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Coronavirus - Ospedale di Belcolle - Lo sostiene Valerio Oliva, segretario provinciale organizzativo Confael

“Troppe criticità a Malattie infettive, servono interventi per tutelare gli operatori sanitari”

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Viterbo - L'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’ospedale di Belcolle

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – “La guerra si fa con le armi in possesso”. Questa frase non risale al marzo 2020 quando ci siamo trovati in piena e improvvisa emergenza Covid, senza dispositivi di protezione individuali (mascherine, schermi, tute ermetiche ecc.) e con una carenza di idonee attrezzature atte a monitorare le condizioni dei pazienti.

Ma che oggi, a distanza di sei mesi dal termine del lockdown, l’aspetto organizzativo non solo non è migliorato ma è forse peggiorato e in questa situazione è quindi doveroso che un sindacato affronti i problemi dell’uoc Malattie infettive di Belcolle a tutela di tutti gli operatori sanitari, infermieri, oss, ecc. compresi gli utenti che per loro sfortuna si ritrovano ricoverati.

Entrando nel merito, si precisa la presenza su un totale di ventotto posti letto, di cui diciotto di Malattie infettive (Covid) e dieci di Terapia sub-intensiva (definita Area critica). Forse per evitare la presenza di un anestesista nelle ventiquattro ore?

Questi ultimi dieci posti letto, due letti per ogni stanza, sono provvisti di un pre-ingresso a pressione negativa onde evitare che all’apertura della porta possa fuoriuscire areosol contaminato. Tuttavia una di queste stanze, confinante con la medicheria è provvista di una porta non sigillante riducendo, a nostro parere, la pressione negativa, creando così il rischio di contagio tra gli infermieri. Contagio già avvenuto, in quanto due infermiere dopo aver prestato il loro turno in questa stanza sono risultate positive con sintomi al Covid-19.

Questo evento avverso avrebbe dovuto indurre a una sollecita somministrazione di un tampone, per tutto il personale che opera al secondo piano della palazzina, cosa che ci si ostina a non effettuare, mentre di routine negli altri reparti di Belcolle all’emersione di un Covid positivo viene giustamente effettuato il tampone a tutti i presenti. Ci chiediamo da cosa deriva questa inspiegabile disparità di trattamento? Gli infermieri che operano preso la cosiddetta “Area critica” sono ritenuti “carne da macello?”. Poiché da tali comportamenti, questo ci induce dedurre.

E’ presente una disfunzione della telemetria dove l’infermiere tramite i monitor centralizzati può osservare i parametri vitali (saturazione dell’ossigeno nel sangue, frequenza cardiaca, frequenza respiratoria, pressione arteriosa) poiché dalle sole telecamere è impossibile accertare se un paziente divenga cianotico (viola). Strumenti tra l’altro insufficienti che potrebbero indurre a scelte drammatiche.

Ma quanto detto non basta, in quanto gli infermieri dopo aver indossato la tuta ermetica, (scafandro), guanti, occhiali ecc. per lunghi periodi, al momento della svestizione la divisa, indossata sotto il dispositivo, è “zuppa” di sudore e necessita di essere sostituita, ma purtroppo succede che spesso non sono disponibili divise di ricambio costringendo l’operatore sanitario a indossare una divisa occasionale o troppo stretta o troppo larga che ne impedisce la libertà dei movimenti.

Entriamo nel merito dei percorsi sporco/pulito fondamento essenziale dell’igiene ospedaliera. Ebbene nel caso specifico non esiste una divisione tra percorso sporco e percorso pulito anche negli spazi antistanti la “cucina” di reparto.

Per ultimo, ma non da ultimo, segnaliamo il trasferimento di pazienti intubati nella cosiddetta Area critica e trasferiti in Rianimazione. Detto trasferimento avviene tramite una respirazione assistita manuale, a nostro parere, con un circuito aperto o semichiuso, dove l’aria espirata dal paziente viene dispersa lungo il lungo percorso. Questa problematica potrebbe essere superata tramite l’utilizzo di una barella di biocontenimento, barella che in tutta la Asl è inesistente.

Per concludere, onde evitare di prolungarsi ulteriormente, segnaliamo che a seguito del trasferimento del paziente la sanificazione ci risulta venga eseguita soltanto nell’ascensore e non in tutto il percorso dalla palazzina Malattie infettive alla Rianimazione, Diagnostica ecc.

Da quanto sopra esposto auspichiamo che il personale venga fornito di “armi idonee” a vincere la guerra e non a morire per questa. Infine ci poniamo una domanda: ma i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza, (Rls), nominati all’interno della Rsu da Cgil, Cisl e Uil, (e Fials?), dove stanno? Perché non adempiono alle loro competenze visto che sono stati formati per la tutela della salute dei lavoratori? Quest’ultima non gli interessa?

Riteniamo opportuno che la Asl di Viterbo ponga più attenzione ai fatti, alle regole, alle competenze.

Valerio Oliva
Segretario provinciale organizzativo Confael                         


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25 ottobre, 2020

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