Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Il giornale di mezzanotte - La presidentessa dell'associazione "Le mosche Bianche" Danila Annesi rende omaggio al ricercatore della Tuscia

In ricordo del grande virologo vignanellese Geo Rita…

Condividi la notizia:

Danila Annesi

Danila Annesi

Vignanello – Riceviamo e pubblichiamo – Virologi, epidemiologi e simili: quanti appaiono, in questo periodo, sui nostri schermi tv, certi della loro sapienza e scienza, ma purtroppo incapaci di fornire ancora una soluzione al problema Coronavirus, sicuramente perché questo virus è sconosciuto.

Guardandoli, ascoltandoli, però, il mio pensiero è andato subito al grandissimo virologo Geo Rita, orgoglio italiano e vignanellese. A lui, fraterno amico di mio padre, al suo operato, dedico questo ricordo, certa di far piacere ad entrambi (morti i due nel 1994) e sicura di rendermi utile soprattutto ai giovani vignanellesi, che ignorano la storia di questo grande scienziato.

Geo nacque a Vignanello il 29 ottobre 1911, da Giuseppe, maestro elementare, e da Delia Rosati. Nel 1929 si iscrisse alla facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Roma e si laureò nel 1935. Iniziò la sua attività di ricercatore nel 1937 presso l”Istituto di microbiologia diretto dal noto Vittorio Puntoni. Le sue prime ricerche microbiologiche risalgono a questo periodo.

Si occupò dei metodi per l’isolamento dei virus batteriofagi e della loro relazione, come strumento di riconoscimento specie-specifico tramite lisi, con il bacillo della dissenteria Shigella, presente nelle acque del Tevere.

Dal giugno 1938, per diversi mesi Geo lavorò con Salvatore Luria, futuro premio Nobel ed amico per sempre.Luria frequentava i”ragazzi di via Panisperna, il gruppo dei fisici delle particelle capeggiato da Enrico Fermi. Con i loro esperimenti sulla lisogenicità, Rita e Luria misurarono la quantità minima di batteriofagi necessari ad uccidere (lisare) un batterio, ricerche utilizzate da Lauria nell’esilio americano per gettare le basi della genetica batterica.

A causa delle leggi razziali imposte dal fascismo, i risultati vennero pubblicati separatamente: a Geo fu vietato di firmare i contributi con un ricercatore ebreo e Luria dovette pubblicarli in Francia un anno dopo.

Allo stesso periodo appartengono alcuni lavori di Rita sui meccanismi infettivi del virus della rabbia e le ricerche incentrate sulla diffusione e rilevamento di alcune malattie come la dissenteria batterica infantile, tifo, paratifo, salòmonella, stafilococco e haemophilus influenzae.

Nel 1940 divenne assistente ordinario in microbiologia e, nel decennio successivo, Rita ampliò le proprie conoscenze, occupandosi della potabilità delle acque, sierodiagnosi, infettivologia e microbiologia veterinaria. Nel 1951 iniziò a collaborare con il Service du bactèriophage dell’Institut Pasteur e fu ternato nel concorso alla cattedra di microbiologia dell’università di Bologna. Nel 1953 fu chiamato alla facoltà di medicina dell’Università di Siena dove rimase sino al 1968. Qui Rita condusse esperimenti sui fagi, sul virus del morbillo, sui Coxsackie virus, sugli adenovirus.

Sviluppoò una nuova ed originale linea di ricerche antisettiche centrate sui diversi fattori capaci di inibire la replicazione virale. Inizialmente si concentrò sullo studio di numerose sostanze chimiche antivirali, dedicandosi poi allo studio dell’interferone, proteina prodotta dal sistema immunitario in risposta ad infezioni virali.

Alcune delle ricerche sull’interferone, condotte in collaborazione con Samuel Baron e Hilton B. Levy. del Laboratory of viral diseases dei National institutes of health di Bethesda (Stati Uniti) ebbero echi internazionali.

Nel 1967 organizzò a Siena il Simposio internazionale sugli interferoni. Nel 1969 tornò a Roma, alla Sapienza per ricoprire la prima cattedra italiana di virologia.Negli ultimi anni della sua carriera affrontò le capacità litiche dei lisosomi cellulari, il ruolo delle infezioni virali nel linfoma di Burkitt e nel processo di oncogenesi.

Infine si dedicò allo studio dei meccanismi infettivi dei mengovirus, agenti virali utilizzati come modello di laboratorio per virus patogeni umani come il poliovirus ed il virus dell’epatite A. Nel 1987 fu nominato professore emerito presso l’Università La Sapienza di Roma. Morì a Roma l’11 settembre del 1994.

Sensibile all’impegno politico e civile dello scienziato, Geo fu Uomo schivo e silenzioso; si distingueva per l’impegno, serietà, rifiuto del compromesso nell’attività professionale, per l’estrema cordialità ed equilibrio nei giudizi, qualità che potevo notare quando con mio padre lo andavamo a trovare nel suo Istituto, a Roma ed i due amavano ricordare i loro trascorsi giovanili a Vignanello.

Il suo magistero ha creato una scuola di virologia nota a livello internazionale. Nel 1967 ricevette il Premio internazionale Guido Lenghi dell’Accademia nazionale dei Lincei per gli studi di virologia biologica e clinica.

E’ stato presidente del comitato di medicina del Cnr, presidente della Società italiana di microbiologia, direttore dell’Istituto di virologia dell’Università di Roma e vicepresidente della sezione italiana dei Medici per la prevenzione della guerra nucleare.Su mia personale sollecitazione,quale consigliere ed assessore nell’Amministrazione Bracci, è stata intestata a Geo una via nel natale paese di Vignanello.

Danila Annesi
Presidente associazione “Le mosche Bianche”


Condividi la notizia:
14 aprile, 2020

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/sindaco-cercasi-ci-vorrebbe-diogene/