Tusciaweb-150x200-luglio-20-b

    Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • Wikio IT
    • YahooMyWeb
    • MySpace
    • Y!GG
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - Soltanto 4 comuni su 60 rispondono ai questionari di Legambiente per il rapporto che ogni anno valuta la gestione degli animali da parte delle amministrazioni

La Tuscia non è una provincia… per gatti e cani

di Daniele Camilli
Condividi la notizia:

Animali - Cane ritrovato a Montefiascone

Animali – Cane ritrovato a Montefiascone

Gatto

Gatto

Un gatto

Un gatto

Viterbo - Un gatto

Viterbo – Un gatto

Un cane e un gatto

Un cane e un gatto

Un cane guida

Un cane guida

Viterbo – Micio micio, bau bau. Quando gli pare però. Non quando Legambiente chiede i dati alle amministrazioni per l’ottava edizione del dossier Animali in città. Su una sessantina di comuni, nella Tuscia hanno risposto soltanto in 4. Grotte di Castro, Capodimonte, Montalto e Corchiano. “Un pessimo segnale, per quanto riguarda chi non ha risposto – ha detto il responsabile nazionale fauna e benessere animale di Legambiente, Antonino Morabito – di scarsa trasparenza e nessun interesse nel dare informazioni alla collettività”.

Gli indicatori messi in campo da Legambiente per valutare le politiche locali in favore dei cosiddetti amici a quattro zampe sono cinque in tutto. Performance complessiva, regole, risorse, organizzazione e controlli. E gatti e cani dei comuni del viterbese, che hanno risposto ai questionari e avuto comunque il merito d’averlo fatto, non godono dei migliori scenari possibili.

I giudizi di Legambiente, consultabili on line sul sito internet dell’associazione. Grotte di Castro. Performance complessiva, “scarsa”. Quadro delle regole, “pessimo”. Risorse/risultati, “insufficiente”. Organizzazione servizi, “scarsa”. Performance controlli, “pessima”. Capodimonte. Performance complessiva, “insufficiente”. Quadro delle regole, “pessimo”. Risorse/risultati, “insufficiente”. Organizzazione servizi, “sufficiente”. Performance controlli, “scarsa”. Montalto. Performance complessiva, “insufficiente”. Quadro delle regole, “pessimo”. Risorse/risultati, “insufficiente”. Organizzazione servizi, “buona”. Performance controlli, “insufficiente”. Corchiano. Performance complessiva, “insufficiente”. Quadro delle regole, “pessimo”. Risorse/risultati, “sufficiente”. Organizzazione servizi, “insufficiente”. Performance controlli, “scarsa”. 

Insomma, se fosse una scuola, sarebbero stati tutti bocciati o rimandati a settembre con 4 materie.

Secondo il rapporto annuale di Legambiente, Modena, Prato e Verona sono invece i comuni italiani al primo posto per la gestione degli animali che vivono nelle città e le Ausl Toscana centro, Modena e Napoli 1 centro le aziende sanitarie con i servizi veterinari più efficienti.

L’indagine di Legambiente analizza i dati forniti dalle amministrazioni comunali, 1162 questionari completi, circa il 15% di tutti i comuni d’Italia, e dalle aziende sanitarie, 45 questionari completi, equivalenti al 39,5% del totale, in risposta a due questionari specifici, le cui risposte sono poi suddivise in macro aree.

Modena, Prato e Verona sono i comuni più virtuosi. Modena primeggia per l’insieme di regolamenti e ordinanze per la buona convivenza e per i relativi controlli sulla loro applicazione, Prato per l’organizzazione e i servizi offerti agli animali padronali o abbandonati, Verona per un’attenta gestione della spesa offrendo, a minor costo, un servizio di qualità.

“Anche se il trend letto in questi anni è positivo – spiega Morabito – i dati forniti da Comuni e Asl restituiscono un quadro fortemente disomogeneo e, nel complesso, risultati inadeguati rispetto all’ingente spesa pubblica di 221 milioni di euro annui dichiarata per la gestione degli animali nelle nostre città. Ancor più se si considera che i comuni dichiarano di spendere il 58% del bilancio destinato al settore per la gestione dei canili rifugio, circa 102 milioni di euro della spesa stimata per il 2018. Non basta quindi il lavoro messo in campo finora dagli enti più virtuosi e il pressing di associazioni e cittadini, è necessaria una strategia nazionale che metta in sinergia i diversi livelli dell’amministrazione pubblica, rendendo protagonisti i cittadini, per superare una situazione in troppi casi ancora oggi drammatica”.

Il 66% dei comuni italiani dichiara di avere uno sportello, un ufficio o un servizio, dedicato ai diritti degli animali in città e la percentuale sale al 95% per i comuni capoluogo. Tra i capoluoghi di provincia che hanno risposto al questionario di non avere ancora attivato un apposito sportello ci sono Verbania, Rieti e Urbino.

I numeri. I cani, unico animale d’affezione soggetto a registrazione obbligatoria, presenti in Italia a dicembre 2019 oscillano incredibilmente tra gli 11.630.000 e i 27.300.000. “Infatti – spiega Legambiente – secondo le anagrafi regionali ne risultano 11.630.328. Se partiamo invece dalle informazioni pervenute da 50 comuni di diverse regioni italiane che hanno fornito i dati ‘migliori’ rispetto all’anagrafe canina, in Italia dovrebbero esserci 27.312.000 cani, cioè un cane ogni 2,21 cittadini. Se però consideriamo le informazioni ricevute da 3 aziende sanitarie locali di Emilia Romagna, Umbria e Abruzzo che hanno fornito i dati ‘migliori’ rispetto all’anagrafe canina, i cani sarebbero 21.480.265, un cane ogni 2,81 cittadini”.

