Viterbo – Il 5g non è il male assoluto e non è la causa del Coronavirus. Seduta straordinaria di consiglio comunale dedicata alla nuova tecnologia per la telefonia mobile.
Ieri, per una volta la politica ha fatto un passo indietro per ascoltare esperti nel settore. A chiedere la discussione, Chiara Frontini (Viterbo 2020) dopo le sollecitazioni di cittadini, partendo dalla richiesta per l’installazione di un impianto sulla Cimina.
Seduta da cui sono usciti pareri rassicuranti e ribadito che il Coronavirus non è determinato dal 5g. Una fake news. Per il resto, cautela, ma niente allarmismi.
“Ce lo hanno descritto come un inferno, ma così non è”. La sintesi è a cura di Massimo Erbetti (M5s) a fine dibattito. Che si è svolto con gli invitati e larga parte di consiglieri collegati in via telematica. Non senza qualche problema. Sarebbe servito il 5g.
Livio Giuliani, ex dirigente di ricerca dell’Ispels (Istituto per la ricerca e prevenzione sul lavoro) dell’Inail, ha parlato degli studi legati a telefonia mobile e tumori, mentre ad Angelo Loiacono, ingegnere Unitus, il compito di spiegare il 5g e relative applicazioni. Un nome che molti aspettano e altri temono.
“Quando uscirono i televisori a colori – spiega Marco Bella, professore di chimica alla Sapienza e deputato M5s – un pretore ne sequestrò 300, ritenendoli pericolosi. È sempre accaduto quando arriva qualcosa che non conosciamo.
Ma il 5g comporta una minore esposizione rispetto al 4g. Le antenne non irradiano tutta la zona, ma è come se fosse una luce. Si accende dove serve. Avremo minore esposizione. E poi, la maggiore fonte d’esposizione non è l’antenna ma il cellulare. Chi non vuole il 5g dovrebbe smettere di avere il cellulare.
Anche l’incidenza dei tumori con l’uso del cellulare non cambia. Dare notizie non verificate crea danni alle persone e al paese”.
Mentre Leonardo Chiatti, fisico sanitario alla Asl, ricorda che la frequenza di trasmissione è più alta e dal punta di vista sanitario il problema diminuisce.
Sugli impianti, che sono molto più piccoli rispetto alle antenne viste finora, gli enti locali hanno una competenza limitata.
“Non possono impedirne l’installazione – osserva Mauro Savini, referente Anci infrastrutture digitali – se rispettano i requisiti di legge, con l’Arpa chiamata a controllare. La competenza fondamentale dei comuni è la pianificazione urbanistica, con la definizione di un regolamento”.
E il sindaco, come autorità sanitaria locale, è difficile ipotizzare che possa intervenire per un’emergenza sanitaria locale.
Ma il dubbio principale lo instilla Gianmaria Santucci (Fondazione): “Siamo sicuri che le compagnie verranno a investire sul nostro territorio?”. Finora solo le principali città sono interessate dalla nuova tecnologia e solo in alcune zone.
Giuseppe Ferlicca
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