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Il giornale di mezzanotte - Roma - Il governatore Ignazio Visco: "Trasporti, ristorazione e attività culturali sono quasi alla paralisi" - DOCUMENTO

Nessuna ripresa fino al 2022, gli scenari della Banca d’Italia

di Daniele Camilli
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Roma – Covid e crisi economica, ecco come potrebbe andare a finire da qui al prossimo anno. Due gli scenari previsti dalla Banca d’Italia che ne giorni scorsi ha presentato un’analisi per l’economia italiana ribadita nelle considerazioni finali del governatore di Bankitalia Ignazio Visco presentate il 29 maggio a Roma nella sede dell’istituto bancario.

“Un’analisi – sottolinea il governatore nella sua relazione – basata su ipotesi alternative in merito alla durata e all’estensione dell’epidemia, alle ricadute sull’economia globale e alle sue ripercussioni finanziarie”.

Due scenari, dunque. Uno di “base” e un secondo calibrato “su ipotesi più negative”, che ci dicono però quale sarà il futuro immediato del paese e le possibili conseguenze sociali che la politica e le istituzioni saranno chiamati a gestire.


Ignazio Visco

Ignazio Visco


“Nello scenario di base – spiega Visco – la flessione dell’attività produttiva nel 2020 sarebbe pari al 9 per cento, superiore a quella sofferta in due riprese tra il 2008 e il 2013; il calo si concentrerebbe nei primi due trimestri dell’anno, con un parziale recupero a partire dall’estate. Senza il sostegno alla domanda fornito dalle politiche di bilancio finora definite la contrazione dell’attività economica supererebbe l’11 per cento. Le moratorie sul credito e le garanzie sui nuovi prestiti alle imprese riducono drasticamente il rischio di effetti di amplificazione ulteriori, associati a una diffusa crisi di liquidità. Nel 2021 il prodotto recupererebbe circa metà della caduta. Queste stime presuppongono che prosegua il contenimento dei contagi a livello nazionale e globale”.

Insomma, nonostante il nome rassicurante, “scenario di base”, quella che si prospetta, ben che vada, è una crisi economica peggiore di quelle del 2008 e del 2013. Ancora citate in tanti convegni prima dell’esplosione del Covid. Per ritornare a pieno regime, cioè alla situazione precedente al Coronavirus, che, fra l’altro non era delle migliori, il 2021 da solo non basterà. “Nel 2021 – come ha detto, appunto, Visco – il prodotto recupererebbe circa metà della caduta”. Non solo, ma non ci deve essere più una ripresa del contagio. Altrimenti lo scenario di base viene meno.


Banca d'Italia - Palazzo Koch

Roma – Banca d’Italia – Palazzo Koch


C’è poi il secondo scenario, basato su ipotesi più negative. “Anche se non estreme in merito all’evoluzione dell’epidemia, all’entità del calo del commercio mondiale e all’intensità del deterioramento delle condizioni finanziarie, il prodotto – evidenzia comunque Ignazio Visco – si ridurrebbe del 13 per cento quest’anno e la ripresa nel 2021 sarebbe molto più lenta”.

“Il calo degli investimenti – aggiunge il governatore della Banca d’Italia – sarebbe in ogni caso particolarmente accentuato, risentendo della forte incertezza delle prospettive economiche. Ne troviamo già conferma nelle tradizionali indagini presso le imprese da cui emerge una forte e diffusa revisione al ribasso dei piani di investimento; per la prima volta dal 2014 viene indicata una contrazione dell’accumulazione la cui entità, simile nell’industria e nei servizi, è maggiore nelle imprese di minori dimensioni”.

In sintesi, in caso di Scenario 2, l’economia italiana verrebbe messa in ginocchio e nemmeno nel 2021 si vedrebbe luce. Con le aziende che smetterebbero pure di investire, quando invece l’investimento, pubblico e privato, è l’unica via d’uscita dalla crisi. Quanto meno il modo per uscirne senza perdere posizionamenti acquisiti nel tempo sui mercati internazionali. E smetterebbero di investire anche le piccole aziende che negli anni ’80, la cosiddetta terza Italia, con la loro presenza hanno permesso al paese di risalire la china dopo i terremoti politici, sociali ed economici degli anni ’70.

Infine, “in entrambi gli scenari – scrive il governatore della Banca d’Italia – la caduta del prodotto nell’anno in corso sarebbe dovuta per metà alle limitazioni connesse con i provvedimenti di sospensione dell’attività e la conseguente contrazione del reddito disponibile; per l’altra metà rifletterebbe il rallentamento del commercio internazionale e il sostanziale arresto dei flussi turistici internazionali”.


