Roma – Un welfare dell’emergenza che rischia di gravare sui conti pubblici in modo significativo e di determinare uno squilibrio della struttura finanziaria delle imprese accrescendone in misura eccessiva l’indebitamento. E’ il quadro descritto dal governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco nelle considerazioni finali presentate il 29 maggio a Palazzo Koch a Roma, sede dell’istituto. Documento che fa il quadro della situazione economica e sociale italiana dopo tre mesi di emergenza Covid.
“Nel primo trimestre il Pil – muove da qui il governatore Visco – ha registrato una flessione dell’ordine del 5 per cento; gli indicatori disponibili ne segnalano una caduta ancora più marcata nel secondo. Alla metà di maggio il traffico aereo era inferiore di oltre l’80 per cento rispetto allo scorso anno, quello autostradale di quasi il 50; i consumi di gas per uso industriale di oltre il 15, quelli elettrici del 6. Negli ultimi mesi gli indici del clima di fiducia delle imprese e dei responsabili degli acquisti sono crollati”.
Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco
Il governatore parte dal Pil, prodotto interno lordo, perché il welfare ha un costo economico. E per sostenerlo lo stato di salute dell’economia è fondamentale. E il Pil è il suo principale indicatore perché di fatto sono anche soldi che entrano nelle casse dello stato. Tutto ciò che il Pil quantifica è anche tutto ciò che viene dichiarato, dunque anche contributi e tasse che sostengono la macchina statale, tra cui il welfare.
“Gli interventi di contrasto – prosegue il governatore della Banca d’Italia riferendosi ai provvedimenti adottati dal governo nel corso dei primi mesi dell’emergenza Covid – hanno rallentato la diffusione del virus; la graduale ma evidente discesa dei contagi ha consentito di avviare la progressiva riapertura delle attività produttive all’inizio di questo mese”. Tuttavia, “le conseguenze dell’epidemia sulla nostra vita quotidiana, sulle modalità di interazione sociale, sulle decisioni economiche delle famiglie e delle imprese potranno protrarsi ancora a lungo. Ci vorrà tempo per tornare a una situazione di normalità, presumibilmente diversa da quella a cui eravamo abituati fino a pochi mesi fa”.
Ciò significa che, probabilmente, per tenere coeso il tessuto sociale a fronte di una crisi economica che si prospetta senza precedenti rispetto agli ultimi 20 anni, saranno necessari altri interventi per ammortizzarne le conseguenze.
Lavoro
Negli ultimi mesi, da quando sono state messe in campo le politiche di contrasto al virus, “il governo italiano – continua Visco – si è mosso secondo le medesime priorità che hanno guidato gli interventi a livello internazionale, concentrandosi sulla capacità di risposta del settore sanitario e sugli aiuti ai lavoratori, alle famiglie, alle imprese”. Misure che però hanno visto aumentare “il disavanzo pubblico del 2020 di circa 75 miliardi, il 4,5 per cento del prodotto”.
Un sistema di protezione sociale, quello descritto mano mano dagli interventi del governo Conte, che “è stato temporaneamente potenziato – commenta Visco – con l’estensione della possibilità di ricorrere ai trattamenti di integrazione salariale e l’ampliamento della durata dei sussidi di disoccupazione; sono stati introdotti un sostegno per i lavoratori autonomi, specifici trasferimenti per categorie di lavoratori solo parzialmente coperti dagli ammortizzatori sociali e per famiglie in difficoltà. A questi interventi se ne aggiungono altri a favore delle imprese; sono in particolare previsti trasferimenti a fondo perduto per quelle di minori dimensioni che hanno subito una forte riduzione del fatturato”.
Roma – Banca d’Italia – Palazzo Koch
Se ciò non bastasse, “per facilitare l’accesso delle imprese al credito bancario – evidenzia Visco – sono state rese attivabili garanzie pubbliche per circa 500 miliardi, sei volte il totale di quelle in essere alla fine del 2019”.
Tutte queste garanzie e interventi nell’immediato hanno permesso di ammorbidire la crisi. Ma in prospettiva il prezzo da pagare per lo stato potrebbe essere alto. Infatti, per Visco, “l’entità delle garanzie attivabili comporta in prospettiva la possibilità che i conti pubblici siano gravati da esborsi significativi, pur se diluiti nel tempo”.
Viterbo – Il palazzo della Banca d’Italia in via Marconi
Inoltre, su quali gambe si sta reggendo questo nuovo welfare dell’emergenza in un paese dove il welfare state è stato progressivamente messo in forte difficoltà soprattutto durante gli ultimi 30 anni? Due è la risposta che dà Banca d’Italia. Il welfare dell’emergenza può avvalersi da un lato dell'”ampia liquidità offerta dall’Eurosistema”, dall’altro delle “garanzie messe a disposizione dallo stato che stanno consentendo di soddisfare la domanda emergenziale di fondi da parte delle imprese”. Cosa che nel bimestre marzo-aprile, i dati sono sempre di Bankitalia, ha permesso di accrescere il credito alle società non finanziarie di 22 miliardi, dopo che nei precedenti dieci mesi era diminuito di 9. Con una crescita è pari a quasi il 17 per cento in ragion d’anno.
Ma anche questo potrebbe avere un prezzo futuro non da poco. E a pagarlo, in tal caso sarebbero le imprese. “Gli interventi di sostegno alle imprese incentrati sui finanziamenti bancari – conclude il governatore Visco – ancorché indispensabili, potrebbero determinare uno squilibrio della loro struttura finanziaria, accrescendone in misura eccessiva l’indebitamento”.
Daniele Camilli
– Banca d’Italia, le considerazioni finali del governatore
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