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Montalto - Bagni a spese del comune, 3 anni e 2 mesi per peculato a Caci - Il cittadino Quinto Mazzoni racconta la vicenda che ha portato alla condanna del sindaco

“Infangato, insultato sui social per aver segnalato fatti poco chiari…”

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Quinto Mazzoni, segretario del circolo Pd Montalto di Castro e Pescia Romana

Quinto Mazzoni, segretario del circolo Pd Montalto di Castro e Pescia Romana

Montalto di Castro – Riceviamo e pubblichiamo – Con il cuore in gola scrivo questa lettera!
Scrivo da uomo, da cittadino, da Quinto padre di famiglia, artigiano, non da consigliere comunale, né da segretario di partito, non da politico!

Ho avuto modo di leggere le dichiarazioni del sindaco Sergio Caci, non posso restare in silenzio, le sue illazioni celano una verità diversa da quella da lui esposta e per questo scrivo.

È importante per me precisare che sì, misi a conoscenza le autorità competenti su azioni e fatti poco chiari e che non reputai affatto corretti. Tuttavia, segnalai quanto doveroso sottoporre ad attenzione, da parte di chiunque se ne accorga, ogniqualvolta si scorga una situazione non troppo nitida e pulita come quella. Essa fu così importante che si aprì un procedimento penale in merito.

Al momento della mia segnalazione alle autorità competenti, sulla messa a conoscenza dei fatti che oggi condannano il nostro sindaco pro-tempore, Sergio Caci, io non ero né segretario del circolo Pd (fui eletto dopo più di tre anni, nel maggio del 2016) né consigliere comunale (lo divenni con le elezioni amministrative del giugno 2017, più di quattro anni dopo) e quanto affermo è facilmente verificabile.

Mentire non mi appartiene, soprattutto non quando si gioca con le persone, se non si considera il fatto che, come sempre, le bugie hanno le gambe corte e la verità, presto o tardi, emerge sempre.

Segnalare delle irregolarità ai danni dei cittadini di Montalto di Castro, per mano di alcune figure di rilievo dell’amministrazione mi ha causato molti grattacapi. Ho una famiglia che amo, e con cui mi scuso per la poca serenità degli ultimi tempi, e che, in questi cinque anni, ha passato, con me, le pene dell’inferno, sia per il fango che mi è stato buttato addosso, sia per gli attacchi personali e lavorativi che ho ricevuto e dovuto incassare a viso duro!
Sono anni che non lavoro più a Montalto di Castro, costretto a spostarmi a Roma, Viterbo, Civitavecchia…per continuare a mantenere la mia famiglia.

Tuttavia, da persona umile, quale mi ritengo, sono andato avanti cercando di barcamenarmi in questa nuova normalità fatta di disagi ed occhi puntati per la segnalazione fatta.

Cado spesso, ma ho sempre la grande forza di rialzarmi più forte di prima. Non mi perdono l’aver fatto soffrire la mia famiglia per tutte le tensioni scaturite dal coraggio di non tacere, dalla forza di segnalare quanto dovuto.

Desidero che sia chiaro al sindaco pro-tempore, Sergio Caci, ed a tutti i miei concittadini, che non sono stato io ad indagarlo, che non ho emesso io avvisi di garanzia e rinvii a giudizio, tanto meno io sono il giudice che nel pomeriggio del 26 novembre 2019 lo ha condannato!

Io, Quinto Mazzoni, semplice cittadino di Montalto di Castro, ho fatto soltanto una segnalazione alle autorità competenti su quanto stava accadendo. Non mi sento in colpa, perché dovrei? Lo rifarei, nonostante ci abbia rimesso a livello lavorativo e, soprattutto, umano.

Tutti dovrebbero farlo, ma capisco che è più facile stare al gioco ed essere complici, che compiere il proprio dovere. Ricordatevi che se non diamo modo di essere corrotti, non ci sarà più chi corrompe!

Detto questo mi preme rivolgermi un attimo ai sostenitori del sindaco Caci, i cui commenti, sui social, risultano assurdi e particolarmente offensivi, dove mi si dà dell’handicappato mentale, senza cervello, invidioso…e tanto altro, vorrei ricordare loro che tanto accanimento è irrispettoso ed esagerato nei confronti di tutti i portatori di handicap, delle loro famiglie e della mia persona, nonché di tutte le persone per bene, non essendo tra l’altro io autore di alcun misfatto.

Infine, caro sindaco, le ricordo che lei non si deve difendere da me, ma deve giustificare le sue azioni nei luoghi preposti, il tribunale. Io so come sono andate le cose, non faccia la vittima, non attacchi la magistratura, se afferma di averne fiducia lasci che svolga il suo lavoro, e non contesti il suo operato.

Io non accetto lezioni di vita da lei, io ho la cosa più importante che un uomo possa avere: la dignità!

Quinto Mazzoni


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28 novembre, 2019

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