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Guardia di finanza e Polstrada - I beni per oltre un milione di euro erano riconducibili a lui anche se intestati ad altre società - Ennesimo capitolo dell'operazione Deja vu del 2017

Elio Marchetti: sequestrate tre case, due terreni e un agriturismo

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Elio Marchetti

Elio Marchetti

Il comando della guardia di finanza di Viterbo

Il comando della guardia di finanza di Viterbo

 
 

Guardia di finanza

Guardia di finanza

Viterbo – Elio Marchetti: sequestrate tre case, due terreni e un agriturismo.

L’ingente patrimonio immobiliare del valore di oltre un milione di euro, detenuto da Elio Marchetti, noto imprenditore viterbese ritenuto dalla finanza “pericoloso per l’ordine economico”, perché responsabile di gravi e reiterati delitti tributari, è stato sottoposto a sequestro dai finanzieri  del comando provinciale della guardia di finanza di Viterbo e dal personale della sezione di polizia stradale di Viterbo, in esecuzione del provvedimento emesso dall’ufficio misure di prevenzione del tribunale di Roma – terza sezione.

La misura di prevenzione patrimoniale, prevista dal cosiddetto codice antimafia, ha permesso di acquisire al patrimonio dello Stato tre immobili, due terreni (dislocati a Viterbo, Tarquinia e nelle province di Siena e Ferrara), nonché un prestigioso complesso immobiliare adibito ad agriturismo sito in Viterbo, tutti riconducibili ad Elio Marchetti seppur fittiziamente intestati a due distinte società di capitali, comportando il sequestro e la conseguente confisca di quanto indicato.

“Il provvedimento – si legge nella nota della finanza – in parola è un ulteriore capitolo di una complessa operazione di polizia giudiziaria e tributaria, eseguita nel 2017 e coordinata dalla procura della Repubblica di Viterbo – sostituti procuratore Stefano D’Arma ed Eliana Dolce – nel corso della quale l’uomo era stato denunciato e arrestato insieme ad altre cinque persone, per aver organizzato, in associazione, un sodalizio criminoso dedito stabilmente all’importazione e alla commercializzazione di beni in evasione d’imposta”.

“Con tale sistema fraudolento – continuano le fiamme gialle -, fondato essenzialmente sull’emissione e sull’utilizzo di fatture per operazioni commerciali inesistenti, la falsificazione di documenti amministrativi, l’impiego di false dichiarazioni sostitutive di atto notorio, era stato possibile all’organizzazione criminale omettere il versamento a favore delle casse dell’erario di Iva dovuta pari a 5 milioni e 400mila euro e un milione e 500mila euro di Ires.

Tale “fittizio” risparmio fiscale veniva investito collocando i beni sul mercato a prezzi estremamente vantaggiosi, a discapito delle imprese concorrenti operanti nel pieno rispetto della normativa fiscale, con estremo nocumento alle regole poste a tutela della concorrenza e del mercato.

“Vista la consuetudine di comportamenti antigiuridici di cui l’uomo si era reso protagonista già in passato – prosegue la finanza -, all’esito delle predette indagini, le fiamme gialle viterbesi e gli uomini della polizia stradale hanno ricostruito gli eventi; le indagini patrimoniali svolte dai finanzieri della compagnia di Viterbo e dal personale della sezione di polizia stradale di Viterbo hanno evidenziato una reiterata propensione a delinquere del soggetto proposto, tale da fargli assumere la veste di cosiddetto “soggetto abitualmente dedito a traffici delittuosi”.

In particolare, gli accertamenti svolti, “da un lato hanno permesso di rilevare come il soggetto destinatario del provvedimento, nel corso degli anni si sia reso responsabile di diverse condotte penalmente rilevanti in tema di reati fallimentari e schemi fraudolenti in danno dell’erario, dall’altro hanno consentito di evidenziare come le attività illecite poste in essere dal proposto hanno evidenziato una palese “sproporzione” tra i redditi dichiarati negli anni e la consistenza patrimoniale accumulata e ricostruita, quest’ultima rappresentata, tra l’altro, da beni immobili intestati a familiari, ma riconducibili a lui”.

“Riguardo, più in generale, alle strategie di contrasto della criminalità – concludono le fiamme gialle -, le misure di prevenzione, disciplinate dal “Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione”, si confermano, ancora una volta, uno strumento di intervento di straordinaria duttilità ed efficacia, perché in grado di spogliare i sodalizi delle ricchezze illecite accumulate e di restituire le stesse alla collettività.


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18 novembre, 2020

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