Viterbo – Per Vittorio Sgarbi, conterraneo di adozione (nel senso di adottante), gli evasori fiscali sarebbero patrioti che difendono azienda e Paese considerando incapaci quelli del governo cui dovrebbero andare i loro soldi in tasse. Paradosso e originalità di interpretazione fiscale?
Non tanto se una nobile famiglia romana, raccontava Giulio Andreotti, prima del 1870 evadeva il fisco per protesta contro il governo dei papi e dopo Porta Pia perché gli italiani, nuovi governanti, avevano cacciato il papa. Evasori sì, ma perché fedelissimi patrioti.
Storia patria a parte, la cronaca narra di cifre enormi di evasione. Con da un lato pochi grandissimi evasori come, dicono, talune multinazionali dell’aereo web (quelli del traffico terrestre han pensato per tempo di trasferirsi altrove).
Dall’altro, tantissimi difensori dei propri spiccioli d’imposta i quali, insieme, fanno grandi cifre. Settanta, ottanta miliardi che per uno studioso serio come Luca Ricolfi sarebbero “con le aliquote attuali, fisiologici” e per un attento deputato della sinistra (non Pd), Stefano Fassina, costituirebbero “evasione di sopravvivenza” grazie alla quale un pezzo di popolo si tiene a galla. Perfino i politici nelle feste di partito non farebbero battere lo scontrino del pasto, osserva l’antico ministro delle finanze Rino Formica, quello per il quale la politica è sangue e merda, ” però oggi…non vedo più il sangue”.
Certo, sanità, scuola, sicurezza, trasporti senza tasse non ci sarebbero, ma l’Italia misera dopo la guerra diventò potenza economica anzitutto col coraggio del debito e la correttezza competente della amministrazione. Insomma, deficit, ricorso al credito con capacità e onestà per mettere a frutto i prestiti ricevuti.
Raccontano che uno dei primi ministri delle finanze del tempo repubblicano abbia lasciato per i successori questa massima: “se disavanzo, seguitemi”. Lo hanno seguito tutti, ma allora la produttività era alta, l’amministrazione piuttosto buona ed i debiti lo Stato li faceva a ragion veduta.
A seguire oggi il risiko del progetto di finanza pubblica in scrittura di notte e cancellazioni di giorno, l’impressione è invece di sentirci come quelli a cui il marchese del Grillo tirava monetine dopo averle rese incandescenti.
Loro, i governanti, però non sono “loro” e noi, lo vedranno, non siamo un c…!
Renzo Trappolini
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