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Celleno - Il vescovo di Viterbo ha inaugurato un campo di due ettari coltivato da 30 migranti - Un progetto di diocesi, Caritas, cooperative e Unitus - FOTO

Lino Fumagalli: “La terra ai rifugiati è un sogno che si realizza”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Io ho un sogno. Anzi due”. Non è Martin Luther King, ma il vescovo di Viterbo Lino Fumagalli. I due, però, hanno un a cosa in comune. La difesa della dignità umana. Più nello specifico, l’ultimo dei due, di diritti e speranze di migranti e richiedenti asilo in terra di Tuscia.

L’altro giorno, l’inaugurazione a Celleno, del primo sogno. “Un sogno che si realizza”, ha detto Fumagalli. Due ettari di terreno ai piedi del borgo fantasma dove trenta rifugiati, provenienti prevalentemente dal continente africano, stanno coltivando ulivi, alberi da frutto, ciliegi, nocciole, mandorli e melograni, e un orto. E stanno facendo esperienza anche con l’apicoltura. Almeno una decina le arnie già in essere.


Celleno - L'inaugurazione del terreno gestito da migranti e rifugiati

Celleno – L’inaugurazione del terreno gestito da migranti e rifugiati


Un progetto figlio di Caritas, diocesi e 8 per mille. 150 mila euro di finanziamenti. Donazioni, che servono proprio a questo. A dare a chi non ha mezzi, i mezzi necessari per una vita dignitosa. A realizzare il progetto Medihospes, Mediterranea, la cooperativa sociale Officina e il comune di Celleno. Alle spalle, la competenza tecnica e professionale del Dafne, dipartimento dell’università degli studi della Tuscia, vero e proprio polo d’eccellenza a livello nazionale. Una di quelle che una volta si chiamavano facoltà, adesso dipartimenti, di cui l’ateneo viterbese può andare decisamente fiero.



La regia di tutto è del vescovo Lino Fumagalli. Un paio di giorni fa, all’imbocco di Celleno, in strada Selva, l’inaugurazione della terra di rifugiati ne migranti. Con una cinquantina di persone, tra cui, per l’appunto, il vescovo e il sindaco di Celleno, Marco Bianchi.


Celleno - Il vescovo Lino Fumagalli

Celleno – Il vescovo Lino Fumagalli


Pure lui, il sindaco di Celleno, un’eccellenza per come ha gestito la quarantena di tutto il paese e per come sta costruendo, assieme ai sindaci e ai territori circostanti, a partire da Sant’Angelo per finire a Civita di Bagnoregio, percorsi nuovi e alternativi alle speculazioni edilizie, grandi e piccole, al latifondo che sembravano essere le uniche e sole speranze lavorative della Tuscia. 


Celleno - Il sindaco Marco Bianchi

Celleno – Il sindaco Marco Bianchi


“Stiamo realizzando un sogno – ha ribadito il vescovo Fumagalli – per venire incontro a persone che rischiavano di finire in mezzo a una strada. La terra a migranti e rifugiati, al loro lavoro”. Tra le primissime esperienze del genere nella Tuscia. Lavoratori padroni di se stessi.


Celleno - I lavoratori del terreno gestito da migranti e rifugiati

Celleno – I lavoratori del terreno gestito da migranti e rifugiati


A seguire le attività, che per sei mesi hanno visto impegnati una trentina di giovani, Mario David, direttore del Centro di accoglienza straordinaria che sta dalle parti della stazione di Porta Fiorentina a Viterbo e socio della cooperativa Medihospes.


Celleno - Il terreno gestito da rifugiati e migranti

Celleno – Il terreno gestito da rifugiati e migranti


“Un paio di anni fa – racconta David – abbiamo ricevuto la visita del vescovo e del prefetto Giovanni Bruno. Il vescovo ci ha dato la disponibilità dei terreni della diocesi per fare delle attività”. 


Celleno - L'inaugurazione del terreno gestito da migranti e rifugiati

Celleno – L’inaugurazione del terreno gestito da migranti e rifugiati


“Abbiamo contattato poi l’Unitus – prosegue David – tramite l’ex rettore Alessandro Ruggieri che si è interessato alle nostre attività. Ruggieri ci ha messo in contatto con il Dafne e tramite il Dafne siamo arrivati al professor Saverio Senni” che ha messo in moto tutte le competenze scientifiche necessarie per formare i giovani lavoratori.


Celleno - Il terreno gestito da rifugiati e migranti

Celleno – Il terreno gestito da rifugiati e migranti


Un network di cooperatori, ricercatori, volontari e rifugiati. Diocesi, Caritas, università e società civile. Insieme hanno partecipato a un bando della Cei, Liberi di partire. Hanno vinto e portato a casa 150 mila euro dell’8 per mille che in questi anni sta tenendo in piedi un pezzo di welfare assieme a una buona fetta del patrimonio storico architettonico italiano visto che il grosso delle chiese, la Chiesa se le ristruttura per conto proprio. E con i soldi propri.


Celleno - Mario David di Medihospes

Celleno – Mario David di Medihospes


“Abbiamo creato due punti di ascolto – continua il suo racconto David -. I migranti si sono presentati. Abbiamo fatto dei test di ingresso di lingua italiana. Poi abbiamo fatto le graduatorie e ammesso 30 ragazzi. Infine, prima di spostarci a lavorare su questo lotto di terra a Celleno, sono stati fatti 3 corsi di formazione: sicurezza, primo soccorso e Hccp”. 


