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Viterbo - Il sindaco Giovanni Arena durante la Giornata della memoria - Palloncini e bandiere a mezz'asta a palazzo dei Priori

“Alle volte la crudeltà umana è così forte che può sembrare non reale”

di Maurizia Marcoaldi
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Viterbo - La Giornata della memoria

Viterbo – La Giornata della memoria

Viterbo - La Giornata della memoria

Viterbo – La Giornata della memoria

Viterbo - La Giornata della memoria

Viterbo – La Giornata della memoria

Viterbo - La Giornata della memoria

Viterbo – La Giornata della memoria

Viterbo – “Alle volte la crudeltà umana è così forte che può sembrare non reale”. Con queste parole il sindaco Giovanni Arena ha accompagnato il gesto simbolo di questa giornata.

Il primo cittadino ha deposto una corona in via della Verità, nelle vicinanze del civico 19. Da questa casa nel 1943 vennero prelevate tre persone. Emanuele Vittorio Anticoli, Letizia Anticoli e Angelo Di Porto furono deportati nei campi di concentramento di Auschwitz e di Mauthausen.

Questa mattina, nella Giornata della memoria, Viterbo ha ricordato la loro famiglia e lo sterminio di circa 12 milioni di persone. Sei milioni di ebrei. E sei milioni tra oppositori politici, criminali comuni, testimoni di Geova, rom, fuoriusciti, lesbiche, prostitute, omosessuali e malati di mente.

“Oggi siamo qui a porta della Verità – ha detto il sindaco Arena – dove vivevano tre viterbesi che hanno trovato la morte tra le atrocità del campo di concentramento. Alle volte la crudeltà umana è così forte che può sembrare non reale. Un essere umano è stato ridotto a niente. Nei campi di concentramento milioni di persone hanno trovato la morte. Pochissimi si sono salvati e loro ci tramandano il ricordo. Loro sono la testimonianza”.

Poi il sindaco si è rivolto ai ragazzi.

“E’ importante oggi la vostra presenza qui – ha aggiunto Arena-. Queste atrocità devono rimanere nel ricordo ed è giusto che ogni anno ci sia un momento di memoria da parte delle giovani generazioni. Un momento di rispetto per i nostri padri. Godiamoci questa libertà che abbiamo, perché purtroppo in molte parte del mondo ancora ci sono sofferenze atroci e la mancanza totale di libertà. Rispettiamoci e siamo responsabili del momento che viviamo”.

La corona è stata deposta accanto alle tre pietre d’inciampo che ricordano i tre deportati viterbesi durante la Shoah. I loro nomi sono e saranno lì per l’eternità. Incisi sulla piastra di ottone che ricopre i piccoli blocchi in pietra. Sulla lastra accanto al loro nome c’è il luogo di deportazione e la data di morte. Le pietre sono incorporate nel selciato stradale delle città, davanti alla casa di via della Verità. Un segno che è stato fissato nella storia della città nel 2015, grazie anche al lavoro dell’artista tedesco Gunter Demnig. Oltre alle pietre d’inciampo anche una targa.

A partecipare alla cerimonia, scandita e moderata dagli interventi di Salvatore Regoli dell’associazione Iuppiter, gli alunni delle classi terze della scuola secondaria Luigi Fantappiè e le classi quinte della prima Luigi Concetti dell’istituto comprensivo Fantappiè, insieme al dirigente scolastico Valeria Monacelli, a docenti, autorità e associazioni. Presente anche l’assessore alla cultura Marco De Carolis e Peppe Sini del centro di ricerca per la pace. 

Il momento di raccoglimento in via della Verità è stato accompagnato da brani musicali sul tema della Shoah. A intervenire anche il presidente dell’Anpi Enrico Mezzetti che ha ricordato la storia delle tre persone deportate da via della Verità e ha aggiunto: “Queste persone furono deportate perché esistevano, perché c’era una legge che diceva che non avevi diritto di esistere se non eri ariano. L’importante non solo è non dimenticare queste cose, ma renderle attuali perché ci diamo informazioni per l’oggi”. 

Mezzetti ha poi fatto una richiesta al sindaco. Il presidente dell’Anpi ha chiesto di portare la targa che ricorda Emanuele Vittorio Anticoli, Letizia Anticoli e Angelo Di Porto ad altezza d’uomo, ossia accanto al portone di ingresso del civico 19. Al momento la targa è posta in una posizione alta perché “si aveva paura che qualcuno potesse deturparla”.

Il ricordo, filo rosso di tutta la mattinata, è poi passato attraverso gli occhi, i sorrisi, il passo di tutti i giovani che hanno preso parte attivamente alla giornata della memoria. Ragazzi e ragazze della scuola Fantappiè, e non solo, si sono messi in marcia per le vie del centro storico. Una passeggiata silenziosa e riflessiva. Punto di arrivo piazza del Comune dove gli studenti hanno lasciato volare in cielo centinaia di palloncini. Dietro di loro le bandiere a mezz’asta sul palazzo dei Priori.

Un gesto simbolico che verrà portato avanti per tutta la giornata. La mattinata è poi proseguita nella sala Regia di Palazzo dei Priori dove alle 10,30 ha avuto il via l’evento commemorativo dedicato alla Giornata della memoria e organizzato dall’istituto comprensivo con la partecipazione di Salvatore Regoli dell’associazione Iuppiter.

Dopo il saluto istituzionale da parte del sindaco Arena e del dirigente scolastico Monacelli, la testimonianza di Salvatore Federici, reduce della seconda guerra mondiale e internato militare italiano (Imi) nel campo di prigionia di Bad Sulza (Germania) dal 1943 al 1945. L’evento, è stato organizzato dall’istituto comprensivo L. Fantappiè, con il patrocinio del Comune e della Prefettura di Viterbo e la collaborazione della cooperativa Gli Aquiloni, partner della Fondazione Exodus nel progetto “Donmilani2: Ragazzi Fuoriserie”. 

 

Maurizia Marcoaldi


Multimedia – Video: La giornata della memoria – Gallery: Viterbo celebra il giorno della memoria


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27 gennaio, 2020

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