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Viterbo - Comune - Intervista all'assessora Alessia Mancini - Ieri pomeriggio la prima riunione del tavolo istituzionale sugli orari di chiusura dei locali del centro storico

“Il patto per la notte funziona, ma le persone sono diminuite arrecando danni economici ai commercianti”

di Daniele Camilli
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Alessia Mancini

Alessia Mancini

Viterbo - Le luci di Natale nel centro storico

Viterbo – Le luci di Natale nel centro storico

Viterbo – “Centro storico di Viterbo. Il patto per la notte funziona, ma le persone sono diminuite, arrecando danni economici ai commercianti”. Questo è il primo risultato del protocollo d’intesa siglato da comune e organizzazioni di categoria e che riguarda la chiusura anticipata, rispetto al passato, dei locali all’interno delle mura cittadine. Direttamente dalla viva voce dell’assessora allo sviluppo economico Alessia Mancini che ieri pomeriggio ha coordinato i lavori del tavolo istituzionale voluto appunto da Mancini per fare il punto della situazione. Ogni tre mesi. Il patto è entrato infatti in vigore il 1° ottobre.

Assessora Mancini, come è andato il tavolo?
“Bene. E’ stato un tavolo molto partecipato. Con tantissimi interlocutori. C’erano i rappresentanti dei residenti e degli studenti, le associazioni, sia del quartiere San Pellegrino che delle altre zone, e tutte le organizzazioni di categoria del commercio. Nel patto della notte siglato a fine settembre avevamo inserito un tavolo di monitoraggio trimestrale per valutare l’applicazione del piano. Questo per consentire di allargare e stringere le maglie per quanto riguarda gli strumenti contemplati dal patto”.

In cosa consiste il patto per la notte?
“Con il piano del commercio sono stati stabiliti gli orari di chiusura dei locali all’interno del centro storico. Nella zona fucsia, che comprende il quartiere San Pellegrino, da ottobre a giugno i locali di somministrazione devono chiudere a mezzanotte. Da giugno a settembre possono restare invece aperti fino all’una. L’articolo 11 del piano del commercio prevede comunque delle deroghe. A patto che fosse stato firmato prima un protocollo, il cosiddetto patto per la notte, tra comune e organizzazioni di categoria. Questo per garantire livelli minimi di decoro e sicurezza. Grazie a questo patto, i locali che lo richiedono possono accedere a delle deroghe. Secondo regole ben precise. All’interno della zona fucsia, dalla domenica al giovedì i locali possono chiedere di restare aperti fino all’una. Ma da mezzanotte all’una la somministrazione può avvenire soltanto all’interno. Il venerdì e il sabato i locali della zona fucsia possono restare aperti fino all’una somministrando anche all’esterno. All’esterno della zona fucsia, quindi per tutto il resto del centro storico, il venerdì e il sabato i locali possono restare aperti fino alle due. Ma dall’una alle due la somministrazione deve avvenire all’interno”. 

Come valutano i commercianti l’applicazione del patto per la notte?
“La valutazione è sempre a due facce. Da un lato è emerso che il patto della notte sta funzionando e non c’è più movida molesta, dall’altra dobbiamo renderci conto che è diminuito tantissimo l’afflusso di gente a San Pellegrino e in generale in tutto il centro storico. C’è stata soprattutto una riduzione di persone provenienti dalla provincia per il fine settimana. Il piano sta funzionando ma sta arrecando dei danni economici ai commercianti”.

E come si risolve questo problema?
“Per cercare di risolvere questa cosa, i commercianti hanno proposto di portare l’orario alle due per tutti facendosi carico della sicurezza”.

Perché questa proposta?
“Perché il dato forte che è emerso è che mancano i controlli. Il problema, secondo i commercianti, è l’assenza di controlli”.

Controlli da parte di chi?
“Anche da parte del comune. Se noi avessimo più vigili urbani li potremmo mandare a controllare i locali che alle due di notte sono ancora aperti o chi fa schiamazzi per strada. I vigili urbani li possiamo mandare soltanto una volta ogni tanto. Perché manca il personale. Lo stesso vale per polizia e carabinieri che hanno poche pattuglie e ben altre priorità. Ed è ovvio che tra schiamazzo, movida, omicidio o rissa le priorità sono di suo evidenti”.

Quali sono le sue proposte?
“Innanzitutto dividere il tavolo in due. Uno per San Pellegrino, l’altro il resto del centro storico. Questo per essere più puntuali negli interventi. Le organizzazioni di categoria hanno poi ribadito la necessità di avere un nuovo Puc, piano urbanistico commerciale, che potrebbe creare strumenti accessori, alternativi e risolutivi. Personalmente ho già chiesto un tavolo interassessorile per la redazione del Puc. Tuttavia i requisiti del Puc devono essere stabiliti da un regolamento regionale che probabilmente verrà approvato nei prossimi tre mesi. E questo è un passaggio essenziale. Nel frattempo sto verificando la possibilità di dare qualche deroga a locali che strutturalmente lo consentono o che come tipologia di clientela sono meno invasivi. E in tale direzione ho trovato il consenso di tutti”. 

Si spieghi meglio…
“Oggi le deroghe in più vengono date per eventi specifici su progetti specifici. Invece di ragionare solo per eventi, possiamo cominciare anche a ragionare per requisiti. Quindi a chi ha requisiti specifici, come ad esempio una particolare clientela”.

Quale sarebbe?
“Un conto chi prende cappuccino e cornetto. Un conto chi beve scortini”. 

Cosa succede adesso?
“Mi aspetto un documento da parte dei partecipanti al tavolo che tenga conto di quanto detto oggi. Il prossimo step sarà comunque quello di convocare il tavolo interassessorile per ragionare sul Puc. Poi ci rivedremo tra tre mesi. Tuttavia il tavolo di oggi ci dice che queste deroghe stanno funzionando. Dobbiamo trovare soltanto il modo di ampliare le maglie per chi è nelle condizioni giuste”.

Daniele Camilli


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10 gennaio, 2020

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