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Coronavirus - Tribunale - La difesa: "Non può stare coi genitori anziani e gli alberghi sono chiusi"

Schiaffeggia figliastra, finisce in mezzo alla strada

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Il tribunale

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Viterbo – (sil.co.) – Uno scatto d’ira, in questi giorni di convivenza forzata in casa con la moglie e i figli, sarebbe sfociato in uno schiaffone di troppo in un’abitazione del capoluogo.

Uno schiaffo in piena faccia alla figliastra 15enne, mentre stava litigando con la sorella, che giovedì 26 marzo, in piena emergenza Coronavirus, è costato il provvedimento urgente dell’allontanamento dall’abitazione familiare a un professionista viterbese.

La minore, chiamando in lacrime il 113, avrebbe raccontato di altri episodi, a partire da novembre, e detto che a farne le spese sarebbe stata anche la madre, pure lei vittima di violenza da parte del marito.

L’indagato, accusato di maltrattamenti e lesioni aggravate dai futili motivi, è comparso ieri mattina davanti al gip Rita Cialoni che, al termine dell’interrogatorio, si è riservata sul mantenimento della misura chiesto dal pm, contro cui si è espressa la difesa. Nel primo pomeriggio il magistrato ha rigettato la richiesta di allontanamento.

“Al giudice per le indagini preliminari abbiamo fatto notare come in altri momenti l’indagato avrebbe potuto trasferirsi presso parenti, amici o in albergo, cosa impossibile in questi giorni che sono per tutti di quarantena forzata”, spiegano i difensori Corrado Cocchi e Giovanni Bartoletti.

“Il nostro assistito in questi due giorni non ha potuto trasferirsi dai genitori, perché sono anziani e vanno protetti da contatti pericolosi per l’elevato rischio di contagio. A causa del Coronavirus, sono bloccate tutte le attività ricettive, quindi niente alberghi o bed and breakfast. Non gli è rimasto che chiedere in giro se qualcuno avesse la possibilità di mettergli a disposizione un alloggio, ma dato il momento, ha trovato tutte le porte chiuse. In pratica, si è trovato in mezzo a una strada”, proseguono.

“Auspichiamo che, dato il particolare contesto storico, invece di ricorrere alla decisione più drastica, si voglia dare un’opportunità di riconciliazione, spingere sulla riappacificazione. Qui parliamo di un serio professionista, padre di cinque figli, non di un violento seriale”, proseguono i legali.

“È un periodo, questo, in cui i contrasti familiari possono assumere toni drammatici che in tempi normali non avrebbero. Crediamo che quanto accaduto debba far riflettere per l’immediato futuro. Una maggiore umanità e comprensione, in tempi di misure draconiane contro il Covid-19, sarebbero auspicabili anche in eventuali altri casi analoghi per non aggravare i dissidi familiari, rendendo ancora più insostenibile e intollerabile la vita delle persone coinvolte”, concludono i difensori.


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29 marzo, 2020

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