Viterbo – Da lunedì 20 aprile Sara Buono è la referente dello “Sportello Trans Viterbo” promosso dall’Altro circolo-Centro culturale di iniziativa omosessuale, inaugurato circa un anno fa a via Garbini 51-52, presieduto da Gian Carlo Mazza.
Un impegno che Sara, 37 anni, d’origine campana, titolare col fratello di un salone d’acconciatura a Montefiascone, aveva preso due anni fa quando, dopo una lunga serie di peripezie mediche e burocratiche, si è sottoposta all’intervento chirurgico per cambiare sesso.
Un intervento eseguito all’ospedale di Pisa Cisanello, con il dottor Girolamo Morello e Valentina Matteotti, che è stato l’ultimo passo di un lungo e impervio percorso, giunto successivamente alle terapie ormonali che le avevano già dato l’aspetto di una donna. E successivamente all’ottenimento, a fatica, scontrandosi con mille cavilli, del cambio del nome all’anagrafe e quindi sui documenti, vivendo per un periodo l’imbarazzo di avere un aspetto femminile e una identità ancora maschile.
Dal 21 aprile, ogni lunedì dalle 12 alle 15 e il giovedì sera dalle 20 alle 21.30, Sara risponde alle domande di chi è interessato a conoscere il suo percorso. Per ora soltanto al telefono (342-7531133) a causa dell’emergenza Coronavirus, successivamente su appuntamento, previa chiamata allo stesso numero.
Sara, a suo tempo avevi detto che volevi impegnarti in prima persona per aiutare chi voleva fare il cambiamento…
“Già quando mi sono operata mi aveva contattato il presidente Gian Carlo Mazza, proponendomi di diventare un punto di riferimento per le ragazze come me. Io all’epoca gli avevo detto di darmi un po’ di tempo per rifletterci, perché avevo fatto l’intervento, la mia socia si era dimessa, era tutto un peso ed ero soprattutto costretta a tornare a lavorare subito. Era una cosa che volevo fare, ma era una cosa in più, che al momento non era buona per la mia salute e mi avrebbe portato ulteriore stress”.
Cosa è successo nel frattempo?
“E’ successo che da quando mi sono operata sono diventata lo stesso un punto di riferimento per tutte le ragazze e i ragazzi che vogliono fare il cambiamento a Viterbo e anche in provincia. Perché, se è vero che basta aprire internet e le leggi le trovi subito, sentivano il bisogno di parlare con una persona che avesse fatto tutto il percorso, che conoscesse e potesse indirizzare in base a quello che lei aveva fatto”.
Dove e come la trovavano queste persone?
“Venivano direttamente al negozio, solo che al negozio ero limitata, c’erano disagi, non dico per le mie clienti, perché le mie clienti sono abituate, sono espansive, comunque vedevo che c’era disagio dalla parte opposta perché non era il luogo adatto. Nell’arco di questi quasi due anni da quando mi sono operata, sono diventata un punto di riferimento per persone costrette a venire al mio negozio, cosa che era imbarazzante per loro perché io dovevo lavorare, e poi non tante persone avevano il coraggio di venire a Montefiascone. Allora ho parlato con una mia amica del circolo e mi ha dato il numero del presidente Mazza, con il quale avevo parlato a suo tempo”.
Lei seguirà anche i lavori del Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), che ha sede a Palazzo Chigi?
“Esattamente, come referente territoriale per le discriminazioni riguardanti l’orientamento sessuale dell’associazione Unar. Una cosa impegnativa, per la quale spero di essere all’altezza, in quanto qualche volta dovrò anche andare a Palazzo Chigi dove c’è un tavolo, quando ci saranno le leggi per noi, eccetera.Ma sono pronta a sostenere il mio ruolo di portabandiera della provincia di Viterbo”.
Il 20 aprile ha fatto il suo debutto allo “Sportello Trans Viterbo”…
“Per ora solo al telefono, offro un sostegno psicologico, posso parlare di come mi sono mossa io, poi si faranno tante altre cose, mi diceva il presidente che ci sono tante persone da seguire. E’ già prevista un minimo di assistenza medica e legale, io da parte mia sto cercando di creare una rete tramite le persone conosciute in seguito alla mia esperienza”.
Quale è stato il primo scoglio quando ha deciso di cambiare sesso?
“Quando io all’epoca ho deciso di fare il cambiamento, ad esempio, ho girato diecimila avvocati e vi assicuro che addirittura uno mi ha chiesto 50mila euro, 25mila euro per il cambio nome e 25mila euro per il cambio sesso, perché erano due pratiche. Un’altra me ne ha chiesti 30mila, un’altra diecimila. Poi scopri che ci sono persone che lo fanno gratis”.
Sara, come ti è cambiata la vita a due anni dall’intervento?
“Sono stata male, anche perché ho avuto la mia socia che mi ha lasciata sotto l’intervento, quindi non mi sono potuta godere la convalescenza. Prima sembra che stai bene, poi ho avuto un ‘rimbombo’, come dicono gli americani, una caduta. Ora sto bene, ho trovato la mia dimensione, è cambiata la mia vita, è diventata proprio la vita di una donna, penso come una donna, però sono cose che non è che decidi tu, è l’intervento che ti cambia. E oggi sto bene, sì, altrimenti non andavo a fare volontariato alla croce rossa, non proponevo il mio lunedì di taglio gratis, tutte cose che ho fatto e che sto facendo ancora oggi perché mi sento gratificata”.
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