Cantiere di lavoro

Cantiere di lavoro


Manca il terzo scenario, quello peggiore di tutti, che Bankitalia non descrive. Più per stile che per non aver chiaro il quadro, che, anzi, nell’insieme delle considerazioni del governatore è ben delineato. Senza considerare una ripresa del virus in autunno. A quel punto lo scenario sarebbe di quarto tipo. Imponderabile, ma di certo apocalittico.


Viterbo - La Banca d'Italia in via Marconi

Viterbo – Il palazzo della Banca d’Italia in via Marconi


“L’impatto dell’epidemia sui diversi settori di attività economica – spiega infatti Visco raccontando quello che realmente è accaduto all’economia italiana in questi ultimi mesi – non è stato omogeneo. Gli effetti immediati sono stati più forti nei trasporti, nella ristorazione, nelle attività ricettive, in quelle ricreative e culturali, nei servizi alla persona e in larga parte del commercio, tutti settori nei quali le limitazioni imposte dalle misure di contenimento hanno portato quasi alla paralisi dell’attività. Anche in presenza di una graduale attenuazione delle misure di distanziamento, la ripresa di questi comparti dipenderà dal tempo necessario per il dissiparsi dei timori maturati in questi mesi”.

Un pezzo importante dell’economia italiana ha subito così un impatto fortissimo. Trasporti, ristorazione, attività ricettive, eventi culturali, servizi alla persona, commercio. La loro attività è stata letteralmente “paralizzata”. E non si sa quando queste realtà potranno risollevarsi. 


Viterbo - Turisti in piazza San Carluccio

Viterbo – Turisti in piazza San Carluccio


Una crisi che, in tal caso, mette in discussione l’idea stessa dei contesti urbani, e dei centri storici nello specifico, che si è venuta faticosamente a formare nel corso degli ultimi decenni e che le conseguenze economiche dell’emergenza Covid rischiano di spazzare via per sempre. L’idea di contesti urbani pensata sul turismo e le attività ad esso legate perché capaci di attrarlo. Ristorazione, locali, B&b, festival. Quello che Ulf Hannerz nel libro “Esplorare la città. Antropologia della vita urbana” definisce come passaggio dalla città cultuale alla città culturale. Da una città che ruota attorno ai luoghi di culto, come punto di riferimento urbano e dell’organizzazione della vita civile, e luogo di culto, laico, è anche il palazzo del governo, a una città che fa dell’evento, culturale, nello specifico, e dunque turistico, il polo che garantisce e permette l’interazione, l’incontro e la partecipazione. Pertanto, lo sviluppo del contesto sociale mediante la crescita del reddito degli operatori che lo caratterizzano.

Un’ipotesi di città messa pesantemente in discussione dal fatto che le conseguenze dell’emergenza Covid hanno colpito due pilastri che la caratterizzano. Turismo e commercio.

“Una quota rilevante della domanda loro destinata dipende dal turismo – sottolinea Visco – cui è direttamente riconducibile, rispettivamente, più del 5 per cento del Pil e oltre il 6 dell’occupazione. Dopo il brusco arresto indotto dall’epidemia, per il turismo si prospetta un recupero solo parziale nella seconda metà di quest’anno e nel prossimo; la ripresa sarà soprattutto frenata dalla riduzione delle presenze straniere. Ne conseguirà un calo del saldo con l’estero del settore, tradizionalmente in forte avanzo”.


Viterbo - Il primo sabato dopo l'emergenza

Viterbo – Il primo sabato dopo l’emergenza


Nel commercio si è intensificata invece “la tendenza – continua Visco – ad accrescere l’uso dei canali di vendita digitali. L’incidenza degli acquisti online sul totale delle spese effettuate con carta elettronica, pari al 23 per cento lo scorso anno, è salita al 40 in aprile, sostenuta dal settore alimentare, da quello dell’abbigliamento e dalle vendite al dettaglio di beni a uso personale o domestico. Nel bimestre marzo-aprile gli acquisti online della grande distribuzione di beni alimentari e di prima necessità sono cresciuti del 170 per cento rispetto allo stesso periodo del 2019. Queste tendenze potranno proseguire nei prossimi mesi, accelerando la ricomposizione dell’offerta, con ulteriori sviluppi delle modalità di vendita miste (tradizionali e per via elettronica) anche negli esercizi commerciali di minore dimensione. È un processo che comporta nuove opportunità, ma anche costi di transizione”. E “tenderà a premiare le aziende più dinamiche e innovative”.

Daniele Camilli


– Banca d’Italia, le considerazioni finali del governatore


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4 giugno, 2020

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