Per i gatti, la cui registrazione è facoltativa, sono registrati solo 602.421 animali. Ma se si considerano i numeri dei gatti presenti nelle colonie feline forniti da 250 comuni, gli esemplari sarebbero almeno 1.020.646. Mentre sarebbero circa 2.395.000, uno ogni 25,2 cittadini, i gatti presenti nel Paese stando ai numeri ricevuti da 50 comuni di diverse regioni italiane, e almeno 1.378.071 gatti, uno ogni 43,8 cittadini, secondo le informazioni ricevute da 3 aaziende sanitarie locali di Lombardia, Lazio ed Emilia Romagna che hanno fornito i dati “migliori” rispetto all’anagrafe felina. In realtà, come confermano tutte le indagini relative alla presenza di animali da compagnia nelle case degli italiani, il numero dei gatti in Italia sarebbe simile a quello dei cani.

La spesa per la gestione degli animali in città ammonta complessivamente a 220.915.938 euro nel 2018. I comuni dichiarano, infatti, di aver speso per questa voce 176.853.470 euro, a cui vanno sommati i 44.062.468 euro spesi dalle aziende sanitarie. Il comune di Verona è quello che, a fronte di servizi di qualità, registra la spesa minore, 1,43 euro a cittadino. Tra i comuni che più spendono per offrire invece servizi scarsi, c’è Montalbano Jonico (Mt), che spende ben 30,34 euro a cittadino di fatto solo per gestire i cani in canile.

Il 13% dei Comuni ha fatto campagne di sterilizzazione dei cani l’anno scorso, per circa 25 mila cani secondo le stime, percentuale che sale al 60% per i comuni capoluogo. Il 12% dei comuni ha fatto campagne di microchippatura dei cani, 17% nei comuni capoluogo, mentre solo il 4% dei comuni ha fatto campagne di microchippatura dei gatti, 10% nei comuni capoluogo. Campagne antiabbandono e informative sono state realizzate nel 18% dei comuni e nel 43% dei capoluoghi.

Solo il 16% dei comuni, ma la percentuale sale all’88% per i comuni capoluogo, dichiara di avere un canile sanitario, struttura essenziale per il pronto intervento in caso di ritrovamento di un cane ferito. La situazione è ancora peggiore per i gattili sanitari, essenziali per salvare un gatto ferito, che sono presenti solo nel 6% dei comuni e nel 36% dei comuni capoluogo. Solo l’11% dei comuni è in contatto con un centro di recupero per animali selvatici a cui indirizzare chi dovesse trovare un gabbiano o un merlo feriti, e la percentuale scende al 7% se si trova una volpe o un riccio feriti, al 2% se si trova una tartaruga marina o un delfino in difficoltà, e a meno dell’1% se si trova un’iguana o un’altra specie animale alloctona ferita.

“A proposito di canili sanitari – sottolinea poi Legambiente – va messo in evidenza che il loro buon funzionamento dipende da diversi fattori: bassa o alta presenza, nel territorio di competenza, di cani vaganti, padronali o randagi, efficacia e tempestività nel loro recupero, elevata percentuale di cani restituiti ai proprietari, 100% dei randagi dati in adozione e, quindi, nessun cane in canile rifugio. Il comune di Noceto (Pr), ad esempio, nel 2018 ha visto entrare in canile due cani, di cui uno ancora presente a fine anno, e ne ha restituiti 22 recuperati sul territorio ai proprietari. Diverso il discorso per i gattili, perché il numero dei gatti anagrafati è bassissimo, ma si può comunque menzionare il risultato ottenuto dal comune di San Gillio (To) che ha recuperato più di 500 gatti, di cui sei sono stati restituiti ai proprietari, 300 dati in adozione e 200 rilasciati in oasi e colonie feline e solo 12 gatti erano presenti nel gattile a fine 2018”.

In generale, nel 29% dei comuni gli animali d’affezione possono accompagnarci sui mezzi di trasporto pubblico, percentuale che sale al 90% nei comuni capoluogo. L’accesso con i propri amici a quattro zampe negli uffici pubblici è consentito invece solo nel 14% dei comuni, 62% dei comuni capoluogo, mentre è del 15% la percentuale dei locali pubblici che consentono l’accesso degli animali da compagnia, 65% nei comuni capoluogo.

Quali sono invece le situazioni peggiori per quanto riguarda la gestione degli animali? “Le situazioni ‘peggiori’ – commenta Antonino Morabito – sono innanzitutto quelle delle amministrazioni pubbliche che non forniscono alcuna informazione, un pessimo segnale di scarsa trasparenza e nessun interesse nel dare informazioni alla collettività”.

“Tra quante, invece – conclude Legambiente – hanno fornito informazioni emergono situazioni di chiara difficoltà gestionale come, ad esempio, il comune di Latina che, nel 2018, ha visto entrare nel canile 245 cani vaganti, di cui solo 10 restituiti ai proprietari, 98 dati in adozione, 12 liberati nel territorio come cani di quartiere, 47 deceduti in canile e ben 751 cani presenti in canile a fine 2018. Il tutto senza dire quanto abbia speso il comune per questa ‘gestione'”.

Daniele Camilli


Condividi la notizia:
14 gennaio, 2020

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564Informativa GDPR