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Coronavirus - Viterbo - Parla Luciana Manipoli figlia di una paziente che era ricoverata al terzo piano e ora è a Belcolle: "Stava bene, adesso è in ospedale con grave insufficienza respiratoria anche se non abbiamo ancora l'esito del test"

“I tamponi sono stati fatti solo ad alcuni del personale di Villa Immacolata”

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Casa di cura Villa Immacolata

Casa di cura Villa Immacolata

Viterbo – “I tamponi sono stati fatti solo ad alcuni del personale di Villa Immacolata”. La mamma di Luciana Manipoli era ricoverata al terzo piano della struttura, quello di riabilitazione. Dal 9 marzo, con le prescrizioni dovute al diffondersi del Coronavirus, non la vede. Ora, come lei racconta, è a Belcolle con “grave insufficienza respiratoria”.

“Martedì sera – racconta Luciana Manipoli – mia madre di 92 anni è stata portata al pronto soccorso in codice rosso con grave insufficienza respiratoria.

Quello che lamento, è che è una settimana che cerco di contattare il direttore di Villa Immacolata, perché quando si è saputo di questi casi, avevo fatto presente la cosa, essendo mia madre ricoverata al terzo piano della struttura, nello stesso reparto dove si sono verificati i casi di Covid-19. Volevo chiedere che venissero fatti controlli, perché ci sono appunto persone grandi.

Non sono riuscita a parlarci e noi dal 9 marzo non possiamo entrare. E’ da quel giorno che non vedo la mamma”.

Continua: “La cosa che mi ha messo in allarme è che io tutte le mattine chiamavo per avere notizie e la risposta suonava come un disco attaccato ripetutamente e cioè che la mamma stava bene, era stabile e stava facendo terapia, perché lei non era entrata per patologie, ma solo per fare una riabilitazione avendo perso un po’ il tono muscolare poiché allettata per una cura lunga. Stava quindi bene quando era entrata.

Quando si è verificato questo caso, mi sono battuta, ho parlato con tutti e ho chiesto che misure sarebbero state adottate. I tamponi sono stati fatti solo ad alcuni del personale che hanno deciso loro. Quando invece doveva essere tutto il reparto, il terzo, quello di riabilitazione, dove c’era la oss positiva con cui mia mamma è stata a contatto.

In questa situazione di allarme, così grave, perché il direttore non richiede immediatamente che siano fatti i controlli visto che si tratta di una cinquantina in tutto tra personale e ricoverati. Chiediamo delle misure e chiediamo di fare dei controlli. Non sono stata ascoltata e presa per visionaria”.

La mamma della signora è ora a Belcolle. “Martedì mattina mi avevano detto che stava bene e che faceva terapia, invece, nel pomeriggio mio fratello casualmente ha provato a chiamarla nel cellulare e ha risposto un’infermiera da cui abbiamo saputo della situazione. Una mancanza grave il fatto di non aver ricevuto avviso. 

Questo ci ha ferito, non solo personalmente. Sto pensando anche alle altre persone. Al terzo piano c’è qualcosa che non va. Non possono dirmi che è tutto ok e poi le cose non vanno. Ci vuole più trasparenza, perché tutti possiamo sbagliare o avere delle mancanze, ma se questo è dovuto alla superficialità non lo accetto. 

Ci rammarichiamo che non siano stati presi subito provvedimenti. Fino a martedì comunque questi controlli a tappeto non sono stati fatti con una situazione un po’ di pericolo, anche se loro continuano a dire che non era così. Mi ha dato dispiacere perché Villa Immacolata per me era una risorsa ed era stato un miracolo mandare la mamma lì.

Lei all’inizio faceva il semiresidenziale, che devo elogiare perché il personale è stato splendido, e poi quando è stata poco bene e l’immobilità l’aveva portata ad avere difficoltà a riprendere la deambulazione abbiamo fatto richiesta al reparto di riabilitazione e ora siamo arrivati a questa situazione.

Mi sono dovuta ricredere – conclude – perché non sono rimasta molto contenta. Speriamo che mi madre non sia positiva, ancora non abbiamo l’esito del tampone, ma me lo auguro per lei e per tutti gli altri pazienti. Inoltre spero che inizino a fare i controlli”.

 


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1 aprile, 2020

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