Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – La situazione di emergenza sanitaria conseguente al diffondersi dell’epidemia da Covid-19 sta avendo pesanti ripercussioni sull’economia del paese e della città: ogni settore economico ne sta pagando o ne pagherà nell’immediato futuro, dolorose conseguenze.
Per alcuni di questi settori è stato possibile continuare l’attività, sia pure a passo ridotto e con una forte flessione nel reddito; altri potranno credibilmente riaprire a breve.
Esiste però una categoria di lavoratori, il cui specifico si appoggia sulla socialità, che saranno con ogni probabilità gli ultimi a essere messi in condizione di mettere il pane sulla tavola: gli operatori dello spettacolo dal vivo.
Vedete, quando un sipario non si alza il problema non è unicamente quello dell’artista o del regista o dello scenografo o del costumista che non incassa, ma che dall’esibizione di un artista dipende una lunga filiera economica che resta senza lavoro, quindi senza denari, quindi in grave sofferenza economica.
Si fermano anche (la lista sarà breve e incompleta per non annoiarvi) tutti i tecnici, i parrucchieri, i truccatori, il personale di sala, il servizio di pulizie, le sartorie che forniscono i costumi, le calzolerie che forniscono le scarpe, i laboratori che costruiscono le scene, e con loro si fermano tutti i loro fornitori, e in molti casi parliamo di piccole e medie realtà imprenditoriali che hanno dipendenti.
C’è anche sul piatto il problema che molti operatori culturali mettono il pane sulla tavola soltanto appoggiandosi a una forte attività nei mesi estivi: se l’estate teatrale si ferma, la loro prossima occasione di reddito slitta di un anno.
E dall’attività dello spettacolo dal vivo dipende, ovviamente, buona parte del flusso del turismo e quindi degli incassi dei ristoratori, degli albergatori, dei bar.
Alla luce di questa premessa, sarebbe vergognoso per la nostra città non tendere una mano a quei concittadini che, per mestiere e non per hobby, affidano la loro sopravvivenza a uno spettacolo che va in scena.
In questo senso ho protocollato stamattina, insieme al gruppo consiliare di Viterbo 2020, una mozione da discutersi in consiglio comunale per istituire un fondo straordinario i cui denari vadano a esclusivo beneficio del settore dello spettacolo dal vivo, chiedendo che qualsiasi avanzo di cassa dell’assessorato alla Cultura e che ogni somma già stanziata rimasta in cassa per via della cancellazione forzata di eventi o a causa di eventuali rinunce ai benefici delle convenzioni già stipulate confluiscano in questo fondo.
La mozione propone che questi fondi vengano redistribuiti in ugual misura alle attività professionali cittadine che operano nel settore perché queste possano credibilmente progettare e programmare eventi in caso il governo autorizzi una anche parziale ripresa delle attività o, nel caso dovessero protrarsi i limiti imposti dall’emergenza sanitaria, perché un’iniezione di liquidità garantire a ciascuna realtà professionale la sopravvivenza.
Spero che questa mia proposta troverà in consiglio una larga condivisione: il mondo dello spettacolo dal vivo è un’industria che muove l’economia e sospenderne per un tempo così lungo l’attività senza offrire alcun sostegno non significa solo condannare alla fame (sì, alla fame) larga parte dei suoi lavoratori, ma creare un danno economico enorme a tutta la filiera che da questo dipende.
Sarebbe davvero vergognoso e imperdonabile abbandonare un intero settore produttivo al proprio destino unicamente perché non si riesce ad afferrare il concetto che non solo con la cultura si mangia, ma che persino la realtà economica apparentemente più distante da questo mondo mangia grazie alla cultura.
Alfonso Antoniozzi
Consigliere comunale movimento civico Viterbo 2020
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