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Il giornale di mezzanotte - Vita in tempi di quarantena - Suor Francesca Pizzaia rdel monastero di Santa Rosa dice: "Ci deve essere un riequilibrio dell'economia, del chi ha troppo e chi ha niente" - Nella foresteria del convento il dormitorio della Caritas

“”Restate a casa!” ma chi una casa non ce l’ha dove resta?”

di Silvana Cortignani
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Suor Francesca

Suor Francesca

Monastero di Santa Rosa - Gli auguri delle suore alcantarine per la domenica delle palme

Gli auguri delle suore alcantarine per la domenica delle palme – Da sinistra: suor Francesca, suor Elpidia, suor Elvira e suor Floriana

Viterbo - La vita nel Monastero di Santa Rosa

La vita nel Monastero di Santa Rosa

Viterbo - La vita nel Monastero di Santa Rosa

La vita nel Monastero di Santa Rosa

La vita al monastero di Santa Rosa

La vita al monastero di Santa Rosa

La vita al monastero di Santa Rosa

La vita al monastero di Santa Rosa

La vita al monastero di Santa Rosa

La vita al monastero di Santa Rosa

Viterbo – La quarantena al convento in tempi di Coronavirus. Ce la racconta suor Francesca Pizzaia, che oggi ha 55 anni mentre ne aveva 26 anni quando, nel 1990, conobbe le suore francescane Alcantarine e decise di servire il Signore con la loro forma di vita, la regola francescana. 

“In occasione della domenica delle palme ci siamo fatte una foto vicino all’urna, con Rosina, e l’abbiamo messa sulla pagina Facebook e sul sito dl monastero per fare gli auguri per la settimana santa a tutti i fedeli”, spiega, mentre al convento ci si prepara alla Pasqua.

Da dicembre 2015 vive nel monastero di Santa Rosa, a Viterbo, dove è alla guida di un gruppo di sorelle: suor Elvira che ha 80 anni, originaria della Puglia; suor Elpidia, della provincia di Caserta, che ne ha 70; e suor Floriana, la più giovane e la più tecnologica, di Napoli, che ha 43 anni. 

Di recente si sono aggiunti gli ospiti del dormitorio della Caritas Diocesana che, per via del Coronavirus, si sono trasferiti nella foresteria del monastero. 

Nel convento in cima alla salita di Santa Rosa vivono quattro suore. “In realtà siamo cinque e la più importante di tutte si chiama Rosina. Lei è quella che lavora più di tutte, perché deve ascoltare, ascoltare, ascoltare. Poi prende tutto quello che ascolta e dice al Padreterno ‘vedi tu quello che puoi fare'”, dice tutto d’un fiato suor Francesca, la cui parlantina e la cui risata sono come un fiume in piena che  scalda il cuore e scaccia i cattivi pensieri.

Suor Francesca è di Treviso, Nervesa della Battaglia, dove in questi giorni drammatici per l’Italia vive tappata in casa la mamma, di 83 anni. “Di lei, che sta sola, si sta occupando mio fratello, ogni giorno si affaccia per vedere se ha bisogno – spiega – io la sento tutti i giorni. Con le altre sorelle siamo quotidianamente in contatto con i familiari lontani e seguiamo avidamente in televisione le notizie relative al Coronavirus. Oltre a pregare, cosa che facciamo sempre, ma in questi giorni, se possibile, con ancora maggiore slancio. Dopo avere seguito, tutte le mattine alle 7, la messa con il Santo Padre”. 

Lei, dal giorno del lockdown, lo scorso 11 marzo, è uscita una volta sola: “Per un servizio”. Ma l’isolamento non è clausura: “Siamo bombardate di telefonate e di messaggi, siamo dentro al mondo, non siamo fori dal mondo, questo mondo ci appartiene. In paradiso non si va da soli, si va insieme. E la comunione è importante”. 

Suor Francesca, come si vive la pandemia di Covid-19 dentro le mura di un monastero?
“E’ cambiata la relazione fisica con le persone, ma ci sentiamo uniti umanamente con tutti i fratelli che ogni giorno incontravamo e con quelli che si affidano alle nostre preghiere, perché continuiamo a pregare per loro. Abbiamo intensificato molto la preghiera, o meglio, la facciamo in maniera diversa, perché la preghiera personale è diventata la preghiera comunitaria”.

La basilica che ospita la teca con il corpo della patrona è aperta o chiusa?
“Abbiamo scelto di tenere aperta la chiesa per qualche ora durante la giornata, per dare la possibilità a chi si trova di passaggio di entrare per una preghiera”.

