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Il giornale di mezzanotte - Viterbo - Caffeina dopo 13 anni lascia la città per il castello di Santa Severa - Il direttore artistico Filippo Rossi non nasconde la delusione, ma la strada era segnata: "Non è stata nemmeno una scelta, lì c'erano le condizioni, altrove no"

“Da viterbese mi piange il cuore, un pezzo della nostra storia va altrove”

di Giuseppe Ferlicca
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Filippo Rossi

Filippo Rossi

Ezio Mauro e Filippo Rossi a Caffeina

Ezio Mauro e Filippo Rossi a Caffeina

Viterbo - Caffeina - Carlo Bonini e Filippo Rossi

Viterbo – Caffeina – Carlo Bonini e Filippo Rossi

Filippo Rossi e Walter Veltroni

Filippo Rossi e Walter Veltroni

Viterbo – “Caffeina al Castello di Santa Severa non è stata nemmeno una scelta. Lì c’era un bando per iniziative, a Viterbo no”. Filippo Rossi, direttore artistico la fa semplice. Più di quanto possa sembrare. Ma il festival letterario che lascia Viterbo dopo 13 anni e per la quattordicesima edizione si sposta sul litorale romano, è qualcosa per il capoluogo della Tuscia, tutt’altro che semplice e facile da digerire. In programma dal primo luglio al 31 agosto, si sarebbe potuta fare in questa nuova veste, anche a Viterbo. Ma l’amministrazione comunale avrà altre idee. Dopo il Christmas village, la città dei Papi perde un altro pezzo. “Da viterbese mi piange il cuore”.

Caffeina dopo 13 anni trasloca a Santa Severa, è un addio a Viterbo?
“La storia di Caffeina – dice il direttore artistico Filippo Rossi – è stata sempre sempre più complessa di come veniva raccontata. Con l’amministratore Gaetano Carramusa, che è imprenditore, è una macchina che va avanti sulla sua strada, dove è possibile andare avanti. Per fare un grande festival bisogna che ci sia un minimo di certezze. Quest’anno a Santa Severa abbiamo vinto un bando e quindi, con tutti i problemi che conosciamo, il Coronavirus, cambia il format di Caffeina, in una location meravigliosa”.

Non era possibile mettere in piedi un festival, seppure ripensato, a Viterbo?
“Per fortuna, come è sempre stato, io sono direttore artistico, Non mi sono occupato di questi aspetti. So per certo che l’organizzazione in questo momento ha valutato come un festival tradizionale o con un nuovo format fosse impossibile lì e ha scelto altrove. È molto semplice. Non è stata nemmeno una scelta. Abbiamo partecipato a un bando e l’abbiamo vinto. Perché a Santa Severa c’era un bando e altrove no. So che Caffeina ha partecipato, ha vinto e quindi si fa”.

Caffeina se ne va da Viterbo. Più per il Coronavirus o per la politica locale?
“Il Coronavirus ovviamente ha cambiato tutto il mondo dell’organizzazione eventi, generando un problema enorme. Ma è chiaro che al castello di Santa Severa la praticabilità per fare qualcosa c’era, altrove no”.

Ma a Viterbo sarebbe stato possibile mettere in piedi la stessa nuova Caffeina?
“Tutto è possibile. Come facciamo il festival lì, distribuito su due mesi e non più su dieci giorni, questo format poteva essere declinato in qualsiasi altro posto”.

Viterbo compresa. Ma qualcuno dall’amministrazione comunale vi ha contattato?
“Fisicamente i contatti con l’amministrazione non li ho tenuti io. Bisognerebbe chiedere all’organizzatore. La storia di Caffeina a Viterbo la conosciamo tutti bene. Non nascondiamoci dietro a un dito. Io mi sto occupando della parte artistica, predisponendo un grande programma. È il mio lavoro”.

Da viterbese, come vede Caffeina che lascia la città per andare altrove?
“Da viterbese mi piange il cuore. La considero una grande perdita per la città, questo è indubbio e non posso dire il contrario. In questo momento sto spedendo gli inviti per Santa Severa. Molti mi dicono che è più comoda per essere raggiunta da Roma, è più vicina, è una situazione nuova. Il romano o il milanese che decide di venire, lo fa comunque. Cambia solo la location. Ma da cittadino viterbese, ripeto, mi piange il cuore. Un pezzo della storia della città, un parte della nostra storia se ne va altrove”.

È un passaggio definitivo?
“Ci sono altri che decidono. Caffeina è una macchina enorme, troppo grande, con costi elevati. Io credo che un imprenditore se la farà, la farà dove è possibile. Un gruppo di matti la organizzava pure dove era impossibile e lo dicevamo pure. Un imprenditore come Carramusa no. Sennò si va a sbattere. Se Fondazione Caffeina ha accumulato debiti è perché non era possibile mettere in piedi il festival in quel modo. L’ho sempre detto. Mi viene da vomitare dalla noia, per le tante volte in dieci anni in cui l’ho ribadito. Ma è così. Organizzare eventi ha un costo. Noi abbiamo provato a mettere in piedi il festival a Viterbo nonostante tutto. Quest’anno non era possibile”.

Come sarà il nuovo formato Caffeina imposto dal Coronavirus?
“Causa Covid sarò distribuita su due mesi, le regole t’impongono di non ammassare persone senza controllo. Per questo la regione ha predisposto un bando preciso. Sarà un programma su sessanta giorni”.

Praticamente il programma coprirà l’estate. A Viterbo l’amministrazione comunale vuole mettere in piedi iniziative per la bella stagione, con Caffeina avrebbe avuto tutto già pronto.
“Le cose si organizzano per tempo, se ci stanno pensando adesso è tardi. Non lo dico in modo polemico, ma pensare a iniziative oggi e che iniziano oggi è senza senso. La regione ci ha pensato prima e predisposto un bando e devo dire che siamo arrivati in extremis, avendo vinto, a organizzare di corsa le iniziative. C’è stato un bando. Per quanto ne so io, a Viterbo non c’è nessun bando. Sempre che fosse servito un bando per organizzare il festival di Caffeina. Ma qui si aprirebbe un altro capitolo, meglio non farlo”.

Giuseppe Ferlicca


– Caffeina si trasferisce al castello di Santa Severa


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24 giugno, 2020

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