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Il giornale di mezzanotte - Viterbo - La mostra At Home ritrae anchei volti delle turbolente e rimosse comunità in città - FOTO E VIDEO

Camilli racconta la bellezza degli ultimi…

di Antonello Ricci
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Viterbo – Prima c’è l’epos di un vecchio caraibico a torso nudo che si rade alla finestra. Chi mai più lo fa qui da noi a Occidente? – Voglio dire: radersi alla finestra – Sembra un personaggio di Gabo Marquez. E Viterbo? Viterbo è Macondo. Poi una giovane donna con velo sta di profilo: lieve si tocca il mento, un cenno appena, come lontana-assorta dietro a un segreto-suo dolce pensiero. Tutto in lei è perfetto: labbra socchiuse, sguardo ammaliante, naso deciso come una montagna. Ha la bellezza assoluta e la spirituale forza del Corano e delle Mille e una notte.

Poi tocca alla savana d’Africa: due occhi di creatura-predatore ci fissano magnetici, il giovane leopardo sosta in agguato paziente, qui nel cuore del nord ricco del mondo, la bocca occultata da un calzino ritagliato ad arte per farne una mascherina ai tempi del Coronavirus.


Viterbo - L'esposizione fotografica At Home

Viterbo – L’esposizione fotografica At Home


At Home. Questi recentissimi scatti di Daniele Camilli: un’occasione finalmente sottratta al ritmo-tirannia del quotidiano reportage giornalistico. Frullano un denso caleidoscopio di pensieri.



At Home. Intanto, lo sguardo stesso: a differenza che in passato – dove la presa del click di Daniele s’era spesso cimentata in rincorse caravaggesche: dinamismi teatrali e drammatiche lacerazioni buio-luce fino al parossismo dei fuori-fuoco e del mosso – i personaggi di questo nuovo ciclo esistono immobili-perfetti, sospesi i loro gesti, composti-ieratici. In purezza tutta umanistica. Particolarmente per i ritratti, a volte scontornati su fondi neutro-assoluti, ma anche per l’impaginazione dello spazio urbano che li accoglie (la città c’è, eccome se c’è): portoni, finestre-persiane, muri scorticati, muri dipinti a bande o ritinteggiati, interni con pilastri in cemento armato, esterni-chiese di tre-quarti con fughe diagonali di automobili pargheggiate. Si rivela così, in At Home, una inedita frizione di senso gravida d’implicazioni: luce e spazi urbani, pensati secondo il metro di una serena distanza, accolgono in scena il tripudio, la bellezza degli Ultimi.


Viterbo - Antonello Ricci

Viterbo – Antonello Ricci


Quindi, doveroso precisarlo, in At Home viene anzitutto la città-casa degli uomini. Perché davvero questi scatti di Daniele sono il Never Ending Tale dello strepitoso personaggio, oggetto-soggetto inquieto e metamorfico, che ci ostiniamo a chiamare città. Mentre, d’altro canto, che cosa è rimasto oggi – nelle nostre vite di uomini e donne del sunny-side del pianeta terra – di quell’ancestrale istituzione chiamata per millenni casa? Vuoto e assenza per lunghe ore del giorno, stazione di frettoloso transito, magari tra due faccende del nostro tempo feriale, letto per dormire. Spesso niente più. Nel nostro modus vivendi la città ha preso il sopravvento sulle nostre vite, s’è fatta pieno-presenza: spostamenti-in auto-attraverso, segmenti da-a. Città come spazio-oltre, oltre la soglia di casa, dove l’uomo è assidua presenza-relazione.


Viterbo - L'esposizione fotografica At Home

Viterbo – L’esposizione fotografica At Home


Ma proprio qui il gioco di Daniele si fa pirotecnico. Quale paradosso si consuma, infatti, quando una pandemia azzera il nostro delirio feriale urbano, svuotando per decreto legge piazze strade negozi uffici eccetera? Accade, l’abbiamo detto, che la città diviene casa-teatro degli Ultimi. Per settimane. A nostra insaputa però, perché noi intanto viviamo ritirati sigillati-deportati temporanei nei reticolati del nostro benessere (messo comunque in discussione-incertezza dalla paura del virus e dai suoi effetti economici).


Viterbo - L'allestimento dell'esposizione fotografica At Home

Viterbo – L’allestimento dell’esposizione fotografica At Home


Poi, così com’era cominciato, il lockdown finisce. A questo punto, tutto ambirebbe-congiurerebbe a tornare com’era prima, quasi nulla fosse stato. E invece. E invece c’è Daniele. E Daniele sa bene che lo spazio urbano è anche-sempre palinsesto sociale e politico, linguaggio-messaggio del potere o dal basso. Dappertutto la città è scritta. Dalle latrine pubbliche graffite alle grandi superfici esposte d’apparato. Così, nel momento in cui i viterbesi, e gli italiani tutti, tornano a riprendersi le loro strade e piazze, a ripristinarle quali paesaggi del loro senso sociale, Daniele prende e affitta gli spazi dell’affissione pubblica. A uno snodo chiave, spettacolare, della viabilità cittadina. E trasforma quei cartelloni giganti, sempre pieni di bei rassicuranti inviti alla felicità del consumo, in un romanzo pierfrancescano che pietosamente e complice narra le turbolente e rimosse comunità degli Ultimi. Sono qui fra noi, gli Ultimi, e proprio come noi soffrono-gioiscono, sognano, desiderano. At Home. Perché nessuno possa far finta di niente. Grazie, Daniele, di cuore, per questi sguardi inattesi e bellissimi.

Antonello Ricci



Multimedia: Fotogallery: At Home – L’allestimento dell’esposizione – Video: 17 scatti per raccontare il Covid

Articoli: 17 fotografie di 6 e 12 metri in tutta la città per raccontare il Covid a Viterbo“La vita è come una affacciata di finestra un mattino splendido di sole…”


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11 luglio, 2020

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