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Viterbo - L'Unione sindacati di polizia penitenziaria commenta il rapporto del Comitato antitortura del consiglio d'Europa

“A Mammagialla i torturati sono gli agenti penitenziari”

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Viterbo - Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Accusare la polizia penitenziaria per maltrattamenti sta diventando uno sport nazionale se non internazionale, forse perché qualche soggetto tende a farsi pubblicità con il fondoschiena di chi invece veramente è sacrificato sull’altare dell’interesse politico, senza mai specificare invece di quanti siano i ristretti che giornalmente assumono comportamenti in violazione dei regolamenti penitenziari o peggio ancora reati per oltraggio, vessazioni, minacce e aggressioni nei confronti degli stessi “torturatori” della polizia penitenziaria.

Nel 2019 a Mammagialla sono stati tanti gli atti definiti eventi critici che hanno comportato anche gesti autolesionistici (circa 200), aggressioni, minacce e altro (circa 80) nei confronti di agenti ma anche operatori sanitari, educatori e funzionari che hanno comportato anche notizie di reato (oltre 60 casi) e tantissimi atti disciplinari per violazione del regolamento penitenziario in una popolazione detenuta che raggiunge le 580 presenze.

Una popolazione dove al suo interno possiamo evidenziare anche i tantissimi soggetti che sono sottoposti a grande sorveglianza (circa 50) e altrettanti similmente in regime 41 bis, quei soggetti che nella libertà si sono macchiati di fatti efferati appartenenti a mafie di vario genere.

Insomma a Mammagialla esiste una percentuale di soggetti che per la loro gestione serve tanta professionalità e capacità di osservazione trattamentali che viene affidato alla polizia penitenziaria, ma anche ad altri operatori che collaborano alla loro sicurezza, salute, rieducazione e trattamento.

Solo domenica un detenuto sottoposto a ordine e sicurezza dal Dap, uscito per andare all’aria, rientrato poco dopo si rifiutava di entrare in cella per protestare contro il regime disposto. Lo stesso avrebbe voluto essere trascinato a forza, cosa che è stata evitata grazie alla capacità professionale della polizia penitenziaria che insieme al coinvolgimento del cappellano e del dirigente sanitario è stato possibile ricondurre al ragionamento e rientrare in cella.

Dopotutto anche nel caso Cucchi erano stati indicati colpevoli i nostri ragazzi per poi dopo 10 anni fortunatamente essere ritenuti totalmente innocenti. Dopotutto indicare un colpevole è facile, chiedergli scusa alla fine no.

Unione sindacati di polizia penitenziaria


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22 gennaio, 2020

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