Celleno - Il professor Saverio Senni

Celleno – Il professor Saverio Senni


Nel frattempo l’università con Saverio Senni faceva la sua parte, trasmettendo ai lavoratori competenze e professionalità d’eccellenza.


Celleno - La preghiera islamica

Celleno – La preghiera islamica


“Ho un altro sogno. Un secondo sogno che lascio alla comunità”, aggiunge il vescovo.

Fumagalli arriva puntuale alle 18. Assieme a lui don Roberto Bracaccini di Montefiascone. All’ingresso, poco prima che Fumagalli entrasse, un ragazzo sta recitando l’al-ʿaṣr, la preghiera islamica del pomeriggio. L’11 dicembre di quest’anno Fumagalli festeggerà anche il suo decimo anniversario da vescovo di Viterbo. Un momento di sintesi. E quello dell’altro giorno è stato un risultato importante. Non solo perché qualcosa di nuovo è venuto su dalla terra, laddove fino all’anno scorso c’era un metro e mezzo di fieno, ma anche perché questi trenta ragazzi sono stati strappati allo sfruttamento bracciantile cui avrebbero corso il rischio di andare incontro. A pochi euro al giorno, per ore e ore di lavoro e senza alcuna prospettiva al di là della pura e semplice sopravvivenza. Questo progetto, se verrà sostenuto, darà anche la possibilità a chi ci lavora di vivere dignitosamente con le proprie fatiche ma senza essere sfruttato. Fra l’altro in un territorio, come quello di Celleno, che ha messo in campo una serie di progetti di sviluppo turistico che stanno dando ottimi risultati. Nonostante il Covid.


Celleno - Il terreno gestito da rifugiati e migranti

Celleno – Il terreno gestito da rifugiati e migranti


“L’altro mio sogno – conclude Fumagalli – è dar vita a una cooperativa che gestisca tutto il progetto. Una cooperativa che veda al suo interno rifugiati, persone che sono uscite dalla tossicodipendenza ed ex carcerati”. Una cooperativa di inserimento e reinserimento sociale che viva del proprio lavoro distribuendo i guadagni tra i suoi soci. Inoltre, una seconda possibilità. 

Un risultato non da poco, per chi, come Fumagalli, è stato tra i pochi a levare la propria voce, in tutte le occasioni possibili, contro le politiche persecutorie e razziste. A tenere vivo il tessuto sociale che ruota attorno alle parrocchie, a preoccuparsi della formazione dei sacerdoti, a ricucire i rapporti tra diocesani e religiosi e a crescere un gruppo dirigente interno alla curia proveniente dal territorio, e in grado di rapportarsi ad esso e alle contraddizioni sociali che lo stanno caratterizzando ogni giorno di più.


Celleno - Il vescovo Lino Fumagalli

Celleno – Il vescovo Lino Fumagalli


Un vescovo che è intervenuto fattivamente nel tessuto sociale della città di Viterbo, interagendo con tutti i suoi aspetti e le sue sfaccettature. E lo ha fatto dando anche pieno sviluppo alla comunicazione tramite social e internet affidando il tutto a don Emanuele Germani che ne ha fatto il miglior uso possibile. I due, fra l’altro, vescovo e don Emanuele, hanno dato vita a Villanova, dove don Germani è parroco, a un polo socio-culturale di importanza strategica per un intero quartiere di 10 mila abitanti e la città di Viterbo. 


Celleno - Il terreno gestito da rifugiati e migranti

Celleno – Il terreno gestito da rifugiati e migranti


Tra gli altri meriti di Fumagalli, cui da qualche giorno si aggiunge la piccola ‘reducciones’ ai piedi di Celleno, l’aver sostenuto un’esperienza imprenditoriale di sviluppo turistico, come quella di Archeoares, anch’essa fatta da un gruppo di giovani, che per la prima volta ha fatto conoscere a tutti palazzi e arte del colle del duomo. Con Fumagalli che ha portato a casa pure i finanziamenti necessari per risistemare la loggia di palazzo dei papi. Il tutto, va detto, con scarsissime risorse a disposizione. Ma con un gruppo di giovani e autorevoli preti che fanno vita di quartiere. E ne conoscono le problematiche. Con l’intento di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, come costituzione laica e democratica vuole. Un clero ramificato e presente in tutto il tessuto sociale che con Fumagalli ha scelto di stare dalla parte degli ultimi, dandogli voce, forza e strumenti per crescere e pretendere gli stessi diritti di tutti. Un vescovo che a Viterbo ha ben pochi precedenti. 


Celleno - Il terreno gestito da rifugiati e migranti

Celleno – Il terreno gestito da rifugiati e migranti


Fumagalli ha avviato infine il dialogo con ortodossi e musulmani. Quest’anno, durante il lockdown, Caritas e centro culturale islamico hanno unito le forze più volte sostenendo diverse, tante, famiglie di poveri e gente che hanno perso il lavoro.

Famiglie che vivono tra il centro storico e il Pilastro. Tra i quartieri di San Faustino e quelli che salgono su per le vie di mezzo e del suffragio, via valle cupa e via del giglio, fino a via Mazzini. Una specie di conca dei migranti, che confluisce verso via Marconi dove una volta c’era l’Urcionio, dove vivono diverse famiglie che hanno tutto il diritto, come sta insegnando la chiesa di Fumagalli, di conoscere un’alternativa al razzismo e allo sfruttamento.

Daniele Camilli


 Fotogallery: L’inaugurazione del terreno gestito dai migranti


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30 luglio, 2020

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