università visto che molti si lamentano del fatto che sembra quasi non esserci. Per lei è così?
“Secondo me no, quello che percepisco è invece un grande attaccamento da parte del territorio all’univeristà che ha comunque 40 anni ed è relativamente giovane. Se vogliamo aspirare a diventare un tutt’uno col territorio, come accade in altre realtà, ci vuole del tempo, dobbiamo lavorarci con una prospettiva a lungo termine. Sinceramente, credo che la sinergia cresca anno dopo anno e continuerà a farlo anche in futuro”.
Bisognerà riprendere il ritmo di integrazione dell’ateneo rispetto alla città portato avanti da Marco Mancini, pensa di rifarsi a questo modello?
“Mancini – dice Ubertini – era rettore quando vinsi il concorso per entrare all’Unitus e ha fatto un ottimo lavoro. Ora, andiamo sempre meglio, siamo progrediti e cercheremo di farlo anche in futuro. Il modello è uno solo e cioè quello di lavorare in sinergia con la popolazione e il territorio, cercare di fare iniziative in comune e aiutarci con le istituzioni, promuovendo il territorio e l’università insieme, perché dobbiamo coniugare la qualità dell’uno e dell’altra”.
Ha, per esempio, già in mente come fare per risolvere il problema della residenzialità degli studenti?
“Soluzioni facili a problemi complessi, sono sempre un’arma a doppio taglio. Sicuramente è una delle questioni che andranno affrontate in sinergia con le istituzioni. So che sono stati avviati progetti che dovremo portare avanti per dare alloggio agli studenti, non solo tramite la Lazio Disco, ma anche attraverso alloggi provati. L’obiettivo a cui aspiro è quello di avere dei pacchetti in cui si promuova appunto l’iscrizione e l’alloggio per i fuori sede”.
Abbiamo facoltà che sono eccellenze, come fare a valorizzarle e a renderle sempre migliori?
“Ne abbiamo, in effetti, tantissime in ateneo. Dobbiamo valorizzarle cercando di mettere tutti i professori e i ricercatori nelle condizioni di fare ricerca di qualità. Abbiamo molti colleghi che riescono ad attrarre più fondi rispetto per esempio a chi, o per la materia che studia o per i gruppi di ricerca meno numerosi, ha più difficoltà. Dobbiamo mettere tutti nelle condizioni di lavorare per migliorare l’attrattività di fondi perché senza è difficile fare ricerca”.
Il suo mandato sarà nel segno di…
“Senso di comunità, ottimismo e lavoro”.
Si aspettava di venire eletto?
“In questi mesi, ho provato a parlare praticamente con tutti; noi non siamo una comunità grande, perché tra personale docente e tecnico-amministrativo arriviamo a poco più di 600. Ho trovato una comunità attiva, piena di idee, con voglia di fare per cui è stata una campagna molto positiva, sicuramente faticosa, ma allo stesso tempo molto gratificante, perché ho scoperto tante cose bellissime del nostro ateneo che magari conoscevo meno. Quindi sì, me l’aspettavo, il successo è stato molto significativo e ho vinto con un grande margine. L’emozione dell’applauso di ieri (il giorno dell’elezione, ndr) me la porterò dietro tutta la vita”.
E’ stato anche il primo a consegnare la candidatura, le firme… ha combattuto fin dall’inizio, ci ha creduto ed è andato avanti.
“Essere il primo o il secondo non è che poi faccia veramente la differenza, ciò che l’ha fatta è che la mia candidatura non nasce da una mia idea di scendere in campo e poi cercare il sostegno. Nasce perché con colleghi, amici, studenti e personale, in questi anni, abbiamo lavorato fianco a fianco. Alla fine, loro mi hanno sollecitato perché hanno pensato che fossi quello che meglio rappresentava le idee che avevamo in mente. Non è la mia candidatura o il mio programma, è il programma di tanti e dal primo novembre diventerà il programma di tutti”.
La prima giornata da rettore, come è andata?
“In realtà, la prima giornata da eletto, perché appunto prenderò servizio il primo novembre. E’ stata impegnativa, ho ricevuto tantissimi messaggi di congratulazioni e complimenti e non sono nemmeno riuscito a rispondere alla metà per cui mi scuso in anticipo, ma lo farò nelle prossime ore e nei prossimi giorni.
Tra l’altro oggi (ieri, ndr) ho appena finito tre ore di lezione e quindi gran parte della giornata è stata con gli studenti. Ho avuto anche il piacere di accogliere gli studenti internazionali che sono venuti a Viterbo col programma Erasmus. E’ stato bello – conclude Ubertini -, ho fatto un saluto e vedere un’aula piena di ragazzi che vengono da tutte le parti d’Europa è stata anche quella una bella emozione”.
Paola Pierdomenico
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY