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Il giornale di mezzanotte - Viterbo - Intervista al presidente dell'associazione nazionale partigiani - Il 20 e 21 settembre gli italiani saranno chiamati a votare la proposta di riforma della Costituzione che prevede la riduzione del numero di deputati e senatori

Enrico Mezzetti (Anpi): “Il taglio dei parlamentari è un attacco alla democrazia rappresentativa”

di Daniele Camilli

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Viterbo – “Il taglio dei parlamentari è un attacco alla democrazia rappresentativa”. Il presidente dell’Anpi Viterbo, l’associazione nazionale partigiani, Enrico Mezzetti non ha dubbi. Il 20 e 21 settembre gli italiani saranno chiamati a votare per il referendum costituzionale che prevede il taglio di deputati e senatori. Ad oggi i parlamentari sono 945. In caso di approvazione del referendum diventerebbero 600, ossia 400 deputati e 200 senatori. Un referendum nato con una proposta di legge del Movimento 5 Stelle.

Non solo, ma per Mezzetti, così come per molti altri, il taglio dei parlamentari “non comporterà alcun risparmio per le tasche degli italiani”. Anzi, secondo un fact-checking di pagella politica per Agi, che considera gli ultimi bilanci di Camera e Senato, il risparmio totale annuale sarebbe di circa un’ottantina di milioni. 52,9 milioni di euro all’anno deriverebbero dal taglio dei deputati e 28,7 milioni da quello dei senatori, rappresentando appena lo 0,005% del debito pubblico italiano.


Viterbo - L'avvocato Enrico Mezzetti

Il presidente dell’Anpi Viterbo Enrico Mezzetti


Presidente Enrico Mezzetti, il taglio dei parlamentari saiuterà a rilanciare la democrazia rappresentativa oppure no? 
“Il taglio dei parlamentari non risolve alcun problema. Semmai aggrava il problema della rappresentatività. Il parlamento, da sempre, nelle sue articolazioni, è l’espressione della democrazia. Fare un taglio lineare significa solo indebolire un organismo essenziale per la democrazia. Teniamo però presente che nella storia del nostro paese c’è un filone che da sempre tende a screditare il parlamento in Italia fino al punto che i fascisti lo chiusero definendolo, per bocca di Benito Mussolini, ‘un’aula sorda e grigia’. Il parlamento dove c’è la casta”.

E il parlamento, secondo lei, agli occhi delle persone, non è diventato una specie di casta?
“Il parlamento non è la casta. La casta sono i paradisi fiscali, le grandi ricchezze, i grandi patrimoni che nessuno, in qualche modo, ha intaccato. Questa è la casta, se uno vuole poi colpire la casta. Colpire invece il parlamento peggiora la democrazia dando credito al discorso che la rappresentanza è solo un costo”. 


Montecitorio

Roma – Montecitorio – Camera dei deputati


Secondo le forze politiche che hanno proposto la riforma, il taglio dei parlamentari farà risparmiare un sacco di soldi contribuendo anche alla riduzione del debito pubblico. E’ così?
“E’ stato dimostrato che il risparmio per ogni italiano, derivante dal taglio dei parlamentari, sarà pari a 95 centesimi l’anno. Quindi, non cambia assolutamente niente ai fini economici. E’ semplicemente un attacco al sistema democratico”.

Quindi, secondo lei, il taglio dei parlamentari è solo un attacco alla democrazia…
“Il taglio dei parlamentari è un attacco alla democrazia rappresentativa. Il parlamento è l’espressione massima della sovranità popolare. Dunque il taglio dei parlamentari, senza che ci sia nessun tipo di riforma globale, penalizza l’organismo massimo della rappresentanza sociale”.

Uno svuotamento di senso del parlamento che sembra andare vanti da 30 anni almeno…
“Infatti dovremmo andare nella direzione opposta. Quella di ridare dignità al parlamento. Tante volte la Corte costituzionale e il presidente della Repubblica hanno puntato il dito contro l’abuso dei decreti legge e il ruolo del parlamento che diventa semplicemente di ratifica delle decisioni prese dal governo. Dobbiamo invece rafforzare il ruolo delle camere facendolo ritornare ai principi dei padri costituenti”.

Altrimenti, se questo non dovesse avvenire, cosa potrebbe succedere?
“Rischiamo di scivolare sempre più verso un sistema autoritario dove le persone decidono sempre meno. Un sistema che invoca poi l’uomo forte al comando chiamato a decidere per tutti. Però la storia del nostro paese dimostra chiaramente a quali disastri siamo andati incontro quando a decidere è stato l’uomo forte. Come accaduto durante il fascismo, il cui esito finale fu la tragedia della guerra”.


