Viterbo – “Una via al fascista Giorgio Almirante non dovrebbe neanche essere presa considerazione nella nostra repubblica democratica. Farlo rispecchia il fatto che in Italia esistono, di fatto, due Italie. Una antirazzista. L’altra che vede invece un pericolo nel diverso”. Elisa Guida non ha dubbi. È una studiosa dell’università degli studi della Tuscia dove, domani in occasione del Giorno della Memoria, verrà scoperta una targa commemorativa in ricordo di 12 ebrei viterbesi deportati nei campi di sterminio nazisti e transitati in quello che allora era il carcere di Santa Maria in Gradi, oggi sede dell’Unitus. Elisa Guida si occupa di Shoah e al suo attivo ha già una pubblicazione importante. La strada di casa. Il ritorno in Italia dei sopravvissuti alla Shoah (Viella). In arrivo anche un secondo libro. Senza perdere la dignità. Piero Terracina e la sua famiglia sotto il fascismo e il nazismo. Collaboratrice di Terracina, Guida è stata inoltre tra i protagonisti del memoriale della Shoah a Tarquinia e la studiosa che, assieme all’Unitus e all’associazione ArteInMemoria, ha portato a Viterbo le pietre d’inciampo in ricordo di tre ebrei che quando furono deportati abitavano in via della Verità.
Dottoressa Guida, la legge che istituisce la Giornata della memoria è del 2000. Cosa è cambiato da allora in termini di presa di coscienza rispetto allo sterminio di 12 milioni di persone durante la Seconda guerra mondiale?
“Credo che abbia inciso notevolmente perché il discorso ha iniziato ad essere effettivamente un discorso pubblico. Quindi siamo di fronte ad un. discorso che entrato a far parte del dibattito e della società. Con più o meno qualità. Soprattutto nelle scuole c’è un lavoro di formazione che in diversi casi è particolarmente serio”.
La memoria della Shoah è stata trasmessa prevalentemente attraverso i testimoni diretti dello sterminio. Tra questi, anche Piero Terracina, recentemente scomparso. Cosa accadrà quando tutti i testimoni non ci saranno più?
“E’ molto difficile per uno storico fare previsione. Credo però che ci siano tutti gli strumenti per far sì che il patrimonio di conoscenze che noi abbiamo possa essere trasmesso. Faccio riferimento sia agli strumenti della storia, sia a quelli delle testimonianze e dell’arte. Fondamentali, ad esempio, sono gli strumenti dell’arte. In particolare modo per quanto riguarda la costruzione e la trasmissione della memoria. Penso all’architettura, alle pietre d’inciampo, alla letteratura, al cinema. Da una parte la storia, dall’altra l’arte. Due percorsi diversi ma che possono camminare a braccetto nella costruzione della memoria collettiva”.
Per diversi anni lei è stata collaboratrice di Piero Terracina, sopravvissuto allo sterminio e punto di riferimento per quanto riguarda la memoria della Shoah. Cosa lascia Terracina alle nuove generazioni per le quali la Seconda guerra mondiale e lo sterminio rischiano di diventare un lontano ricordo?
“Nelle sue testimonianze, Terracina ha lasciato alle nuove generazioni un messaggio molto importante. La testimonianza di Piero è fondamentale per la memoria della Shoah. Ed è una delle poche testimonianze in Italia che fa anche riferimento al Porrajmos, ossia lo sterminio dei popoli Rom e Sinti durante la Seconda guerra mondiale. Un evento drammatico cui Terracina ha assistito e ha fatto sempre riferimento nel corso dei suoi interventi. C’è poi l’esperienza personale e familiare di Piero Terracina. Una delle sue frasi più ricorrenti, che cito a memoria, è ‘state attenti a chi ha la soluzione, state attenti a chi ha la verità in mano, state attenti ai nuovi duci'”.
Nel 2015, in via della Verità a Viterbo sono state messe tre pietre d’inciampo in memoria di Emanuele Vittorio Anticoli, Letizia Anticoli e Angelo Di Porto deportati e assassinati nei campi di sterminio nazisti. Secondo lei, a Viterbo, le istituzioni stanno ricordando a dovere la Shoah oppure no?
“Le pietre d’inciampo sono state messe su richiesta dell’università degli Studi della Tuscia che ha fatto richiesta all’associazione ArteInMemoria. Il comune di Viterbo ha appoggiato e sposato questa iniziativa. Per quanto ne so, so che le pietre d’inciampo sono fondamentali e costituiscono un valore memoriale e affettivo per studenti e docenti della scuola Fantappie. Ci sono anche diverse iniziative a Viterbo e nella Tuscia. Le pietre d’inciampo sono diventate mano mano un tutt’uno con il territorio, quindi patrimonio locale, del territorio. Ed è giusto che siano dei ragazzi e degli abitanti di quel quartiere”.
Il 27 gennaio a Viterbo ci saranno diverse iniziative. Tutte distinte, e tutte però alla stessa ora. Non era meglio pensare ad un’unica iniziativa condivisa invece da tutti?
“Quello che lei sottolinea fa parte di una realtà che in qualche modo è più italiana piuttosto che locale. Un rincorrersi e un sovrapporsi di eventi memoriali che caratterizzano spesso il 27 gennaio”.
Il 27 gennaio l’università della Tuscia scoprirà una targa in ricordo di 12 ebrei viterbesi transitati, prima di essere deportati nei campi di sterminio, nel carcere di Santa Maria in Gradi, ora sede dell’Unitus. Non crede che, sebbene sia sempre benedetta e benvenuta, si tratti comunque di un’iniziativa tardiva, considerando che i primi studi sulla Shoah a Viterbo risalgono ormai a più di 20 anni fa?
“Credo che si sia dovuto combattere molto per poter realizzare la targa. Un’iniziativa che non a caso è stata proposta da Tommaso Dell’Era, studioso della Shoah e del rapporto tra università e docenti ebrei cacciati dagli atenei nel 1938. Una sua battaglia, voluta e resa possibile anche dall’università. Credo poi che in questi ultimi anni l’università della Tuscia abbia fatto diverse iniziative. E la targa che verrà scoperta in aula magna è un po’ il coronamento di tutto quanto un percorso”.
Il sindaco di Verona propone la cittadinanza onoraria a Liliana Segre e al tempo stesso dedica una via al fascista Giorgio Almirante. Provocando la reazione di Segre stessa, pronta a rinunciare alla cittadinanza. Secondo lei, la cittadinanza onoraria a Segre da parte di una città che ha una via dedicata ad Almirante sono incompatibili o no?
“Credo che una via al fascista Giorgio Almirante non dovrebbe neanche essere presa considerazione nella nostra Repubblica democratica. Ma è solo una mia opinione. Una situazione che rispecchia però il fatto che in Italia esistono, di fatto, due Italie. Un’Italia antirazzista. E un’Italia che vede invece un pericolo nel diverso”.
Daniele Camilli
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