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Coronavirus - Viterbo - Floris, del sindacato di polizia penitenziaria Sappe: "Positivi solo nell'animo"

“Carcere, negativi tutti gli agenti e un detenuto”

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Il carcere di Mammagialla

Il carcere di Mammagialla

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Solo nell’animo siamo positivi. Sono tutti negativi i controlli.

Alla casa circondariale di Viterbo di positivo c’è solo il clima creato da una squadra veramente compatta e coesa. Sono tutti negativi invece i risultati dei tamponi effettuati su una quarantina di agenti e su un detenuto.

L’allarme che si era creato dopo un caso di positività di un agente, è rientrato. Il lavoro svolto finora è a prova di fuoco. Le misure applicate, tra voli pindarici e giochi di squadra, con i mezzi per il contrasto da Coronavirus veramente esigui e irreperibili, hanno dato il segnale che le cose quando fortemente volute funzionano contro tutto e tutti.

Spicca indubbiamente il gioco di squadra, la regia della direzione, il senso di appartenenza a un apparato dello stato degli uomini della polizia penitenziaria, ecco spicca il senso positivo delle cose. Il riconoscimento viene da tutte le parti addirittura da quella parte che meno ti aspetti; i detenuti.

Ogni giorno, ovviamente tra paure, isterie e angosce, non mancano complimenti all’operato dello stato, anche scritti. Di quel pezzo di stato che sono gli uomini e le donne del reparto di polizia penitenziaria di Viterbo. Tutti i “positivi” sono a fianco della nostra particolare guerra nella guerra. Le altre istituzioni con in testa la prefettura, non hanno fatto mai mancare il proprio sostegno, la propria voce.

Non mancano ovviamente le tensioni ma alla fine della giornata le azioni positive, le soluzioni poste in essere e perché no, il virtuosismo messo in campo da tutti ha la forza di annullare tutte le paure e in un certo modo donare serenità a un ambiente già teso di suo. Si pensi alle tensioni all’interno di un carcere in tempi normali, figuriamoci al tempo del Covid-19.

Si pensi alle tensioni all’interno di quello che alcuni vogliono che sia “il Mammagialla”. Doveva essere il primo istituto in Italia a esplodere. Il lager per eccellenza! Invece no. Invece eccola qua, la casa circondariale di Viterbo. Eccola qua con la sua serenità. Con i suoi progetti virtuosi, ma soprattutto con il suo personale. Quello vero, quello in prima linea, quello che non abbandona il collega nel suo lavoro. Nella sua missione.

Per ovvie di ragioni di spostamento manca tutto il “terzo settore”, il volontariato, gli esterni. Eppure sono esplose le iniziative positive. Eppure spesso ci si trova a combattere il nemico, il virus, come si fosse all’interno di un’unica parte. Eppure quella storia che ci voleva solo aguzzini è sparita. Muta, silente, come se non fosse mai esistita. Che fosse gonfiata ad arte. Mah chi lo può sapere.

Certo è che oggi più che mai, essendo soli all’interno dell’istituto se avesse avuto un valido fondamento, allora si che sarebbero scoppiati i problemi. Invece no, eccoli qua. Eccoli a difendere l’istituto come se fosse un bene prezioso da tutelare da un nemico invisibile e vigliacco. Eccoli vestiti di blu, gli uomini e le donne della “pol pen” (come ci piace abbreviare a noi) pronti a sacrificare le proprie famiglie pur di custodire per nome e per conto della società. A breve un progetto che dovrebbe vedere detenuti intenti alla fabbricazione di mascherine. Un progetto nobile e triplice. Lavoro per un’azienda viterbese, lavoro per i detenuti all’interno del carcere quindi impegno e soprattutto difese dal Coronavirus per migliaia di poliziotti penitenziari.

Sperando che nessuno voglia fermare questo progetto, sarà una risposta positiva alle gogne mediatiche contro l’istituto. Negli ultimi tempi abbiamo sempre scelto la strada del silenzio. Altri, anche nel nostro panorama, hanno sempre straparlato spesso senza sapere ciò che stavano dicendo. Spesso accusando. Ora è il tempo dei fatti. Di quelli positivi. A noi del Sappe piace parlare con i fatti. Ecco questo è un buon esempio del nostro motto “res non verba”. Da vicesegretario regionale del Sappe sono orgoglioso di tutto quanto sta succedendo all’interno dell’istituto. Una vera magia. Finora tutto quanto successo di negativo è stato sapientemente trasformato in positivo dagli uomini e dalle donne del Corpo di polizia penitenziaria, dagli educatori, dal personale amministrativo, dal personale sanitario, dai Medici.

Siamo al punto che il personale che precauzionalmente viene tenuto fuori servizio grida a gran voce di essere impiegato in servizio alla pari degli altri “operatori necessari”. Ci dicono perché sanitari, medici
addirittura vigili del fuoco anche se tamponati e negativi vengono impiegati durante la sorveglianza precauzionale e noi no. Perché non possiamo dare il nostro contributo. Possiamo solo rispondere che il provveditore del Lazio con una scelta particolare ha deciso così. Non ne condividiamo i contenuti ma ci adeguiamo alla scelta.

Altri hanno scelto altre strade, per noi la vittoria è sentire quei fratelli che vogliono essere parte attiva della guerra che questo virus ci ha costretto a combattere. Il sindacato deve essere dalla parte del lavoratore. Sempre. Anche quando questo significa andare in apparente contro tendenza. Riconoscere un lavoro ben fatto, ma soprattutto fatto con il cuore, non significa disconoscere la propria identità. Significa sviluppare la propria maturità intellettuale.

La direzione nel caos anche economico e commerciale, ha saputo reperire da subito gel disinfettante, sapone, dispenser, anche se poche mascherine, guanti, termoscan, disinfettante per ambienti, spazi pre triage e isolamento sanitario. Certo si doveva fare di più per tutelare al massimo il personale ma se ci guardiamo attorno comprendiamo di come sia impossibile a livello nazionale fare di più.

Speriamo le cose non cambino, speriamo che anche la politica si faccia nostra alleata in questa “battaglia di positivi”. Si potrebbe concludere dicendo alla casa circondariale di Viterbo “siamo tutti positivi, si, di spirito”.

Luca Floris
Vicesegretario regionale Sappe


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29 marzo, 2020

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