La Tusciaweb academy in visita in senato a palazzo Madama

Roma – Palazzo Madama – Senato


Perché secondo lei in tutti questi anni non si è potuto valorizzare e sviluppare i principi contenuti nella Costituzione come invece avrebbero voluto i padri costituenti e come la stessa carta costituzionale impone a tutti i cittadini come vero e proprio dovere?
“Si è andati sempre più nel senso di un pensiero unico. Come se il mercato fosse l’unico regolatore delle dinamiche sociali e dei rapporti tra le persone. Quasi fosse una sorta di pilota automatico. Con la democrazia presentata come una specie di perdita di tempo. Il problema vero del nostro paese sono le differenze sociali tra ricchi e poveri, che fra l’altro, dopo il Coronavirus stanno diventando enormi. Differenze che non risolvi solo in termini di logiche economiche tagliando la rappresentanza parlamentare. Vanno colpite invece le grandi rendite parassitarie”.

Non crede che anche la generale restrizione delle libertà dovuta alla normativa anti-Covid contribuisca anch’essa al progressivo svuotamento di senso della rappresentanza democratica in Italia?
“No, non credo. Non ho nulla da obiettare sulle misure adottate contro questo virus e la pandemia che stiamo affrontando. E non sono affatto sulla linea di quei signori che bruciano le immagini del presidente della Repubblica o del Papa. Ritengo questi signori degli irresponsabili. Certo, una volta finita la pandemia dovranno cessare le limitazioni che sono state introdotte”. 

Tenuto conto anche di quanto lei ha detto nel corso dell’intervista, l’Italia, ad oggi, può essere considerato ancora un paese a democrazia rappresentativa così come lo avevano immaginato i padri costituenti tra il 1946 e il 1948?
“L’Italia è stato un paese sconfitto in guerra e che ha dovuto subire molti condizionamenti che subisce ancora. Certo, nel contesto che stiamo vivendo, il discredito della democrazia significa una perdita di rappresentanza del popolo e una perdita di democrazia. Nel momento in cui si ritiene che la politica sia solo una perdita di tempo, questo comporta un impoverimento della democrazia. Da questo punto di vista ci stiamo rimpicciolendo senza avere più avere la capacità di guarda al di là del proprio naso. Vedo però anche molti fermenti di giovani che vogliono partecipare e incidere. Ci sono anche tantissime forme di volontariato che stanno ad indicare una volontà forte di partecipazione”. 


Camera dei Deputati - Montecitorio

Roma – Montecitorio – Camera dei deputati


Qual è secondo lei l’elemento essenziale e vitale a partire dal quale rilanciare la democrazia nel paese?
“E’ la politica. Solo che adesso i politici pensano solo alla tattica. Uno squallore. Ad esempio i politici non parlano affatto del referendum, aspettano solo il risultato finale per poi poter dire ‘ha vinto questo e perso quell’altro’. Eppure stiamo parlando della riforma della Costituzione, il patto fondamentale su cui si regge la nostra società”.

Una riforma che, laddove dovesse passare, produrrà anche conseguenze a catena su tutto l’impianto parlamentare…
“Certo. Le commissioni, i rapporti con le regioni per quanto riguarda la nomina del presidente della Repubblica. Di tutto questo nessuna forza politica sta discutendo. L’impressione è che un politico oggi possa dire tutto e il contrario di tutto. A discapito della politica, con l’ulteriore impoverimento della democrazia”.


Viterbo - Il presidente dell'Anpi Enrico Mezzetti

Viterbo – Il presidente dell’Anpi Enrico Mezzetti


Considerando le condizioni in cui versa la scuola dopo il Covid, è stato giusto utilizzare gli istituti comprensivi e superiori per svolgere il referendum? Non sarebbe stato più opportuno pensare ad una soluzione alternativa?
“Non sono un tecnico, ma visto dall’esterno forse si sarebbe potuta trovare un’altra soluzione”.

E fare il referendum in coincidenza con le elezioni regionali?
“Ecco, questo è decisamente inopportuno, perché contribuisce a distrarre gli elettori, quando invece la problematica posta dal referendum è decisiva per la vita e la storia del paese”.

Daniele Camilli 


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11 settembre, 2020

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