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Montefiascone - Il sito scoperto nel 1987 è stato teatro di scavi anche nel 2002 e durante l’estate del 2020

Santuario etrusco di Piana del Lago, e se fosse una parte del Fanum Voltumnae?

di Michele Mari
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Montefiascone - Piana del Lago, gli scavi archeologici al santuario etrusco

Montefiascone – Piana del Lago, gli scavi archeologici al santuario etrusco

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Montefiascone - Santuario etrusco di Piana del Lago - Gli scavi archeologici

Montefiascone – Santuario etrusco di Piana del Lago – Gli scavi archeologici

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Montefiascone – Piana del Lago, gli scavi archeologici al santuario etrusco


Montefiascone – Santuario etrusco di Piana del Lago, e se fosse una parte del Fanum Voltumnae?

È soltanto un’ipotesi teorizzata molti anni fa e che vedrebbe il leggendario Fanum Voltumnae, cioè il santuario federale etrusco, proprio a Montefiascone e il sito di Piana del Lago essere uno dei tanti templi del complesso.

Il sito, scoperto nel 1987 a cui è seguito un intervento nel 2002, è tornato alla ribalta questa estate dopo la ripresa degli scavi archeologici che sono stati sospesi lo scorso 19 agosto. Riprenderanno nel luglio 2021.

Nel leggendario Fanum Voltumnae ogni anno si riunivano i capi delle dodici città etrusche più importanti per prendere decisioni politiche e tenere le feste religiose.

Con la sua serie di tempi, santuari e molto altro non è stato mai trovato. Ci sono ipotesi più o meno concrete, da parte degli studiosi: alcuni dicono che sia ad Orvieto, altri a Bolsena, altri ancora a Tarquinia ed altri a Montefiascone.

Quest’ultima ipotesi è stata formulata da diversi autori in primis dall’etruscologo inglese George Dennis nel XIX secolo collocando il Fanum proprio a Montefiascone per la sua posizione dominante e di centro geografico dell’intera Etruria.

Inoltre nel 1987 lo storico montefiasconese Marcello Mari, in un articolo nel mensile locale La Voce e poi nel libro “Conoscere Montefiascone”, ha per primo collegato il santuario di Piana del Lago con il Fanum Voltumnae.

E proprio il tempio etrusco di Piana del Lago potrebbe essere uno di una lunga serie che formava il più importante luogo sacro degli etruschi.

Un articolo del mensile ci riporta indietro nel tempo, esattamente a 33 anni fa.

“Forse il più grande mistero etrusco è stato risolto – scriveva Marcello Mari in un articolo de La Voce dell’agosto 1987 -. È stato ritrovato nel territorio di Montefiascone in località Cornos uno splendido tempio etrusco. Dopo questa scoperta tornano alla ribalta i ritrovamenti effettuati dal Gar nel 1977 in occasione del campo internazionale di lavoro che si svolse a Montefiascone. Quella che sembrava una villa con ogni probabilità è un altro tempio e la strada basolata trova pertanto piena giustificazione”.

Gli studi dello storico montefiasconese Marcello Mari partivano proprio da altri ritrovanti effettuati nella zona.

“Sorge spontanea la domanda – scriveva Marcello Mari sulla Voce -: ma come mai un tempio così grande o addirittura un complesso religioso in un luogo dove non vi era una grande città? Infatti in località Cornos non è stato trovato altro che resti di mura, numerose tombe a fossa e qualche tomba a camera. Una di queste ha proporzioni enormi: è lunga 37 metri, larga otto e alta tre e doveva essere affrescata in rosso come risulta da alcuni residui di colore. Alla luce degli avvenimenti attuali si potrebbe dire che la tomba poteva essere stata costruita per una alta personalità che era deceduta dopo la sua venuta al tempio. Sì forse è stato scoperto il Fanum Voltumnae”.

In merito all’affascinante ipotesi che il luogo sacro etrusco per eccellenza si trovasse proprio a Montefiascone ci sono dei rilevamenti collegati al santuario di Piana del Lago molto interessanti.

“Sappiamo da Livio – continuava Marcello Mari nel suo articolo de La Voce – che Il Fanum era ‘apud Volsinii’ presso l’attuale Bolsena; non solo il tempio è presso Volsinii ma addirittura le sta davanti. Il Fanum doveva essere in un luogo dove i dodici popoli non dovevano spostarsi per compiere distanze enormi, ebbene Cornos è il centro geografico dell’intera Etruria. Il complesso templare doveva sorgere in un luogo nascosto e ben protetto. Quale altro posto era così nascosto e protetto come la piana del Fondaccio e Cornos? Dal colle dell’attuale Montefiascone si poteva controllare l’intera Etruria. Con ogni probabilità sulla vetta del colle vi era una rocca o castello che era un formidabile punto d’osservazione con in basso, dove declinavano le boscose e verdi colline, il santuario del dio Voltumna. Inoltre il santuario doveva essere in un luogo ricco di acque”.

