![]() Filippo Rossi |
![]() Viterbo – Renato Zero in concerto a pratogiardino Lucio Battisti ![]() Angelo Branduardi a Viterbo ![]() Filippo Rossi non sprizza simpatia ![]() Filippo Rossi imbizzarrito ![]() Filippo Rossi benedicente |
Viterbo – Viterbo città d’arte e cultura. Vi ricordate? Era l’headline coniato da un vecchio sindaco di Viterbo, per dare un senso e una prospettiva allo sviluppo della città.
Un headline che col tempo, non per merito dei politici, si era quasi casualmente riempito di contenuti. Era partito per primo a sprovincializzare le iniziative culturali della città il Tuscia opera festival con caratteristiche diciamo pop. Prima c’era il Festival Barocco, iniziativa di grande qualità, ma molto di nicchia. Prima ancora c’era stato il Festival dei cantautori, che pochi ormai ricordano, che era una iniziativa fantastica. Che portò in città, poco prima che diventassero delle star di prima grandezza, personaggi del livello di Renato Zero, Alan Sorrenti che cantò quasi in anteprima la meravigliosa Figli delle stelle a pratogiardino Lucio Battisti, Riccardo Cocciante con la strepitosa e sorprendente Bella senz’anima, il grandissimo chitarrista e poi autore Ivan Graziani, un giovanissimo e ancora sconosciuto Angelo Branduardi e così via. Per capire come certi organizzatori erano avanti, voglio ricordare un episodio del Festival dei cantautori, che vedeva tra i promotori dei ragazzi tra i quali Fausto Cappelli.
Arrivarono a pratogiardino Lucio Battisti, nella stessa serata, Renato Zero e Riccardo Cocciante. All’entrata di Renato Zero in calzamaglia rossa attillatissima, i viterbesi si fecero subito riconoscere. Iniziarono, infatti, a ritmare in coro gridando: “Fro-cio! Fro-cio! Fro-cio! Fro-cio! Fro-cio!”. E a quel punto lo spettacolo ci fu davvero, perché Renato Zero fermò tutto e al microfono fece un discorsetto che zittì tutti e mostrò che mirabile animale da palcoscenico era. Un gigante. Un artista. Per nulla intimorito dalla cafonaggine omofoba di certi viterbesi. Il discorso di Renato Zero fu poi rifinito dall’arrivo sul palcoscenico da tre o quattro ragazze bellissime, anche loro in calzamaglia. Insomma: gli organizzatori del Festival dei cantautori portavano a Viterbo personaggi stratosferici, in pratica in anteprima, e c’era chi rispondeva in quel modo. Fortunatamente la gran parte dei viterbesi, ovviamente, apprezzava i grandi artisti. Ma tanto è.
Questo per ricordare solo alcune iniziative culturali a volte partite da semplici appassionati e visionari.
Ebbene, quale è stato l’atteggiamento della politica per queste iniziative? Quando andava bene di totale incomprensione per il valore delle manifestazioni. Nel peggiore, di pura ostilità. Certo qualche sindaco ha anche assecondato. Ma poca roba.
Il tentativo è stato sempre quello di fare spazio agli amici con iniziative di nessun peso specifico.
Ora dopo che il sindaco Michelini non ha fatto nulla per tenere a Viterbo il Tuscia opera festival, nulla sembra muoversi per impedire che il festival culturale Caffeina se ne vada da Viterbo.
Se Caffeina lascia la città, è un impoverimento per Viterbo, ma anche per gli altri festival, pochi, che rimarranno. Sì, perché o si comprende che se si crea un distretto culturale un festival aiuta in realtà l’altro, oppure non si va da nessuna parte.
Ma vi ricordate che si voleva fare di Viterbo la città dei festival? In quel momento si poteva contare sul Tuscia opera festival, Caffeina, Festival Barocco, Tuscia film fest, Medioera… Ed effettivamente si poteva pensare a una città dei festival.
E invece la giunta Arena che fa? Vuole cacciare anche Caffeina. A proposito, il mega galattico assessore alla cultura Marco De Carolis che intende fare di fronte alle indiscrezioni, ancora non ufficializzate, che parlano di addii alla città? Ha convocato gli organizzatori? O dorme, furbescamente. E il sindaco cosa fa? Si veste da Babbo Natale?
E si badi bene, qui non si tratta di aver simpatia o meno per tal Filippo Rossi. Ma di fare gli interessi della città. Cosa che forse sfugge ai politici improvvisati di questa amministrazione.
Con Rossi negli anni ci sono stati, da parte mia, più momenti di pesante critica che di apprezzamento. Basti pensare alla balzana idea di scendere in politica e poi il tradimento di tutte le promesse elettorali.
Ma, al di là di quello che da tempo ho definito il “cialtrone di talento”, Filippo Rossi appunto, una amministrazione dovrebbe preoccuparsi delle prospettive, del futuro della città. E un pezzo di economia di questa città si poteva giocare proprio sul piano culturale. Sulle politiche culturali. E invece no, la giunta Arena, come hanno per altro fatto altre amministrazioni, gioca contro la città e il suo futuro. E per quelle che sembrano essere antipatie politiche e non solo, in pratica, fa scappare Caffeina dalla città. Senza che nessuno si alzi per fare qualcosa.
E’ già risuccesso con il Tuscia opera festival, con il Festival Barocco, con il Festival dei cantautori. Iniziative importanti scompaiono o se ne vanno senza che nessuno dica nulla. Peccato che nessuno anche questa volta faccia nulla. Ma certo che se all’assessorato alla cultura ci si mette uno come De Carolis, tutto diventa chiaro. Chiarissimo.
Infine le domande delle domande. Vogliamo radere al suolo Viterbo, solo perché Filippo Rossi ci sta sul cazzo? E se Caffeina se ne va, cosa rimane? Qualche genio del nulla dirà: “E chi se ne frega!”. Come dire: gente che ha una visione chiara dell’economia e dell’importanza della cultura. E non sa che la cultura e financo lo spettacolo serve proprio per tappare le buche… Per far girare l’economia soprattutto in una città come Viterbo dove da sempre regna il deserto totale…
Carlo Galeotti
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