Parigi – “Je suis Samuel. Je suis Paty. Je suis Prof”. La Francia comprende di dover affrontare il problema del fanatismo e radicalismo religioso, nella scuola e non solo, e ammette il suo ritardo nel farlo.
L’assassinio del professore colpevole di aver discusso in classe con i suoi alunni delle vignette satiriche di Charlie Hebdo ha risvegliato in Francia il tema religioso.
Il professore di storia e geografia, Samuel Paty, per non offendere la sensibilità degli studenti musulmani aveva discusso il tema della libertà di espressione mostrando le immagini del profeta Maometto apparse sul periodico satirico e aveva consigliato a chi non se la sentisse di osservare quelle immagini di uscire dalla classe e attendere in corridoio.
Nei giorni immediatamente successive le proteste dei genitori con la preside sono innumerevoli. “Mia figlia è stata confinata in corridoio perché musulmana” ha denunciato una mamma. “Regna un clima di islamofobia” ha contestato un padre. Da un lato i genitori di studenti musulmani hanno chiesto le dimissioni del professore, dall’altro alcuni insegnanti e colleghi di Paty hanno invocato la protezione del sindaco di Cornflans-Sainte-Honorine. Passando per video pubblicati sui social e querele per diffamazione, l’escalation termina con la brutale decapitazione del professore al grido di “Allah akbar”. Responsabile dell’omicidio è Abdhoullakh Anzorov, un 18enne di origine cecena, ucciso poco dopo dall’intervento della polizia perché armato e pericoloso.
L’evento sembra aver risvegliato nei francesi un tema da sempre presente ma mai veramente affrontato. “Da quindici anni ci rifiutiamo di guardare in faccia la crescita dell’islam radicale nelle scuole” ha dichiarato Dominique Schnapper, professoressa di storia delle religioni e presidentessa del Consiglio dei saggi per la laicità dell’educazione nazionale.
“Io sono anni che non parlo più del Corano ai miei alunni di 11-12 anni, anche se dovrei farlo in base al programma – ha dichiarato al quotidiano Figaro Jeanne, un docente di francese -. Lavoro in una zona dove gli studenti ricevono una educazione religiosa fondamentalista. L’imam è molto aggressivo. Le prime volte che ne ho parlato i giovani sono insorti con veemenza, dicendomi che avevo torto, che il Corano ha sempre ragione e che prevale sulla legge penale”.
“L’influenza islamista pesa sulla scuola. Secondo un recente sondaggio, il 40 per cento degli insegnanti si autocensura su alcuni temi per non creare incidenti – ha scritto Alexis Brézet, direttore del Figaro, in un editoriale dedicato al tema dal titolo ‘Le lacrime e gli omaggi. Ma poi?’ -. Bisogna chiudere tutte le moschee dove si insegna a odiare la Francia. Espellere immediatamente gli imam stranieri che predicano l’odio. Espellere i radicalizzati stranieri e impedire ai francesi schedati come radicalizzati di essere assunti in impieghi sensibili. Bisognerà infine affrontare il tema dell’immigrazione incontrollata. Ci vuole coraggio, come quello che ha avuto Paty”.
Il governo francese ha annunciato, dopo una riunione d’emergenza del Consiglio di difesa, un Consiglio dei ministri ridotto, che avvierà operazioni su circa 80 soggetti che sui social hanno inneggiato alla decapitazione di Samuel Paty. “Gli islamisti non dormiranno sonni tranquilli in Francia – è intervenuto il presidente Emmanuel Macron -. La paura passerà sul fronte opposto”.
Le voci di condanna si sono alzate unanimi, anche, ovviamente, dai cittadini francesi musulmani. “Un atto indicibile, che viene perpetrato in nome di una religione che nulla ha a che fare con un atto spregevole” ha dichiarato Tareq Oubrou, imam della moschea di Bordeaux. “Imusulmani in Francia sono inorriditi da questo abietto crimine” ha precisato su twitter Mohammed Moussaoui, presidente del Collegio francese per il culto musulmano. “È l’atto di odio cieco di un folle omicida. La religione che(il terrorista) proclama non si riconosce in lui né si nutre del sangue degli innocenti” si legge in un comunicato del Consiglio delle moschee del Rodano.
Migliaia di persone in tutte le maggiori città francesi si sono mobilitate contro il fanatismo religioso, organizzando manifestazioni e cortei. A Place de la République, piazza in cui cinque anni fa si tennero le manifestazioni di condanna dell’attentato alla sede di Charlie Hebdo, si è levato il coro “Je suis Paty”. “È un male profondo, bisognerà lottare a livello intellettuale – ha detto Gérard Collomb, ex sindaco di Parigi -. Gli insegnanti sono in prima linea per contrastare questa ideologia mortifera”.
Alessio Bernabucci
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