Viterbo – “C’era meno di metà del partito, sembrava più la riunione di un club privato che un congresso. Questa gestione del Pd arroccata e arrogante ha sostituito l’attenzione ai problemi dei cittadini con quella alla gestione del potere e tante persone non si riconoscono più in questa linea”. Luisa Ciambella, capogruppo del Pd in consiglio comunale a Viterbo, spiega i motivi dell’assenza del gruppo dei moderati che ha preso il nome di Iniziativa democratica al congresso provinciale da cui è uscita segretaria Manuela Benedetti.
“Non ho nulla di personale contro Manuela – dice Ciambella – ma il nostro gruppo non si riconosce nella sua candidatura perché non risponde all’idea di pluralità e apertura che è nelle fondamenta del Pd”.
La segretaria dice che ha cercato il confronto con voi, ma non ha ottenuto risposta. È vero?
“Per avere un confronto, bisogna cercarlo dall’inizio. Benedetti mi ha chiamato la sera prima del congresso per propormi di entrare negli organismi. Quella era una ricerca di legittimazioni, più che di confronto. Politica da pacche sulle spalle e strapuntini, ma al nostro gruppo non servono posizionamenti. Questo passerà alla storia come il congresso lampo, tenuto da un club privato che tutt’ora non riesce a capire cos’è la vera pluralità. Tra l’altro non era facile nemmeno sapere che si sarebbe celebrato un congresso, mentre una volta a quell’appuntamento prendevano parte anche pezzi della società che non militavano nel partito”.
Quindi cos’avete intenzione di fare?
“Noi siamo e restiamo nel Pd. Riconosciamo la leadership di Zingaretti, crediamo nei valori del partito e continueremo a portare avanti le nostre istanze. Però siamo assolutamente distanti da chi interpreta oggi il Pd e le sue politiche nella provincia”.
Perché non avete presentato una candidatura concorrente a quella di Benedetti?
“Perché non vengono rispettati i principi statutari del partito. C’è una linea politica di gestione che, agli interessi dei cittadini, antepone la salvaguardia del potere. Nessuna parola sui disservizi della Talete e le bollette pazze, l’arsenico, i fitofarmaci, le liste d’attesa interminabili nella sanità, la gestione dei rifiuti, i trasporti. Siamo arrivati al punto che gli studenti non riescono a frequentare la scuola a causa dei mezzi pubblici, ormai è in discussione anche il diritto allo studio. Di tutto questo il mio partito non dice nulla. Anzi, la risposta è stata nuove assunzioni in Talete”.
Vorrebbe un’azione più forte su queste tematiche?
“Vorrei un’azione sulle tematiche. Punto. E invece i cittadini vedono un partito che tenta inciuci, poi rimangiati, col centrodestra per mantenere la provincia, che si vergogna di usare il suo simbolo, che perde in tutti i comuni, che fa una figura pessima alle europee. Questa gestione passa sopra a tutto, ma di valori di centrosinistra non ha assolutamente nulla. E a noi non sta bene”.
Crede che questa sia una causa della perdita di consensi del Pd?
“Certo. I cittadini non riescono più a distinguere il Pd dagli altri partiti e noi non vogliamo caricarci di questa responsabilità. Manca una linea politica, che è stata totalmente sostituita dalla gestione del potere. O stiamo dalla parte dei cittadini, o siamo dalla parte di interessi particolari e altro”.
Perché non guarda ad altri partiti, se non si trova bene in questo?
“Perché io mi trovo bene nel Pd come ideali, ma non condivido il sistema che si è instaurato in provincia. La politica del ‘che te serve’ ha ridotto un partito all’osso e ha portato tanti moderati e riformisti nativi democratici a non avvicinarsi nemmeno, perché non esiste un dibattito sui temi. Un sistema che si è infiltrato anche nelle manifestazioni degli studenti sui trasporti e nelle Sardine”.
Addirittura?
“Alcune persone che hanno parlato venerdì a piazza delle Erbe sono riconducibili al club privato che gestisce il Pd in provincia. Invece di pensare che le Sardine, come ancora prima il M5s e gli altri populismi, nascono anche e soprattutto per le responsabilità di una sinistra che non ha saputo dare risposte, loro provano a metterci il cappello. Sardine in salsa viterbese. Ecco perché io in quella piazza non c’ero”.
Alessandro Castellani
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