A parte pregare, cosa fate durante la giornata?
“Il monastero è così grande, c’è tanto da fare. Dobbiamo pulire, riordinare. Poi ci sono i giardini, dobbiamo togliere l’erba. Nel chiostro c’è il Roseto di Rosa che ci ha donato Daniele Cortese due anni fa, che è bellissimo, ma abbiamo dovuto togliere la gramigna che sennò da qui a un mese si mangia la rosa. Adesso dobbiamo andare nel viale che ci porta alla Via Crucis e il viale che porta alla casa, dove anche ci sono i roseti, a togliere le erbacce”. 

Per la spesa come siete organizzate?
“Di solito sono io quella che gira con la macchina. Adesso abbiamo Caterina, la direttrice dell’Iperconad, che ci porta la spesa e ce la dona, lei come persona. Poi abbiamo Danilo Lucarini di Santa Barbara, che fa il panettiere e ci porta il pane. Poi abbiamo Federico Polozzi della pasticceria che ci ha detto ‘non pensate al dolce per Pasqua’. Abbiamo chi ci vuole bene e si prende cura di noi. Abbiamo anche tanti volontari, che fanno a turno, un giorno ciascuno, per aiutarci “.

Mangiate tutte insieme?
“Sempre. Nel nostro bel refettorio di 100 metri quadri. C’è anche il televisore, che ci hanno donato, dal quale in questi giorni seguiamo tutte le ultime notizie sul Coronavirus.  Trascorriamo molto tempo nel refettorio, perché è la stanza più calda, quella dove si sta meglio. E la sera andiamo a dormire verso le dieci-dieci e mezzo”. 

In seguito alle restrizioni contro il Coronavirus, avete dato in comodato d’uso i locali della foresteria alla Caritas che aveva problemi con il dormitorio…
“Sì, sono 15 camere, le usano tutte singole. Sta andando bene, sono molto bravi gli operatori e anche i ragazzi. Noi abbiamo un riscontro, quando c’è bisogno magari mi chiamano oppure telefonicamente. Mi dicono ‘cerca di non venire’, però ci sentiamo sempre, loro sanno che noi ci siamo. Questa cosa, veramente, ha suscitato nel cuore di tanti viterbesi il desiderio di rendersi utili. Allora chiamano noi: ‘vogliamo portare qualcosa’, ‘cosa vi serve?’. E io dico ‘chiamate la Caritas’ e do i riferimenti della Caritas”.

Ci pare di capire che avete un buon rapporto con i vostri ospiti e vicini di casa?
“C’è un movimento che fa piacere, sentire che usciamo un pochino dai nostri schemi, dai nostri gusci, dalle nostre sicurezze e che ci accorgiamo di chi ha bisogno. Noi non abbiamo bisogno di niente. Però chi non ha una fissa dimora, chi non ha un luogo dove posare il capo, come diceva Gesù… qui possono stare anche durante il giorno, perché è separato dal resto. Lo slogan è ‘restate a casa’, ma chi la casa non ce l’ha dove resta?”. 

Cosa ne pensa, suor Francesca, di questo momento così duro che il paese e il mondo stanno vivendo?
“L’appello del papa è continuo, di uscire da noi stessi, di rendersi conto di chi ha bisogno, di dare. Ci deve essere un riequilibrio dell’economia, del chi ha troppo e chi ha niente, dovremo accorgerci di questa cosa, che niente ci è dovuto e che tutto ci è donato. E niente ci appartiene, possiamo solo vivere per restituire al Signore”.

Lei ha un motto particolare, vero?
“Vero. Il mio motto è: una vita donata è una vita ritrovata, una vita trattenuta è una vita perduta, siccome noi vogliamo ritrovarla per sempre in Lui, la doniamo. In qualsiasi forma la dobbiamo donare: fisica, economica, spirituale, materiale. Chiediamo al Signore anche che ci doni la sapienza del cuore, per scorgere cosa possiamo fare. E’ questo che noi facciamo sempre nella nostra preghiera,che è una preghiera continua, con tutte le nostre difficoltà, perché le nostre umanità mica le lasciamo a casa, ce le portiamo”.

Rosa cosa ci insegna?
“Rosa ci insegna che non siamo esonerati da niente, che anche i cristiani sono soggetti alla morte. Quanti cristiani sono morti di Coronavirus? Però abbiamo una marcia in più. Non siamo soli a vivere questa avventura, il Signore è con noi”. 

Silvana Cortignani


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16 aprile, 2020

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