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Lettere - Viterbo - Luciana Alberti racconta la sua disavventura: "Mia sorella 'cacciata' in camicia da notte e pantofole e mia madre morta poiché gli è stata negata la terapia intensiva avendo 91 anni"

“Si può recapitare come un pacco postale una persona ancora positiva?”

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Viterbo - L'ospedale di Belcolle

Viterbo – L’ospedale di Belcolle

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Mia sorella ha 70 anni, la settimana scorsa è stata dimessa dall’ospedale di Belcolle dove era ricoverata al reparto Covid da circa 10 giorni e bisognosa di ossigeno.

E’ stata “cacciata” frettolosamente dal reparto, ancora in camicia da notte e pantofole, e portata a casa da me a Montalto di Castro. Al momento delle dimissioni non le è stato comunicato l’esito del tampone effettuato il giorno precedente e pertanto le sono state nascoste le proprie condizioni di salute.

Arrivata a Montalto, gli operatori del 118 hanno comunicato a me e a lei che il tampone era ancora positivo e non ho potuto accoglierla in casa. Fortunatamente siamo riuscite, a nostre spese, a trovare una sistemazione a Montalto marina e a procurarci l’ossigeno di cui mia sorella aveva ancora necessità.

Io mi chiedo, si può recapitare come un pacco postale una persona ancora positiva in una famiglia col rischio di infettare tutti? Oltretutto, mia madre era ricoverata insieme a lei, entrambe positive poiché vivevano insieme, è morta poche ore dopo le dimissioni di mia sorella poiché gli è stata negata la terapia intensiva avendo 91 anni.

Luciana Alberti


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4 novembre, 2020

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