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Fase 2 - Marco Marzi (Federbalneari) sul documento di Inail e Iss che indica per la balneazione alcune norme anti Coronavirus: "A queste condizioni tanto vale non aprire"

“Gli stabilimenti rischiano di perdere più del 40% degli ombrelloni”

di Samuele Sansonetti
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Tarquinia - Il lido deserto

Tarquinia – Il lido

Tarquinia lido

Tarquinia – Il lido

Fase 2 - La domenica a Tarquinia lido

Tarquinia – Il lido

Tarquinia – Dal 4 maggio anche il litorale viterbese ha iniziato a rianimarsi.

Runner e ciclisti possono tornare ad allenarsi sui lungomari di Tarquinia e Montalto di Castro mentre i bar e ristoranti cercano di offrire un po’ di normalità ai propri clienti con la vendita di prodotti d’asporto.

Non tutto, al momento, è rosa è fiori e per accorgersene basta osservare al di là del muretto di confine tra l’asfalto dei marciapiedi e la sabbia degli stabilimenti. La loro attività sarà altamente pregiudicata dal Coronavirus, che limiterà in maniere considerevole le potenzialità delle strutture.

Come se non bastasse, un documento firmato da Inail e Istituto superiore di sanità ha scosso la poca tranquillità dei gestori con alcuni consigli sulle norme anti Coronavirus nel comparto della balneazione. Le disposizioni non sono ufficiali ma offrono spunti per un successivo decreto e tra le proposte più criticate dalla Federbalneari c’è quella sul distanziamento tra i vari ombrelloni: cinque metri tra le file degli ombrelloni, quattro metri e mezzo tra gli ombrelloni della stessa fila e due metri tra le attrezzature di spiaggia come lettini e sdraio.

“E’ allucinante” spiega con amarezza Marco Marzi, coordinatore locale di Federbalneari e titolare dello stabilimento La Pineta di Tarquinia lido.

E’ una misura eccessiva?
“Assolutamente esagerata. Eravamo consapevoli che sarebbe stato proposto un distanziamento maggiore ma qui si parla di circa 20 metri quadrati a ombrellone. E’ un salotto. Certe camere d’albergo, bagno compreso, sono più piccole”.

Quanti ombrelloni perderebbe, in media, uno stabilimento?
“A queste condizioni più del 40%. A Tarquinia ci sono stabilimenti che rischiano di poter piantare solo dieci o 20 ombrelloni. La misura standard, per far stare comodi i clienti, è di due metri e mezzo per tre. Logicamente va aumentata ma non così tanto. In questo modo tanto vale non aprire”.

Una proposta per voi ragionevole?
“Quattro metri e mezzo per tre. Sono all’incirca 14 metri quadrati a spiazzo. Ci farebbero perdere meno ombrelloni e garantirebbero tutta la sicurezza necessaria. Senza pensare poi ai clienti fissi: io ne ho 26 che sono abituati da trent’anni alla prima fila. Come faccio a decidere chi mandare dietro? Un’altra soluzione sarebbe quella di mettere gli ombrelloni a zig zag: in questa maniera anche la seconda fila non avrebbe nessuno davanti”.

Come vanno le prenotazioni?
“Questo è un altro problema. Senza un’indicazione ufficiale non sappiamo nemmeno se avremo la disponibilità o meno per ospitarli tutti. Nonostante questo molti stabilimenti si sono già organizzati con la cartellonista e i vari prodotti santificanti per l’attrezzatura da mare e le cabine”.

La vostra speranza è che il governo utilizzi misure meno restrittive?
“Sì. Non possiamo accettare una riduzione così drastica. Partiamo svantaggiati ma in questo modo sarebbe una vera e propria mazzata. Siamo a metà maggio e ancora non possiamo montare le spiagge. Inoltre dobbiamo leggere questo documento che è veramente assurdo. Tramite i nostri sindacati andremo contro queste proposte”.

Samuele Sansonetti


Articoli: Ombrelloni a 5 metri e spiagge libere su prenotazione, anche il mare della Tuscia studia la Fase 2 di Samuele Sansonetti – Giulio Marini (FI): “Turismo, impossibile riaprire con le norme Inail-Iss” – Federbalneari: “Le linee guida sulla balneazione creano incertezze e confusione” – A Montalto e Pescia partita la pulizia delle spiagge


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14 maggio, 2020

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