Nel 1987, anno del ritrovamento del santuario a Piana del Lago, durante i lavori per l’anello circumlacuale Cobalb il tempio era sommerso da due metri di terra.

Il santuario era in sostanza un rettangolo di 65 metri per 25 mentre a ridosso sono state trovate le fondamenta di un altro interessante edificio ed una porzione di strada che sembra formata da un conglomerato eterogeno.

L’ingresso del tempio era rivolto verso ovest mentre ad oriente si delineava la zona chiusa retrostante con la suddivisione a tre celle dedicate probabilmente a tre distinte divinità. Secondo i riscontri dell’epoca davanti alle tre celle si vedevano perfettamente le basi di colonne tuscaniche.

Ad avvallare l’ipotesi del luogo sacro a Montefiascone ci sarebbero anche degli studi sulla viabilità antica che metterebbero al centro proprio Montefiascone.

“Studiando la viabilità arcaica ed etrusca – aggiungeva Marcello Mari – è stato sorprendente analizzare che tutte le principali arterie confluivano in un unico punto: nel territorio dell’attuale Montefiascone. L’attraversava la via Cassia; da qui iniziava o terminava l’attuale Ss.71 la Umbro casentinese che proseguiva per Orvieto e tutta la valle di Chiana; una diramazione della via Clodia da Tuscania veniva sulla riva del lago a Cornos per poi proseguire alla volta di Volsinii mentre un’altra diramazione saliva verso la collina; la via Verentana veniva a sfociare sulla via Cassia; la Verentana nasceva anch’essa a Montefiascone (attuale) per poi proseguire per Bisenzio e Verentum”.

Anche la storia sembra essere a favore di questa ipotesi.

“Dal punto di vista storico – continua l’articolo del 1987 – sappiamo che Volsinii è stata l’ultima città a cedere ai romani nel 264 a.c. e con essa avvenne la distruzione del Fanum. Roma iniziò la conquista con Veio e Capena per proseguire con Nepi, Sutri, Faleri. Invase dapprima frontalmente l’Etruria poi proseguì a destra e sinistra dei monti Cimini ritenuti inviolabili. A destra percorrendo il Tevere per proseguire a nord attraverso la valle di Chiana. A sinistra guardando sempre da Roma, costeggiando il mare: Cere, Tarquinia, Vulci, Populonia, Vetulonia, Roselle. Al centro violò la selva Cimina solo nel 310. È facile dedurre che la potenza di Volsini riuscì per lungo tempo a proteggere se stessa e il Fanum e che non poteva essere, come ci insegna Livio, che presso Volsinii”.

Durante gli scavi del 1987 sono stati ritrovati alcuni ex voto, un piede di una statua in terracotta di circa 45 centimetri, una moneta, in perfetto stato di conservazione. Inoltre “tra i molti reperti – scrive Giancarlo Breccola in un articolo sul La Voce del novembre 2019 – rinvenuti nelle due occasioni si evidenziano una testa di Menade con piccolo nimbo, una testa elmata con nimbo, il piede di una statua di terracotta di circa 45 centimetri, vari bronzetti e monete. Tutto questo materiale è stato depositato presso il museo di Viterbo”.

Infine diversi tipi di ceramiche negli scavi di luglio-agosto 2020. 

Quest’ultimo intervento è stato organizzato dal Mibact con la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per l’area metropolitana di Roma, la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale, dal Polo museale del Lazio, dall’Ecole normale supérieure-Paris, dall’Ecole pratique des hautes etudes de Paris, dall’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia e dall’amministrazione comunale.

Infine anche leggende e storie sembrerebbero portare il Fanum sul lago di Bolsena.

“La leggenda del dio Volta – continua l’articolo di Marcello Mari – è ancora conosciuta, a distanza di quasi tremila anni, dalla gente del luogo; Volta era il dio più potente, era il vulcano. Era il dio delle mille forme. Dal vulcano nacque il lago, le colline, le pianure, le acque… la vita che facilmente poteva togliere”.

A sostegno della sua tesi, Marcello Mari sottolineava nel libro “Conoscere Montefiascone” come “il territorio di Montefiascone è il centro geografico dell’Etruria” e che proprio da Montefiascone “si domina buona parte dell’intera Tuscia e facilmente si può comunicare con il resto del territorio”.

Al momento il collegamento tra il santuario di Piana del Lago con il Fanum Voltumnae è soltanto un’affascinante ipotesi ma che, con i nuovi scavi nel sito che riprenderanno nel luglio dell’anno prossimo, e con le nuove ricerche, potrebbe diventare realtà.

Michele Mari


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27 agosto, 2020

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